William Ansaldi in La virtù di Checchina
William Ansaldi in La virtù di Checchina. Foto da Ufficio Stampa

La virtù di Checchina con William Ansaldi

Un piccolo e prezioso gioiello nascosto della scrittrice napoletana Matilde Serao, La virtù di Checchina è la grande storia di una piccola vita intrappolata nella grigia quotidianità di un matrimonio ormai consunto.
L’attore William Ansaldi è il protagonista assoluto di ‘La virtù di Checchina’ di Matilde Serao, per la sorprendente regia di Donatella Zapelloni.

Ambientato nella Roma borghese di fine Ottocento, la storia carico di ironia si rivela di spiccata modernità e finezza psicologica nel ricostruire il travagliato processo interiore che porta la sua inerme protagonista a sognare prima e progettare poi l’incontro adultero con il bel marchese d’Aragona.

William Ansaldi in La virtù di Checchina
William Ansaldi in La virtù di Checchina. Foto da Ufficio Stampa

Checchina Primicerio non è un’intrepida e scaltra Madame Bovary: ormai rassegnata alla monotonia apatica delle sue mansioni domestiche, girovaga per le stanze della sua casa come un tacchino in preda alla noia che non sa da che parte andare; né, tuttavia, la sua condizione mesta le impedisce di lasciarsi trasportare dalle fascinose avances del marchese, che come un pavone variopinto giunge nella sua rassicurante ma castigante voliera a insinuare la prospettiva di un amore voluttuoso che risveglia in lei una femminilità ormai sopita.

La presenza – in realtà assenza – di un marito avaro e indifferente ai suoi bisogni di donna, e quella di una serva bigotta che alimenta le sue remore di natura morale, contribuiscono a frenare i timidi, impacciati tentativi di volo; ma più di questo, vi è in Checchina la consapevolezza di «non avere niuna di quelle cose che servono all’amore», un castrante senso di inadeguatezza acuito dal confronto con l’amica Isolina, donna tutt’altro che devota alla fedeltà coniugale che a differenza di lei sa bene come amministrare a dovere le sue molteplici tresche.

In questo inedito adattamento per il teatro, i personaggi che ruotano attorno a Checchina divengono ombre prive di corpo, quasi fossero proiezioni di stati d’animo contrastanti che la protagonista è incapace di gestire; così, la regia affida al solo attore William Ansaldi l’arduo compito di tenere assieme il coro dissonante di queste voci, lasciando che la trama si sposti continuamente dalla narrazione in prima persona alla costruzione di dialoghi che non è lecito sapere se siano davvero della realtà, o parte di un fantasioso tentativo di evasione da questa.

Sul palco, l’ironia diventa, per mezzo dell’attore, viva comicità, modulandosi attraverso un’interpretazione bizzarra, a tratti volutamente esagerata che quanto più induce alla risata, tanto più insinua, una volta richiuso il sipario, un’amara riflessione sull’intimo conflitto tra le infinite possibilità dell’essere e la realtà di un volatile da cortile che provando a inseguire pavoni si ritrova a non sapere come usare le ali.  

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