A tu per tu con Marco Guerzoni

Marco Guerzoni è un artista molto amato che si è fatto apprezzare, in maniera particolare, nel ruolo di Coplin nell’Opera Moderna di Notre Dame de Paris, ruolo che ricoprirà fino al 2003, esibendosi anche nella diretta Rai, circondato dalla splendida cornice dell’Arena di Verona.

Nel 1984 fonda la Ten For a Band, formazione di rhythm & blues ed il gruppo Martinique di ispirazione afro-latin. Nel 1989 ha una parte come cantante nel “Faust” di Goethe per la regia di Giorgio Strehler. Sempre nello stesso anno entra a far parte dei Bravo di Augusto Righetti partecipando ad Aspettando Sanremo, selezione per il Festival di Sanremo, al Festivalbar ed al Cantagiro.

Marco Guerzoni. Foto dal Web
Marco Guerzoni. Foto dal Web

La gavetta di Marco Guerzoni si arricchisce di notevoli esperienze tra cui Buona Domenica con Lorella Cuccarini e Marco Columbro ed anche la partecipazione al Sanremo del 1996 accanto ad Aleandro Baldi con la canzone “Soli al bar” che si aggiudica l’ottavo posto, oltre al Premio della Critica da parte del giornale “Famiglia Cristiana” nella cui giuria è presente anche Mogol.

Nel maggio del 2012 rappresenta l’Italia all’Eurovision Song Contest (Eurofestival) in scena con Nina Zilli la quale conquisterà il nono posto con il brano L’Amore è femmina.

La sua competenza artistica si aumenta di anno in anno, parteciperà, infatti, anche come corista dell’orchestra del maestro Pregadio nell’edizione del 2007 e del 2008 del La Corrida, e sarà protagonista al cortometraggio “Crossover” con Laura Formenti, oltre a cantare nella sigla di “Crimini bianchi” fiction per la tv.  Nel 2010, una nuova avventura musicale lo vedrà coinvolto, sarà in tournée con Malyka Ayane come corista, nel tour Grovigli Tour 2010. 

Concorrente di The Voice Senior ha conquistato la giuria, i telespettatori e la critica arrivando al terzo posto del podio.

Marco Guerzoni, esperienza di The Voice Senior, sei stato tra i concorrenti più apprezzati e applauditi. Grande prestanza fisica e indubbio talento canoro, come scattata l’idea di partecipare al programma?

Guarda, è stata una coincidenza tra la messa in onda della prima edizione ed il mio 60º compleanno, quindi è come se fosse stato un segno. Ho sempre pensato che i talent non facessero per me, erano per persone giovani che avevano bisogno di emergere o comunque per persone che sfioravano il mondo dello spettacolo ma senza farne parte, ma nonostante questo le persone a me care mi spronavano a tentare l’esperienza, in particolare nei periodi in cui la mia professione non mi dava la soddisfazione che meritavo… io non mi vedevo proprio concorrente di un talent, piuttosto mi vedevo come addetto ai lavori, dall’altra parte in qualche maniera. Invece questa notizia mi ha facilmente coinvolto anche per un bisogno di leggerezza, di rimettermi in gioco… ecco! Sì! Si deve giocare in un periodo in cui la vita incomincia a presentarti dei conti e tu non hai voglia di pagarli. Sono stato fortunato perché il programma è andato molto bene, tutte le componenti del programma erano buone, ottime direi… e quindi la mia scelta fatta ad istinto si è rivelata proficua.

Come è stato lavorare con Gigi D’Alessio?

Gigi è stato un grande professionista, una persona con grande capacità… una persona completa! È un ottimo musicista, una grande persona di spettacolo e nello stesso tempo padrone del mezzo della televisione, conosce i meccanismi più nascosti di questo mostro che è la TV… stare vicino a lui, per quanto l’emergenza Covid19 lo abbia permesso, è stata una bella esperienza. I rapporti diretti sono stati pochi, la preparazione delle canzoni e delle performance sono avvenute quasi sempre a distanza… ma è stata comunque un’esperienza che ha arricchito. Da Gigi D’Alessio c’è da imparare, a stare accanto a lui c’è molto da imparare.

Tra le tue tante esperienze artistiche ce n’è una che ti è particolarmente cara?

Risposta quasi ovvia, pilotata (sorride)… Notre Dame de Paris è certamente una delle esperienze più importanti della mia vita. Sono stato i primi 2 anni nel cast e poi non sono più rientrato. Questa cosa ha lasciato un po’ stupiti tutti, con un grande punto di domanda. Ai tempi ebbi degli screzi con la produzione, con Zard e, purtroppo, per colpa mia li ho portati allo stremo; senza entrare nel merito, ci tengo a dire che sono io che ho estremizzato uno screzio e questa cosa ha portato di conseguenza alla mia temporanea, spero, esclusione.

Ti piacerebbe poter essere nel cast di un musical? Se è sì, quale?

Dunque, devo dire che Clopin è un ruolo che mi si confà moltissimo. È stata certamente una coincidenza fortunata della vita, diciamo che in attesa di essere reintegrato in Notre Dame de Paris, io ho già un ruolo per il prossimo futuro nell’ambito di un musical: si tratta di un possibile ritorno, quasi certo, rimandato per la situazione Covid19, ed è “Dracula Opera Rock”. Una tournée che partirà dal sud, in Campania, ed il mio ruolo sarà quello di Van Helsing, antagonista di Dracula. Per quanto ci vorrà, l’importante è riprendere il meccanismo del musical… non vedo l’ora!

Il duetto dei tuoi sogni non ancora realizzato ed il duetto che hai già vissuto e che hai particolarmente amato?

Ti dico la verità, i duetti mi hanno sempre messo un po’ di imbarazzo… se devo pensare ad un duetto di altri artisti penso a quello di Steve Wonder e Dionne Warwick in “It’s You” che amo tantissimo… ecco: mi piacerebbe duettare con Stevie Wonder, sarebbe il mio massimo artisticamente, è il mio riferimento… uno dei più alti! Altri sono riferimenti non viventi per cui non potrei fare duetti, e poi magari cantare con Lady Gaga.

I duetti che invece ho già vissuto e che ho amato sono stati con Lola Ponce, insieme alla quale ho cantato “Esmeralda lo sa”. Ci sono stati, poi, alcuni duetti gospel con Chiara Luppi. Un’altra fantastica esperienza è stata quella con la Lu Gospel Project insieme a Claudia D’Ulisse, c’è anche una testimonianza video su You Tube, ed abbiamo intonato una versione bellissima di “I believe I Can Fly” realizzata a Verona con fior di musicisti; tra l’altro c’erano due musicisti che ho poi ritrovato a The Voice.

Marco Guerzoni. Foto dal Web
Marco Guerzoni. Foto dal Web

Come potresti definire lo stato di salute della musica? Pensi che ci sia meritocrazia in questo settore?

Mah, in quanto stato di salute la musica di per sé sta bene, esiste al di là delle nostre piccolezze umane, in quanto ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a coglierne l’essenza, fortunatamente; esiste però anche una falsa musica, del “rumore” che impone schemi commerciali, inoltre sta diventando sempre più tecnologica, sempre più computerizzata.

Io non ho problemi nel sentirmi meno considerato di quello che valgo, di fronte a grandi interpreti e artisti mi sento proprio una formica… ma è giusto che io mi senta così perché questo mi sprona a migliorare e ad avere voglia di esprimere qualcosa che sia veramente vicino all’armonia, alla musica e all’arte. Viceversa parlare di follower e del successo effimero… sono cose che non fanno crescere, perché non c’è un sentimento artistico, una vera voglia di migliorare.

Certamente mi piacerebbe continuare la mia carriera artistica ancora per molto, credo di aver dimostrato la mia voglia, passione ed energia… per cui mi piacerebbe poter avere occasioni per lavorare e vivere della mia professione.

The Voice ha messo bene in luce le mie qualità, è stato molto interessante e sono molto contento ed appagato; un’esperienza ottima la cui visibilità spero mi possa portare anche del lavoro. Di sicuro ci sono artisti commerciali che riescono a vendersi bene, io personalmente cerco sempre di migliorarmi… ho tanto ancora da fare e da imparare! Sono quindi davvero contento che le persone che mi hanno visto abbiano colto il mio amore e la mia passione per la musica… hanno visto che sono una persona che ha grande rispetto per quello che fa. La mia non era solo voglia di mettermi in mostra, ma proprio voglia di esprimere qualcosa da comunicare… questo è arrivato e ne sono felice!

In conclusione, Marco, oltre augurarti di poter realizzare i tuoi progetti, volevo chiederti per l’appunto, se hai un sogno nel cassetto che stai per aprire… o che vorresti poter aprire quanto prima.

Il mio più grande sogno è sempre stato quello di scrivere una canzone che potesse rimanere ai posteri, o comunque rimanere nelle orecchie delle persone ed essere quindi cantata; il fatto di essere autore mi fa sentire ancora più formica che come interprete, infatti nella vita ho poi sviluppato un mio potenziale più come performer che come interprete. I sogni, i miei piccoli sogni possono essere ricercati nell’avere una continuità come coach, come presenza scenica, poter fare televisione e andare avanti con i musical… questo oltre che un sogno è una realtà, una bella possibilità!

Sogno che sparisca il Covid19 e che si ritorni a lavorare… e poi magari il sogno grande sarebbe quello di trovare qualcuno con cui lavorare e produrre della musica originale, magari arrivare a scrivere ed avere uno spunto per arrivare ad un successo discografico!

In bocca al lupo a Marco Guerzoni in attesa di rivederlo presto in televisione e al teatro.

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