Donne che innovano, di Giada Palma

Giada Palma, classe 1988, è autrice del libro Donne che innovano, oggi tradotto anche in inglese con il titolo 20 Women for innovation.

Donne che innovano, di Giada Palma

Le vere protagoniste sono 20 donne ritratte nel libro, imprenditrici e scienziate che vivono e lavorano in Israele, Turchia, Svezia, Norvegia, Spagna, Austria, Germania, Lituania, nei Paesi Bassi e in Italia. Nel libro si raccontano, descrivendo il loro business e la vita quotidiana di chi ogni giorno innova.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo a Giada Palma, partiamo da te: come nasce la tua passione per l’innovazione, i modelli economici alternativi e il ruolo dell’impresa nel tessuto sociale?

Sono argomenti che mi piacciono da sempre. Da piccola mi incuriosiva la tecnologia, e sono riuscita a distruggere il mio primo computer in meno di una settimana entrando in modalità MS-DOS e digitando cose a caso. Ricordo ancora la disperazione del tecnico – che non è riuscito a salvarlo – e l’arrabbiatura dei miei genitori. L’innovazione è una disposizione caratteriale verso ciò che è nuovo, così lo è la cura per ciò che mi circonda. Sono interessi che nascono in profondità e si radicano nella formazione ricevuta, che nel mio caso è giuridico-economica e ora scientifica.

Come potremmo definire il concetto di “innovazione” nel 2021?

C’è un significato universale e atemporale, quello di spinta al miglioramento, alla scoperta, come dice la parola stessa a “portar dentro il nuovo”. Nello specifico contesto di qui e ora, e per qui intendo il mondo in cui viviamo, ricco, saturo di tecnologia, beni e servizi non essenziali, credo che innovazione significhi anche recuperare il valore, le motivazioni. Si innova molto nell’ambito dell’energia, della sostenibilità, della giustizia sociale. Certo, il panorama è molto più ampio. Però vorrei sottolineare un aspetto: questo è un tempo in cui si crea maggiore spazio per esprimere nuovi valori, o riprenderne di antichi.

In che direzione sta andando l’innovazione? Ovvero, verso quali ambiti si concentra prevalentemente?

Questa è una domanda più grande delle mie competenze, e che rischia di far cadere in uno sterile concettismo. Alcuni ambiti li ho già menzionati. La mia sensazione è che ci stiamo responsabilizzando verso lo sfruttamento delle risorse del pianeta Terra, quindi l’innovazione si muove nella direzione di una maggior tutela del pianeta, e in parallelo conquistiamo nuovi spazi, dal cielo sopra di noi sempre più su, con i voli nello spazio e un sempre maggior numero di satelliti in orbita. Ma i temi sono tanti e tutti affascinanti!

Donne di età diversa, di origine geografica differente, di preparazione culturale variegata: come le hai scelte nelle tue interviste?

Il comune denominatore è quello di essere le finaliste dell’EU Prize for Women Innovators, il premio europeo per le innovatrici, in realtà non solo europee. Sei delle intervistate sono state tra le vincitrici delle scorse edizioni. All’interno di questo elenco ho scelto persone quanto più possibile eterogenee, e che partecipassero con entusiasmo all’iniziativa. Fortunatamente il riscontro è stato molto positivo fin da subito. Gran parte di queste imprenditrici infatti già si adoperano attivamente per promuovere le tematiche del libro.

Quali punti in comune e quali differenze sono emerse dalle loro testimonianze?

Le differenze sono caratteriali, nella formazione ricevuta, nell’età, nella cultura. Rima Balanaskiene è un’imprenditrice farmaceutica lituana che lavora fianco a fianco con i figli nell’azienda di famiglia, mentre Karen Dolva non ha nemmeno trent’anni, vive tra Norvegia, Svezia e Inghilterra, e la sua impresa è ancora in una fase di start-up. Alcune aziende sono quotate in borsa, altre sono piccoli spin-off universitari. Nonostante ciò credo siano più i punti in comune che non le differenze. In tutte ho incontrato una grande disponibilità e generosità nel raccontarsi. Fanno impresa “con l’anima”, una grande passione e professionalità. Si sono chieste come potrà essere il mondo di domani, e stanno lavorando per costruirlo.

Quale valore aggiunto può dare, quindi, una donna all’innovazione e a un modello di business sostenibile?

La diversità tra i profili che compongono gli ecosistemi aiuta il miglioramento, l’evoluzione delle popolazioni. La diversità arricchisce geneticamente, e questo è vero sia in ambito scientifico che in quello economico. Ora si parla di più dei soft skill, le competenze relazionali rispetto a quelle quantitative. È stereotipico associare determinate caratteristiche al femminile e altre al maschile. Rischiamo così di limitare entrambi i sessi dentro i confini di una descrizione! Preferisco pensarla così: cosa condiziona le direzioni dell’innovazione e i modelli economici? Cosa significa dare spazio a valori differenti da quelli tradizionali? Come chiede in modo provocatorio Melanie Rieback: “la crescita è sempre positiva?” Sono sicura che una maggiore presenza femminile nell’economia e nella scienza aiuterà a porci nuove domande. E cercare nuove risposte.

Infine, concludo con una provocazione: sentire la necessità di dar voce e visibilità alle donne significa, forse, che la strada per una vera parità tra i sessi è ancora lontana?  

Purtroppo sì. Siamo molto ma molto lontani in tutti i Paesi d’Europa. Tuttavia siamo anche più consapevoli, e le donne acquisiscono sempre maggiore consapevolezza e legittimazione. Il mio libro, nel suo piccolo, vuole portare un contributo proprio in questa direzione. Mostro un ventaglio di possibilità, per ispirare le imprenditrici, e gli imprenditori, di oggi e di domani.

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