La stessa rabbia negli occhi, l’ultimo di Manuela Chiarottino

La scrittrice torinese Manuela Chiarottino torna sul mercato editoriale con il nuovo libro “La stessa rabbia negli occhi”, la quarta pubblicazione dell’autrice in questo 2020, disponibile su Amazon dal 20 luglio.

La stessa rabbia negli occhi, di Manuela Chiarottino

Un romanzo intriso di dolore ma anche di rabbia verso il mondo. Tre adolescenti, la forza dell’amicizia e la scoperta dell’amore, una storia d’amore intensa che affronta tematiche come il bullismo, il cutting, il rapporto tra adolescenti e adulti, la paura di essere se stessi e la difficoltà nell’imparare ad amarsi. Perché la perfezione non esiste e ognuno di noi ha la sua luce, deve solo lasciarla brillare.

Manuela Chiarottino, quando Luna si imbatte per la prima volta in Alex, in piedi davanti ai binari della stazione, ha subito la sensazione che loro due condividano la stessa rabbia e lo stesso livore per la vita. Trovi che i giovani di oggi siano particolarmente pervasi di aggressività e rabbia? Se sì, perché?

Con questo romanzo non volevo dire che la rabbia sia un comune denominatore dei giovani, ma può esistere, inutile negarlo, bisogna però capire quando nasconde soltanto una paura o una profonda sofferenza. C’è chi come Luna reagisce nascondendosi in se stesso, allontanando gli altri, e nel caso degli adolescenti quindi anche i genitori, chi invece urla la sua rabbia, e quindi il suo dolore, al mondo, in casi estremi arrivando alla violenza.

Ci accompagni per mano in una storia dai risvolti toccanti, che ci ricorda quanto possa essere difficile la vita durante l’adolescenza e di quanto ci si senta indifesi di fronte alle cattiverie. Troviamo qualcosa di autobiografico in Luna?

Per fortuna non ho conosciuto il profondo dolore vissuto dalla protagonista né ho subito atti di bullismo, ma sono stata una ragazzina timida che non riusciva ad aprirsi subito agli altri, quindi conosco quel sentirsi a volte distaccati dal mondo. D’altra parte penso che in ogni personaggio ci sia qualcosa che ci appartiene. Di certo anch’io, ma come penso ognuno di noi, ho imparato negli anni a volermi davvero bene.

Ci può essere davvero solo amicizia tra un ragazzo e una ragazza?

Ho sempre creduto molto all’amicizia e penso che, soprattutto quando si è ancora adolescenti, possa esistere senza cadere per forza nella seduzione. Non per niente è l’età delle “comitive” di amici, ragazzi e ragazze che condividono le risate e i problemi di cui non parlano a casa. In questo caso il migliore amico di Luna è omosessuale soltanto perché volevo parlare di forme diverse di bullismo, non è un stato un modo per dire che non avrebbero potuto essere amici comunque.

Scuola e famiglia, un binomio fondamentale per la crescita: quale sinergia dovrebbe esserci?

Credo che ogni insegnante dovrebbe creare un rapporto di fiducia con gli alunni e i genitori. Purtroppo oggi spesso è una figura svalutata, non solo dagli alunni ma dalle stesse famiglie. Bisogna che entrambe le parti capiscano che solo una collaborazione improntata al rispetto e alla fiducia reciproca, quindi una sinergia armonica, permette al ragazzo/a un percorso scolastico sereno e quindi più proficuo. Parlando poi come counselor, penso che una figura di consulente, uno sportello amico in pratica, debba essere introdotta in ogni scuola, per aiutare in situazioni di disagio ed evitare conflitti.

Tratti argomenti psicologicamente delicati come il SIB (Self Injurious Behavior), ovvero “comportamento di autoferimento” (autolesionismo), la piromania, il bullismo. Come ti sei documentata in merito?

Avevo già in mente una storia incentrata sul SIB, per ora nel cassetto, per cui mi ero informata in precedenza attraverso libri, siti internet mirati e domande a un professionista. Ho intenzione in futuro di riprendere quel romanzo, perché spero possa essere d’aiuto. È una realtà con cui ero venuta a contatto proprio da ragazza e mi aveva turbato molto. Per il bullismo purtroppo basta guardare i fatti di cronaca, qui ho voluto sottolineare come in realtà non sia verso qualcosa di preciso, ma soltanto qualcosa di “diverso”, o un punto debole della vittima, può essere il colore della pelle ma anche solo il modo di vestirsi o una qualsiasi difficoltà.  Come dice Luna: “La cosa buffa è che ci deridono entrambi per il motivo opposto, così io sono la lunatica o la luna nera, quella musona che sta per i fatti suoi, e lui è quello troppo colorato, troppo esuberante, troppo effeminato, insomma troppo. Solo che così l’equazione non mi torna, perché chi non sopporta di vedere me dovrebbe amare lui e viceversa, no? Invece, nel dubbio, ci detestano entrambi o forse no, forse dopotutto ci amano perché gli diamo qualcosa su cui sparlare, sui cui sfogare le loro frustrazioni. Noi siamo i diversi e tutti gli altri sono… cosa sono? Quelli normali, dicono, quelli giusti. Per me sono solo tutti uguali.”

Il messaggio finale di quest’ultimo libro da dare ai lettori qual è?

Innanzi tutto che ci dev’essere un dialogo tra figli e genitori. A volte si evitano di dire alcune cose, di sfogarsi, perché si teme di non essere capiti o anche per protezione verso l’altro, e non è detto che sia sembra il genitore a proteggere il figlio/a.

E poi il messaggio più importante: bisogna imparare a volersi bene. Spesso si guarda la luce dell’altro, lo si crede perfetto, ma la perfezione non esiste. Ognuno di noi possiede luci e ombre, paure e pregi, ognuno di noi può brillare, anche se a volte il farlo spaventa più dello stare nell’ombra.  La soluzione è soltanto accettarsi e amarsi per come si è.

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