La nostra isola di Manuela Chiarottino, su persecuzione e omofobia

Il mondo editoriale sembra essersi congelato per l’emergenza CoronaVirus, ma la penna della scrittrice Manuela Chiarottino non si ferma e dal 14 febbraio a oggi ha “partorito” tre nuove opere, tutte peraltro di genere diverso e, quindi, destinate a fasce di lettori con gusti variegati.

Prima è uscito il libro “Fiori di loto” con Buendia Books, poi “Tesoro d’Irlanda” con More Stories e, ora, “La nostra isola” con Triskell Edizioni.

La nostra isola di Manuela Chiarottino
La nostra isola di Manuela Chiarottino

Manuela Chiarottino, nella scrittura ami notoriamente il genere rosa, declinato in diverse sfumature, con “La nostra isola” ci troviamo però di fronte a qualcosa di diverso in termini letterari?

In questo caso ho voluto dimostrare come anche un romance può trattare argomenti di un certo spessore. L’amore c’è, vivo e palpitante in ogni pagina, ma è accompagnato dall’amore per la libertà, per la giustizia e lo scopo è quello sì di emozionare ma soprattutto far riflettere.

La storia, ambientata a Catania, si basa su un fatto storico: il confino inflitto agli omosessuali nell’isola di San Domino, negli anni antecedenti la Seconda guerra mondiale. Come è nata l’idea di dar voce a questa tematica e come ti sei potuta documentare?

Ho letto un breve articolo che ricordava questo avvenimento e mi è scattata la scintilla. Ho iniziato a documentarmi su internet, trovando anche lettere e testimonianze dell’epoca, ho letto ogni cosa trovassi, e ho concluso fosse un fatto di cui valeva la pena parlare, cercando di farlo conoscere a chi, come me poco prima, non ne aveva mai sentito parlare.

Ci parli dei personaggi principali e minori e dei luoghi in cui si muovono?

Giuseppe detto Pinuzzo è un giovane catanese, pescatore in una famiglia di pescatori, poco istruito, ama leggere e conserva con cura il suo unico libro. Ha un animo sognatore, ma è conscio della realtà in cui vive e si muove con prudenza. Leonardo invece ha studiato come insegnante, si è trasferito a Catania da Roma, dopo che il padre, anche lui professore, è stato allontanato per le sue idee liberali. Ha un animo inquieto, ribelle, desidera opporsi alle ingiustizie. Accanto a loro diversi personaggi minori, che ho cercato comunque di caratterizzare, raccontandone l’essenza.

Quanto di realmente accaduto e di inventato troviamo e, soprattutto, come sei riuscita ad amalgamare verità e finzione?

Il fatto principale corrisponde a ciò che è accaduto nella realtà. L’isola di San Domino fu considerata la soluzione ideale per il confino degli omosessuali, perché in quel modo vivevano in totale isolamento, distaccati e quasi dimenticati dal resto del mondo. La sessualità alternativa era considerata nociva per la figura del regime e si preferiva dichiarare che non esisteva, quindi l’omosessualità in sé non fu mai un vero e proprio reato. Le motivazioni ufficiali non riguardavano la loro sessualità, preferendo una repressione silenziosa che non creava un’identità.

Nel scrivere il romanzo ho cercato di dare massima veridicità alla narrazione, raccontando una storia puramente inventata dove ciò che non era vero potesse essere almeno verosimile. I fatti che si intersecano alle vicende dei protagonisti sono inventati, così come le persone, i nomi, tranne quello del questore, realmente esistito, così come i suoi provvedimenti. Le persecuzioni avvenute in quegli anni sono purtroppo vere, così l’episodio dell’arresto di due italiani a Stoccarda.

Il tema della persecuzione o, almeno, delle discriminazioni non ti è nuovo, vero?

È un tema a me caro e trovo sia dovere di tutti parlarne e fare conoscere avvenimenti come questo a chi ne ignora l’esistenza, visto che non sempre si impara dalla storia come si dovrebbe.

Un’ultima domanda… che nel tuo caso potrebbe risultare retorica: hai già in cantiere qualche nuova uscita nel breve/medio termine?

Sto lavorando a una nuova storia, sempre uno storico ma decisamente più romantico. Questa volta l’intento sarà di emozionare e far volare con la fantasia in un’altra epoca.

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