Flavio Oreglio ritorna alla musica

Cantautore assolutamente – dichiara lo stesso Flavio Oreglio – nell’accezione storica in cui si colloca il cabaret della Milano del dopoguerra.

Due serate, venerdì 15 e sabato 16 febbraio 2019, utilizzando quel luogo magico che fu – a cavallo dei due millenni – il laboratorio creativo e la vetrina mediatica che lo traghettarono al grande pubblico come l‟indimenticabile Flavio Oreglio “poeta catartico” (ovvero il Teatro Zelig di Milano), per presentare in prima nazionale “Anima Popolare” (Edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini) e distribuito da Ducale Music.

Flavio Oreglio. Foto di Roberto Rossi.
Flavio Oreglio. Foto di Roberto Rossi.

Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. Novità assoluta ed interessante: A fianco di Anima Popolare sarà possibile riscoprire alcuni degli ultimi progetti editoriali/musicali e audiovisivi “storici” e antologici del Flavio Oreglio scrittore e canta-attore grazie al “back catalogue” proposto dalla partnership LDP-DUCALE.

Sentiamo allora questo “poeta catartico” cos’ha da raccontarci di nuovo in questa bella intervista:

Flavio Oreglio ritorna alla musica, dopo quello che la sua casa discografica ha definito – parafrasando il Secolo Breve di Hobbsbown – il “trentennale lungo”. Qual è l’aspetto motivazionale che, dopo anni di successi, la riporta alla musica di nicchia, quale è effettivamente oggi la canzone d’autore?

A dirla tutta io non ritorno assolutamente da nessuna parte, nel senso che continuo a fare il mio lavoro come ho sempre fatto, con i criteri dell’artigiano e la passione per un modo di fare musica che non ho mai abbandonato. Del resto questo progetto non è frutto di una decisione a priori, è qualcosa che è successo e che sta succedendo senza alcuna volontà impositiva. E’ nato, c’è, è lì… vediamo cosa succede. 

Oreglio è anche direttore dell’ARCHIVIO STORICO DEL CABARET Italiano. Musica e cabaret da sempre s’incrociano tra differenti linguaggi e modalità (umoristiche, drammatiche). Qual è il confine – comprensibile per la gente – tra canzone di piazza e musica da circolo culturale?

Il confine non lo decido certo io, sta tutto nelle “voglie” di chi ascolta. E poi comunque, una canzone da circolo culturale la puoi cantare anche in piazza. Ad ogni modo, se ti sta bene cullarti con “Questo piccolo grande amore” di Baglioni per me non ci sono problemi, io preferisco ascoltare “Eppure soffia” di Bertoli o “Aveva un taxi nero” di Jannacci, tanto per fare un esempio. Da un lato c’è un grandissimo autore pop, dall’altro due meravigliosi cantautori: mondi diversi, culture e pensieri diversi, ricerche e proposte diverse, tutte altrettanto lecite. De gustibus non disputandum est. L’importante secondo me è non cercare di far credere che si appartenga a un mondo quando invece si appartiene all’altro. Sport molto in voga di questi tempi.

“Anima popolare” è un progetto nuovo che nasce grazie ad una canzone di molti anni fa, firmata Flavio Oreglio-Luca Bonaffini e realizzata coi Luf. Eppure lei ha deciso di “marchiare” tutto il percorso musicale dei prossimi tre anni, che si articolerà in una trilogia, con quel titolo e quella canzone ripresa e arrangiata con nuove sonorità.

Anima popolare è una canzone-manifesto che proprio in quanto tale apre a immensi e interessanti scenari possibili. Ho deciso di ripartire da li perché questo brano rappresenta una sorta di trait de union dei miei percorsi musicali, interrotti dopo il non proprio riuscito connubio coi Luf. Lì ero arrivato e da lì ricomincio. Gli scenari sono già davanti ai miei occhi, so quello che sto facendo e dove voglio andare. E lo farò. Detto questo, chi mi seguirà vedrà il mondo che mi sono prefigurato, chi non mi seguirà vivrà comunque tranquillamente la sua vita senza problemi. Per me chi c’è, c’è. Saremo in tanti? Bene! Saremo in pochi? Bene lo stesso.  

Una domanda provocatoria: Se negli anni Ottanta Oreglio fosse stato appoggiato dalla EMI o dalla Polygram, la catarsi poetico-comica ci sarebbe stata lo stesso?

Questa domanda evoca sliding doors e realtà parallele… è uno sguardo sull’ignoto. Cosa posso risponderle? Chi lo sa? Magari si magari no. Comunque, per la cronaca, i miei primi vinili erano distribuiti dalla EMI

Lei è un appassionato di scacchi. Crede che la carriera di un artista necessiti di strategie, oppure “tattica” o “pianificazione” sono parolacce da marketing manager?

Se avessi dato retta al marketing forse non avrei ottenuto i risultati che ho ottenuto (magari ne avrei ottenuti di migliori… chi lo sa? Torniamo al discorso di prima). Comunque, se parla di “pianificazione” con me sfonda una porta aperta. Infatti, a parte l’ovvia incertezza dei primi passi, tutto quello che ho fatto l’ho pianificato fino a un buon livello di dettagli. Ovviamente la strategia che adotti deve adeguarsi anche a quello che ti succede. 

Chi l’ha vista dal vivo sostiene che Flavio Oreglio è un artista completo. Comicità come ingrediente base, ma soprattutto cultura e contaminazione interdisciplinare (musica, letteratura, teatro). Cosa le manca?

“Artista completo” mi sembra un’esagerazione. Io faccio solo ciò che ritengo di saper fare, ma non è detto che la mia autocertificazione sia valida in assoluto… A proposito di “comicità” però una cosa la voglio dire perché è una parola che da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a detestare.  “Comicità” è infatti un termine dozzinale e riduttivo la cui diffusione indiscriminata ha generato una confusione incredibile. Tanto per cominciare, l’idea secondo cui “chi fa ridere è un comico” l’ho sempre trovata ridicola. Un esempio su tutti (senza volermi in alcun modo affiancare al grande artista che sto per citare): Giorgio Gaber. Gaber faceva ridere tantissimo ma chi è il coglione che si sentirebbe di definire Gaber un “comico”? Gaber non era un comico… però faceva ridere! Perché “far ridere” non è prerogativa dei soli comici. Cosa mi manca? Tanto. Io non sono quasi mai contento al 100% di quello che faccio, il primo critico di me stesso sono io. 

Flavio Oreglio ha firmato con Long Digital Playing Srls, l’etichetta discografica fondata da meno di un anno dal suo amico e collega Luca Bonaffini, con il quale ha anche scritto canzoni autorevoli e prestigiose. Ha senso, amicizia e stima a parte, oggi seguire le logiche non propriamente vincenti sul piano del mercato delle startup indipendenti, piuttosto che cercare il supporto degli Imperatori dei Media?

E quali sarebbero secondo lei le logiche vincenti? La logica del “prodotto commerciale” mi ha sempre divertito (a proposito di comicità… qui viriamo sul ridicolo)… ma lo sa che i negozi di dischi sono pieni di “dischi commerciali” che non vendono? Nonostante massicce promozioni? Non trova tutto ciò di una bellezza straordinaria? Ma lo sa che se le leggi del marketing fossero assolute come quelle della fisica non resterebbe invenduto alcunché? Ma se i maceri non vanno in malora dipende proprio dal fato che i mercati sono – in genere – pazzi e imprevedibili. Per questo io mi limito semplicemente a seguire e perseguire le mie idee artistiche, mi diverto e faccio quello che mi piace fare. Percorro la mia strada da solo, ma se strada facendo trovo compagni di viaggio sono solo contento. Adesso è il momento di LDP e di Luca, io e Luca abbiamo già percorso parecchie strade insieme (non ultima quella del “Momento Catartico”). Io non mi affido a lui e lui non si affida a me. Camminiamo insieme e vedremo dove arriveremo. Sono un uomo libero come sono sempre stato.

Sono un uomo di nicchia da quando sono nato, ma la nicchia – molto spesso – è solo una scusa per tenerti da parte, ed è tale finché qualcuno non le dà la possibilità di farsi vedere. Io nella nicchia ho realizzato tutto quello che ho fatto, e quando mi hanno dato l’opportunità di uscire dal recinto dell’anonimato (vedi Zelig) ho venduto due milioni di libri… Ma di che cosa stiamo parlando? Nicchia, marketing, commerciale, sono parole che per me hanno un senso molto differente rispetto a quello che usualmente si dà loro. Io non sgomito e non ho mai sgomitato, in generale non mi piace rompere le palle alla gente e non voglio attorno a me gente che me le rompe. Non cerco di schiacciare nessuno ma non permetto a nessuno di schiacciare me. Mi propongo, certo, ma con la massima tranquillità. E mi sta bene così. Recentemente ho pubblicato la mia “Autobiografia non autorizzata” e l’ho intitolata “Una vita contromano” che era anche il titolo di una mia canzone. Perché io ho vissuto così e intendo andare avanti così fino alla fine, senza padrini né padroni. 





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