Gabriele Ciampi torna il 1 Gennaio a Roma con Hybrid

Gabriele Ciampi, con la partecipazione della Cent’Orchestra, torna a Roma per il grande e tradizionale Concerto di Capodanno, il 1 Gennaio 2019, alle ore 18,00, all’Auditorium Parco della Musica presentando il suo nuovo progetto discografico, Hybrid.

Gabriele Ciampi. Foto di Federico Guberti
Gabriele Ciampi. Foto di Federico Guberti

Gabriele, Hybrid è un progetto tutto al femminile, il tuo team sia tecnico che musicale è composto per la maggior parte da donne. La gender equality, il ruolo della donna nel mercato discografico è un dibattito recente, per te che hai lavorato tantissimo anche all’estero, in Italia quali ostacoli dobbiamo ancora superare?

Ancora non sono tantissime le donne compositrici, questo perché la composizione è sempre stata una disciplina principalmente maschile: si tratta di un problema culturale ma per fortuna l’America ha dato (e sta dando) una bella scossa al sistema, ancora troppo “maschilista” in alcuni paesi europei.

L’ostacolo principale che vedo in questa fase di evoluzione è proprio questo riconoscimento del merito in ambito musicale che, specialmente in Europa, non è ancora un principio totalmente affermato. Fortunatamente in Italia ci sono dei segnali di apertura. Prestigiose istituzioni classiche si sono aperte a nuovi progetti artisticamente al femminile e nel mio piccolo con la presentazione di Hybrid dal vivo il 4 dicembre al Teatro Dal Verme di Milano e a Roma per Capodanno il 1° gennaio 2019 all’Auditorium Parco della Musica, ho voluto rendere omaggio alla creatività femminile (che considero unica ed eccezionale) invitando per questa occasione musiciste talentuose da varie parti del mondo, come la pianista russa Elena Nefedova e il soprano solista della China National Opera Jiujie Jin.

Hybrid lo possiamo definire “un esperimento”, un progetto innovativo, una fusione tra diversi generi. Come nasce questo progetto?

Non c’è più niente di nuovo inventare: si può provare a creare qualcosa di interessante. La ricerca e lo studio diventano quindi fondamentali per creare qualcosa. Dalla ricerca si prende lo spunto che porta alla creazione dell’opera.

Contaminazione è la parola chiave per descrivere Hybrid: nel disco ci sono influenze Pop, come nel caso della canzone Who I am, HipHop e ovviamente non poteva mancare la base Classica, senza la quale non avrei mai potuto sperimentare qualcosa di diverso. Questo progetto è una provocazione che ho chiamato HipHop Sinfonico, un modo per far coesistere due generi complessi così lontani tra loro ma allo stesso tempo molto affascinanti. Partendo delle sonorità tipiche dell’HipHop anni ’90, ho voluto sostituire quelle sonorità elettroniche con giochi orchestrali, scritti in chiave sinfonica. Si tratta di un punto di partenza, un esperimento che mi ha appassionato e che rifarei.

Hai fondato e diretto la CentOrchestra, ci puoi spiegare cos’è?

Un progetto legato ai giovani musicisti, una voglia di lavorare con musicisti italiani ma allo stesso tempo un gruppo aperto verso i talenti provenienti da altri paesi. Ci sono tanti bravi musicisti in America e amici e colleghi mi chiedono spesso perché io abbia deciso di produrre in Italia. La risposta è semplice: siamo noi l’esempio, non il contrario! Pensando alla musica classica, la scuola europea è la migliore al mondo e non abbiamo nulla da invidiare agli americani. Per questo sono felicissimo di lavorare con questo gruppo di quaranta validi musicisti con cui condivido concerti e produzioni in studio.

Una delle tue passioni è il cinema. Quali sono i capolavori senza tempo della settima arte?

Parlando di capolavori senza tempo mi piace ricordare un prodotto tutto made in Italy: il western italiano (non “all’italiana”, come erroneamente si dice, perché si tratta di un vero e proprio stile). È stato il più grande capolavoro cinematografico a livello mondiale: abbiamo insegnato noi una tecnica agli americani sia dal punto di vista della regia (le inquadrature in primo piano sperimentate da Sergio Leone in C’era un volta il West sono ancora molto usate a Hollywood) sia dal punto di vista musicale: Ennio Moricone in quegli anni per la prima volta ha unito insieme effetti (anche rumori) e musica. Oggi ci stupiamo di fronte alle sonorità di Hans Zimmer ma ci dimentichiamo che noi lo facevamo negli anni ’70! L’unione di effetti e musica è tutto made in Italy. Ad oggi con la tecnologia si utilizzano i suoni elettronici al posto dei rumori ma il risultato non cambia.

Parlando di compositori ammiro molto Philip Glass. Le sue orchestrazioni sono molto moderne e si adattano bene al cinema (anche quelle scritte nel periodo minimalista di inizio anni ’70). Non è soltanto un compositore per il cinema ma ha scritto tante sinfonie importanti e la sua musica è armonicamente interessante e sempre attuale: un compositore a 360 gradi.

Ti sei esibito alla Casa Bianca su invito di Michelle Obama, hai incontrato Papa Francesco per il quale hai composto Preludio per due violoncelli”; ci puoi raccontare qualcosa di queste due esperienze?

Anche se sono passati tre anni mi vengono ancora i brividi. Pensate anche voi alla situazione, davanti a un computer e poi improvvisamente ricevere una mail dalla First Lady… Avevo inviato a Michelle Obama il mio album live The Minimalist Evolution e dopo sei mesi ho avuto risposta. Proprio lei mi ha invitato ad esibirmi alla Casa Bianca, proprio lei ha voluto un compositore italiano per il tradizionale White House for Holiday. Non era mai accaduto prima.

Oltre alla forte emozione, anche la responsabilità di non deludere le aspettative e la consapevolezza della nostra forza: la musica italiana scelta per una festa tradizionale così importante, un evento che deve farci riflettere e farci capire che siamo noi l’esempio da seguire.

Incontrare personalmente Papa Francesco è stato un sogno; per me – da Cattolico – è stato qualcosa di unico e irripetibile. Non voglio parlare della figura religiosa ma vorrei concentrarmi sulla persona, l’Uomo che mi ha guardato negli occhi mi ha abbracciato e mi ha incoraggiato ad andare avanti… È stata una grande spinta per me; ricordo sempre quelle parole che mi hanno dato tanto entusiasmo.

Questo Papa mi ha affascinato per il messaggio universale che ha voluto dare, parlando a tutti a tutte le religioni senza distinzioni. Anche la Musica, che considero il vero e unico linguaggio universale, ha questo compito: parlare a tutti e trasmettere un messaggio. Per questo motivo ho deciso di scrivere qualcosa di semplice dal punto di vista dell’organico (2 violoncelli) ma più complesso dal punto di vista armonico. Ascoltando oltre la melodia si percepisce la struttura armonica che sostiene il brano e allo stesso modo dietro le parole semplici del Santo Padre si nasconde un messaggio molto forte: la diversità deve unire e non dividere.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo periodo stiamo lavorando sui Live, portando Hybrid dall’Europa all’America. Dalla prossima primavera mi concentrerò sul mio nuovo album…

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