Marco Bonini: vi presento il mio Ferruccio Bonomo

In onda, dalla scorsa domenica, la nuova fiction di Rai Uno, “Cuori”. Un medical drama, quello che stiamo conoscendo, che ha tra i suoi protagonisti l’attore Marco Bonini.

Marco Bonini durante la presentazione della serie tv Cuori, Roma 12 ottobre 2021. Foto ANSA di Fabio Frustaci
Marco Bonini durante la presentazione della serie tv ‘’Cuori’’, Roma 12 ottobre 2021. ANSA/FABIO FRUSTACI

Nell’arco della sua carriera, ha preso parte a molte fiction di successo. Lo ricordiamo ne “Le Ragazze di Piazza di Spagna”, con il suo indimenticato tassista Marcello, in “Un Posto al Sole”, ne “la Dottoressa Giò” e in tantissimi altri lavori. Ringraziamo ancora Marco della disponibilità, dell’averci concesso questa intervista.

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Marco Bonini. Come stai?

Bene, grazie!

Abbiamo vissuto un periodo particolare, legato ad una inaspettata pandemia. Quali consapevolezze ha apportato al tuo vissuto?

La pandemia è stata una lente di ingrandimento di tutte le crisi presenti in modo dormiente in precedenza. L’accento, a mio avviso, è andato tutto su una riorganizzazione delle priorità. Tendo, adesso, a realizzare soltanto cose a cui tengo, senza sprecare tempo in cose futili o nell’incontrare inutilmente persone. Cerco, dunque, di riempire di senso ogni minuto della mia giornata, ogni parola detta, ogni persona incontrata. Sono diventato un rompicoglioni e, vi dirò, questo lato mi diverte molto più di prima.

Dalla scorsa domenica abbiamo modo di seguirti nella nuova fiction di Rai Uno, “Cuori”. Puoi anticiparci qualcosa sul tuo ruolo?

Il senso del mio personaggio è racchiuso nel suo nome e titolo, Dottor Ferruccio Bonomo, anestesista. Non è uno stupido qualsiasi, ma non ha una vera e propria statura di “ferro”. L’anestesia è una pratica medica che punta a sospendere la percezione del dolore nel paziente. Ferruccio Bonomo, dal suo canto, è uno dei migliori anestesisti su piazza proprio per questa sua capacità di sospendere la percezione del dolore. Il suo essere piacione, non è altro che il risultato simpatico di una anestesia emotiva che si autoimpone per non provare quel mal di cuore che non risparmia a nessuna delle sue amanti. Nel corso della serie, forse, ci sarà speranza di un risveglio anche per il suo, di cuore.

“Cuori”, è stata realizzata in piena pandemia. Che ricordi hai di quel periodo, di quelli che sono stati i rapporti con i colleghi e con la troupe?

Il prodotto migliore del set pandemico è stato, Crossing Character, la serie web che ho ideato e diretto proprio in quel periodo. Sentivo la necessità di riempire quei silenzi e restrizioni che vivevamo in quel momento, sul set. 13 episodi comici che potete vedere anche sull’IGTV del mio Ig ufficale.

Marco Bonini in Cuori
Marco Bonini in Cuori

Hai preso parte a tanti lavori di successo, nell’arco della tua carriera. Che ricordi hai dei tuoi inizi e a quale personaggio sei ancora particolarmente legato?

Marcello de “Le ragazze di Piazza di Spagna”. È stato il primo amore, ancora fresco di Centro Sperimentale di Cinematografia. A farmelo presente, non sono io ma i miei tanti sostenitori che mi fermano per strada, ancora innamorate/i di quel ragazzotto simpatico.

C’è un ruolo, una regia, che avresti piacere di poter portare in scena, un domani?

Tantissime! Non ho ancora debuttato alla regia di un lungometraggio, ma ho sei sceneggiature scritte che aspettano il mio debutto. Di certo, è difficilissimo iniziare oggi e credo che dovrò pagare il prezzo della mia multiformità. I produttori sono confusi, non capiscono perché l’attore delle fiction proponga film così “bizzarri” o semplicemente “pericolosi”. Crossing Character ne è un esempio lampante. Se avessi proposto questo lavoro ad un produttore solo sulla carta, nessuno lo avrebbe mai prodotto, anche nello stesso formato di web-serie da 1,5 minuti a episodio. L’ho girata da solo con il telefonino e tutti sostengono che è ben fatta, intelligente e popolare. Non ho ancora trovato un produttore che creda nella mia “stranezza”. Chi la ritiene troppo intellettuale e chi la ritiene insensata. Ma so bene che ciò che propongo è intelligente, spero raffinata ed anche popolare. È davvero per tutti! È originale, ma non sempre l’originalità è un pregio in questo mondo.

Quanto c’è di te in ogni ruolo interpretato?

Tutto, l’ho fatto io!

Chi è Marco nella vita di tutti i giorni?

Un nessuno, che osa essere chiunque, nella speranza di diventare qualcuno.

Sei sempre rimasto fedele a te stesso, ai sogni che avevi da ragazzo?

Si.

Progetti futuri?

Troppi. Ti cito il prossimo libro, “L’arte dell’esperienza”, che uscirà durante la prossima primavera edito per la Nave di Teseo. Si tratta di un saggio premiato da Michela Marzano con il “Premio Inedito” 2020. Parla dell’esperienza dell’attore come metafora dell’esperienza umana, in generale. È un libro di filosofia divulgativa sulla funzione pubblica del mio lavoro. Gli interpreti sono funzionari di servizio pubblico. Siamo gli operatori delle emozioni collettive, ma non vi spaventate, non è una rottura di cavolo!

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