Viola Nocenzi: il bello di essere Viola

Bella, sensuale, “ammaliatrice” ma anche profondamente sensibile e talentuosa. Un mix di fascino e musica che contraddistingue la cantante, compositrice e vocal coach Viola Nocenzi.

Viola Nocenzi
Viola Nocenzi

Il talento, su questo non ci sono dubbi, Viola l’ha ereditato da suo padre Vittorio, membro fondatore e tastierista del mitico gruppo Banco del Mutuo Soccorso, caposaldo del rock progressive in Italia e all’estero, tornato di recente alla ribalta discografica con l’ottimo album Transiberiana. Dell’influenza che suo padre ha avuto su di lei (e su suo fratello Michelangelo, anche lui musicista), Viola ha parlato in questa intervista durante la quale ha annunciato anche l’uscita del suo nuovo cd prevista entro l’anno. Un lavoro che la rappresenta pienamente nel suo ideale di bellezza e di incanto e che di sicuro i suoi followers (che sono tantissimi) stanno già aspettando da mesi con ansia ed entusiasmo.

Viola Nocenzi, tu sei un’insegnante di canto e sei specializzata nella cura delle corde vocali. In cosa consiste esattamente il tuo metodo e quando e come hai scoperto che oltre a cantare ti piaceva anche insegnare?

Io ho cominciato a studiare canto all’eta di tredici anni ed è stata una cosa che è venuta dopo lo studio del pianoforte e del violino. Non mi aspettavo di appassionarmi cosi tanto al canto, ho avuto la fortuna di trovarmi con un’insegnante davvero formidabile e di frequentare un ambiente altamente specializzato nella tecnica vocale. Ma da subito mi sono resa conto che mi piaceva tantissimo rielaborare quello che apprendevo, quindi non soltanto eseguire o essere brava secondo l’insegnante. Io facevo domande pertinenti, domande che comunque portavano verso strade di riflessione diversa. Quindi dopo essermi diplomata ho cominciato a voler indagare su tutto l’aspetto del parlato, la voce parlata che non mi era stata insegnata nel perfezionamento tecnico del canto. Contemporaneamente, man mano che crescevano le mie competenze rispetto all’applicazione del suono nella vita, crescevano quelle riguardo alle applicazioni vocali da cantante e anche quelle da addetta ai lavori del parlato.

Ho capito che la mia grande passione del canto aveva grandi applicazioni. Sia quella di esprimere me stessa sia soprattutto quella di aiutare gli altri ad esprimersi tramite quella strada. Anche attraverso il parlato perché uno non ci pensa e crede che parlare sia semplice come respirare ma in realtà la voce e un po’ lo specchio dell’anima, quando si vuole comunicare un pensiero nel dialogo o quando si vuole parlare a livello lavorativo o perché magari si ha un animo sensibile e si vuole ottenere quel determinato risultato, quella vocalità che rappresenta esattamente l’emozione che stai vivendo. La voce come metafora estrinseca di un’emozione intrinseca. L’apparato vocale nasconde in se davvero tante opportunità. Così ho cominciato a pensare di approfondire questo aspetto nella cura, in tutte quelle patologie che possono affliggere le corde vocali e l’apparato fomotore se quest’ultimo non viene utilizzato nel modo corretto, non solo dai cantanti ma da chiunque. Mi riferisco a categorie a rischio come ad esempio gli insegnanti, chi lavora nei negozi, i giornalisti, chi utilizza tanto la voce…

Tu sei famosa per i tuoi 4/8 di estensione vocale e ti sei esibita tante volte sul palcoscenico. Delle tante esperienze che hai fatto qual è quella a cui sei particolarmente legata?

Sicuramente tutte le volte in cui ho avuto l’opportunità di essere sul palco con mio padre. In particolare un’esperienza legata proprio alle 4/8 è stata una tournée teatrale in uno spettacolo che si chiama Formattazione, ideato da mio padre. Abbiamo girato per tutti i teatri stabili della Toscana e fatto tantissime performances. Io cantavo dal vivo i brani di Rachelle Ferrell, una cantante francese che per me è molto importante, che mi dava modo di cimentarmi nell’applicazione delle 4/8, un’estensione che non si trova molto facilmente nei brani di musica leggera. Quello è un grande ricordo, un’opportunità importante in teatri belli, con un fonico che mi ha dato tanta soddisfazione e un pubblico davvero vasto. Facevamo anche due repliche di spettacolo e mi ritrovavo a cantare davanti anche a mille, millecinquecento persone al giorno. Quindi è stata una formazione veramente molto significativa che mi ha fatto crescere quotidianamente.

Oltre ad essere un’apprezzata interprete tu sei anche una cantautrice. Cosa ti piace cantare e da dove prendi l’ispirazione?

In genere mi siedo al pianoforte e scrivo al posto di parlare e questo lo faccio da quando avevo quattro anni. Quindi fondamentalmente non c’è una fonte specifica di ispirazione, se non i miei pensieri e le mie emozioni. Utilizzo il pianoforte e la scrittura musicale come estensione del mio pensiero e alter ego della parola. Perciò può succedere che anche la conversazione che sto avendo con te e l‘emozione di poter scambiare delle opinioni a questo livello, possa farmi venire la voglia di sedermi al pianoforte e con molta facilità, in pochissimi minuti, io possa tradurre nelle note quello che penso.

Puoi già darci qualche anticipazione sul prossimo album, quale sarà la tematica principale?

Il disco uscirà quest’anno.E’ la raccolta delle mie emozioni degli ultimi quattro anni. Emozioni molto intense che in questi quattro anni mi hanno visto vivere vicissitudini molto importanti. Il tema alla fine è la bellezza e la capacita di stupirsi di fronte alla bellezza, il “fanciullino” che guarda con l’occhio incantato rispetto alla meraviglia che c’è fuori. Poi nel disco c’è tanta passione, la voglia di ottenere qualcosa senza magari poi ottenerla ma semplicemente il percorso che ti spinge a volere, desiderare, sperare. Ecco, questo disco è l’incarnazione di una speranza quotidiana vissuta dalle piccole cose alle grandi cose, dalle emozioni forti e quindi mi rappresenta in pieno, rappresenta il mio carattere e tutta la mia vita degli ultimi quattro anni.

Tu sei la figlia di Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso. Quanto il Banco ha influenzato la tua musica e quanto lo ha fatto tuo padre in particolare?

Totalmente. Mio padre e il Banco del Mutuo Soccorso penso siano uno dei motivi più importanti per i quali io riesco ad identificarmi nella persona che sono. Quindi devo tutto dal punto di vista artistico, dal punto di vista culturale, emotivo, educativo e formativo a mio padre che per me è un grandissimo punto di riferimento, soprattutto umanamente. Per quanto concerne il lato artistico è lui che mi ha insegnato che ci può essere una coincidenza tra il valore umano, il valore delle idee e le applicazioni musicali in esse contenute. I tempi dispari un po’ ce l’ho nel sangue nel senso che io non ho una formazione prettamente prog, però essendo figlia di Vittorio Nocenzi questo è un ambito musicale che mi appartiene proprio a livello genetico. Quante volte mi ritrovo a scrivere i controtempi tipici del prog senza neanche rendermi conto che sono dei controtempi. Quindi è proprio un mondo che mi appartiene ma nello specifico c’è una grande gratitudine verso mio padre e il Banco. E’ uno specchio in cui mi rivedo attraverso quelle note che rappresentano la mia stessa vita.

Qual è stato il primo consiglio che ti ha dato tuo padre quando gli hai detto “papà io voglio diventare una cantante una musicista come te…”?

Il primo consiglio è stato quello di desistere. Ha provato in tutti i modi a convincermi di non farlo ma poi ha dovuto lasciar perdere. Ma all’inizio subito mi aveva detto di non farlo, non perché non avessi talento o perché non credesse in me ma perché sapeva che sarebbe stato un percorso molto duro e complicato all’interno del quale la tua anima deve avere la forza e il carattere di mettersi a nudo tramite la musica che gli altri poi ascoltano. E non è un processo adatto a tutti questo, è un processo che può essere anche molto doloroso. Quindi mio padre ha voluto assicurarsi che io avessi fino in fondo la volontà totale di affrontare tutto questo nel bene e nel male.

Il BMS sta vivendo una seconda giovinezza, tu da insider e da collega cosa ne pensi di questo disco?

Transiberiana è un assoluto capolavoro e un disco veramente meraviglioso che mi ha fatto saltare dalla sedia e che io ascolto come una fan: lo ascolto in casa, in automobile, adesso ce l’ho nella versione vinile. E’ una magia e come e stato per La Libertà difficile, il precedente, è nato dall’unione geniale di mio fratello Michelangelo con mio padre. Due anime che si sono incontrate, che si sono autoalimentate e che hanno dato vita a questo miracolo. Poi rappresenta sicuramente l’esempio da parte di mio padre di riuscire a trasformare e rigenerare, creare qualcosa che appartiene al sempre ma che contemporaneamente e comunque è nuovo e diverso. Io sono una grande di questo progetto dove ho visto lavorare insieme mio padre e mio fratello Michelangelo e questa è stata davvero una cosa entusiasmante. Michelangelo lo stimo come compositore e musicista e talvolta faccio davvero fatica a riconoscere il tocco sul pianoforte di mio padre da quello di mio fratello. Infatti lo scorso Natale ascoltando della musica a casa chiedevo “Michi eri tu o era papà?”. Mi stupivo della mia domanda perché loro sono due artisti davvero simili ma che riescono a compensarsi per alcuni aspetti e a creare elementi magici. Poi all’interno di Transiberiana non posso non nominare tutti gli altri componenti del Banco oltre mio padre (n.d.r. Tony D’Alessio, vocalist, Filippo Marcheggiani chitarra solista, Fabio Moresco, batteria, Nicola Di Già chitarra ritmica e Marco Capozi, basso) che hanno creato questa grande famiglia, questo grande affetto e questo grande senso di appartenenza alla band che ha dato assolutamente un valore aggiunto a tutto il progetto. Sono felicissima del Banco e di questo nuovo percorso.

Tu hai un grandissimo successo sui social, sia con gli uomini che con le donne. Da cosa credi dipenda?

Questo è un grande mistero e tutti se lo domandano. Io mi auguro che alla gente arrivi la mia natura in modo lineare e che anche se c’è un filtro che è quello di internet e dei social, dico che essere autentici in qualche modo paga. Significa che riesco a veicolare la mia autenticità con queste comunicazioni molto brevi che si possono dare attraverso i social. Sicuramente mi lusinga. E’ un mistero, come dicevo e quindi in quanto tale mi gratifica. E’ un mistero al quale forse non voglio dare nemmeno una risposta ma che pero mi piace e mi fa sentire molto meno incompresa nella vita.

Quali sono le tue aspettative riguardo questo tuo nuovo album che sta per uscire?

Potrei dirti che fondamentalmente sto cercando di seguire una dieta nella vita a base di pochissime aspettative. Questo perchè credo davvero che l’energia debba trovare la sua collocazione in modo autonomo. Quindi sia le attese che le successive aspettative sto cercando di non coltivarle. L’unica cosa di cui già sono certa è che questa musica è lo specchio di me e quindi è come se fosse la carta assorbente dei miei sentimenti. Perciò ho già raggiunto lo scopo fondamentale che ho ogni volta in cui mi siedo al pianoforte, ovvero cercare di tirar fuori l’anima. Mi auguro che questa mia anima possa “arrivare” a qualcuno che riesca ad utilizzarla per emozionarsi. Questa è l’unica cosa che spero per il mio album.

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