Maximilian Nisi - Shakespeare Amore Mio. Foto di Alessia Giallonardo
Maximilian Nisi in Shakespeare Amore Mio. Foto di Alessia Giallonardo

Maximilian Nisi: un servo di scena

La bella stagione, porta con sé un ritorno al teatro, ad una ritrovata “normalità”. Quest’oggi, incontriamo Maximilian Nisi, che avremo presto modo di rivedere ne “Shakespeare Amore Mio”, il prossimo 9 luglio. Max, persona gentile e ricca di conoscenza, ama definirsi servo di scena. Vi lasciamo alle sue parole, ai suoi prossimi appuntamenti lavorativi.

Maximilian Nisi - Shakespeare Amore Mio. Foto di Alessia Giallonardo
Maximilian Nisi in Shakespeare Amore Mio. Foto di Alessia Giallonardo

Ciao Maximilian Nisi, e benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo. Come stai?

Molto bene, grazie. Forse un po’ stanco, come tutti penso, per quest’emergenza sanitaria infinita. Ho ripreso il mio lavoro, anche se tra mille difficoltà, e questo mi ha restituito buonumore e grande vitalità.

A Roma, al Teatro Lo Spazio, porterai nuovamente in scena, “Shakespeare Amore Mio”. Cosa ti ha spinto a dar voce ai testi del grande Bardo?

L’idea di portare in scena il teatro di Shakespeare è nata nel 2014, per celebrare i 450 anni della sua nascita. Le sue opere sono eterne, pregne di vita. È veramente difficile starne lontano. È un autore che non finisce mai di sorprendermi, di darmi emozioni. Ritrovarlo, di tanto in tanto, è necessario, spiritualmente importante e terapeutico.

Cosa rappresenta per te Shakespeare?

Avvolto dal suo formidabile alone di mistero, rappresenta il Teatro. Shakespeare è tra i pochi autori che ha saputo raccontare l’uomo a 360 gradi ed è per questo che è ancora meravigliosamente attuale. Ha anticipato la psicanalisi. Leggerlo è un’avventura inebriante.

Quali sensazioni sono legate alle tavole del palcoscenico?

Il teatro mi aiuta a vivere, potersi prendere una vacanza dalla propria vita non è poca cosa. Ho sempre sentito il bisogno di creare spazio nella mia testa, di accogliere pensieri diversi dai miei e praticare il teatro è il modo più efficace per farlo. In questo modo esorcizzo molte delle mie paure: indossare i panni di qualcun’altro non è solo divertente, può essere liberatorio. Sono il servo di scena di me stesso.

Il ruolo che non hai ancora avuto modo di poter impersonare?

Sono sempre alla ricerca di personaggi interessanti da portare in scena. Sono tanti i ruoli che non ho avuto modo di interpretare. Alcuni, per motivi di età, non li interpreterò mai. In questo momento sto leggendo diverse cose che, tuttavia, trovo poco interessanti. Aspetto un colpo di fulmine, un nuovo amore.

Come hai vissuto il periodo legato al lockdown e quali consapevolezze ha apportato alla tua persona?

Durante il lockdown non sono stato male. Non mi è dispiaciuto passare del tempo con me stesso. Mi ha fatto bene. Certo, mi è mancato il mio lavoro, che ho scoperto essere fondamentale per il mio equilibrio psico-fisico. Trovo, invece, molto faticosa la ripresa. Le persone sono cambiate. La società è cambiata. In giro c’è tanta paura, tanta angoscia mista all’ansia di voler recuperare il tempo perduto. Insomma, una grandissima fatica.

Maximilian Nisi. Foto di Arciliuto
Maximilian Nisi. Foto di Arciliuto

Hai mai pensato di dedicarti unicamente alla regia?

Di continuo e credo sia arrivato il momento di farlo. L’idea mi piace molto. Ho avuto diverse esperienze in passato ed è stato esaltante. Porterei in scena prevalentemente testi classici, trovo che lì, drammaturgicamente, ci sia tutto ciò di cui il teatro ha bisogno. Lavorerei con la musica, importantissima per me, approfondirei l’interpretazione dei personaggi e potrei finalmente liberare tutte le immagini che in questi anni ho raccolto nella mia testa.

Chi è Maximilian Nisi nel privato?

Una persona semplice; severo o intransigente solo in apparenza. Cerco solo, costantemente, di proteggere e di salvaguardare la mia vita, la mia tranquillità. Per questo mi è capitato di essere selettivo nelle mie amicizie e anche sul lavoro, quando non c’è armonia, preferisco lasciar perdere.

Hai avuto il piacere di poter prendere parte, anni fa, ad alcune fiction di canale 5, “Il Bello delle donne”, “Caterina e le sue figlie”, insieme alla grande Virna Lisi. Ti andrebbe di parlarci di lei?

È bello ricordarla, ti ringrazio per questa domanda. Virna era un’interprete straordinaria, una grande professionista. Una donna garbata, educata e solo in apparenza fredda. Conoscendola, ho capito che la sua freddezza non era altro che una difesa. La sua popolarità era molto grande, il pubblico, non sempre rispettoso, la costringeva a tutelarsi. Ho un bellissimo ricordo di lei. Era una bellissima anima, un’anima d’altri tempi, un’anima antica.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

“Shakespeare amore mio”, “Giuda”. Per Fiato ai Libri sto preparando il reading di “Arancia Meccanica”, il terrificante romanzo di Anthony Burgess. Ritirerò a fine agosto, a Borgio Verezzi, un premio assegnatomi dalla Camera di Commercio e poi teatro, teatro e ancora teatro.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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