Antonella Stefanucci
Antonella Stefanucci

Antonella Stefanucci: aspetto un ruolo drammatico

Antonella Stefanucci, classe 1966, è nota ai molti per il ruolo della simpatica Rossella nell’amata, ed indimenticata, fiction Rai, “Capri”. Antonella, amatissima dal pubblico, è sempre in continua evoluzione. La ritroviamo, oggi, docente per Cinema Fiction e con alcuni lavori di prossima uscita. Nella vita ha un piccolo, grande, sogno, quello di avere un ruolo drammatico al cinema.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Antonella Stefanucci. Come procede il tuo vissuto?

Vivo in un frullatore, al momento. Sto cercando di capire in che direzione andare, benché sia maggiormente orientata verso l’audiovisivo, invece che verso il teatro, che potrebbe essere nuovamente fermato. Lo stop vissuto ci ha stravolto, si, ma non tanto, nel mio caso. Sono orientata anche verso l’insegnamento, in questo periodo. Dedico, con grande passione, buona parte del mio tempo alla formazione di giovani artisti, per la Cinema Fiction.

Come ha avuto vita il tuo amore per la recitazione?

Mi piace considerarmi una figlia d’arte, avendo avuto un papà scenografo e regista che mi ha catapultata sul palcoscenico, sin da bambina. Ho amato molto anche la danza, che ho avuto il piacere di intraprendere al Teatro San Carlo, a dieci anni. Da lì in poi, non mi sono più fermata.

Sei un’attrice poliedrica, abile in qualsiasi personaggio ti venga assegnato. Quanto c’è di te in ogni ruolo interpretato?

Ad ispirarmi, sin da piccola, le mie nonne. Ai tempi di “Capri”, ad esempio, mi ispiravo alla mia nonna paterna, sarta, che amava apparire, oltre che gli abiti. La nonna materna, invece, mi ha ispirata per interpretare la sorella di Moscati. Lei amava vivere per la casa, per la cucina. Devo molto ad entrambe, mie uniche e grandi fonti di ispirazione.

Una fiction su tutte, negli anni, continua a riscuotere enorme successo, “Capri”. Che ricordo hai di quel set, della tua Rossella?

Non posso che dirne bene. Ha rappresentato, per tutti noi, una vera e propria favola, un bellissimo gioco, un grande successo. Stesso discorso le le bellissime location, le persone conosciute. Mi ha regalato dei bellissimi ricordi e grande popolarità.

Antonella Stefanucci

Cosa senti di consigliare a tutti coloro che pensano di poter intraprendere questo mestiere?

Consiglio loro di intraprendere un vero e proprio viaggio nella recitazione, senza prefiggersi altri scopi, senza disunirsi, come dice Sorrentino.

Nel tuo vissuto vi è un altro fondamentale ruolo, quello di madre. Quali valori provi a trasmettere a tuo figlio?

Tento di trasmettergli valori forti, importanti, con leggerezza e disciplina, allo stesso tempo. Mio figlio è in bilico tra lo scegliere il mondo dello spettacolo e quello della legge, visto che mio marito è avvocato. Mi auguro che sia in grado di scegliere la sua strada con le dovute attenzioni e riflessioni.

Chi è Antonella Stefanucci nella vita di tutti i giorni?

Sono una donna fragile, ma legata al suo privato, alla famiglia, alla città che mi ha visto nascere e crescere.

Sei sempre rimasta fedele ai sogni che avevi da ragazza?

Si, senza stancarmi mai di questo lavoro, nonostante le batoste subite.

Cosa non è riuscita ancora a portare in scena Antonella Stefanucci?

Mi piacerebbe completare la carriera con un ruolo drammatico al cinema. Mi auguro di avere modo di incontrare un regista che possa offrirmi questa possibilità.

Dove potremo ammirarti, prossimamente?

Ho preso parte a svariati film, che mi auguro avrete modo di vedere, poco a poco. Recentemente è uscito, “Querido Fidel”, prima ancora vi è stato “L’arminuta”, che a Napoli si è visto poco, e, successivamente, “Le seduzioni”. Sono nel cast di un nuovo film, un racconto di De Giovanni, che a breve riprenderà le riprese. Sarò poi nel cast di “Desirée”, opera prima di Mario Vezza. A maggio, inoltre, porteremo in scena un nuovo spettacolo, “Titina la magnifica”.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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