Non è solo un Gioco: quando il burraco diventa film

Oggi vi parliamo di Non è solo un Gioco, un cortometraggio di Guglielmo Lipari, che ha un protagonista inusuale: il burraco. Come si legge dalla presentazione, vogliamo rispondere ad una domanda: e se il burraco non fosse solo un gioco?

Rosaria De Cicco nel mokumentary Non è solo un Gioco
Rosaria De Cicco nel mokumentary Non è solo un Gioco

Non è solo un Gioco

Nulla sembra minacciare il solido rapporto tra le sorelle Annamaria e Pina Scoglio, giocatrici incallite di burraco che si classificano insieme a competizioni di alto livello. Annamaria è conosciuta come “Assistente al Volo”, donna sulla sessantina ex-impiegata provinciale; sua sorella, Pina, è per tutti “Pinella” ed è casalinga. La tensione per l’imminente partita contro i coniugi Martinelli sale, ma succede qualcosa che compromette ogni legame familiare e sentimentale tra le sorelle Scoglio.
Il cortometraggio si apre con una telefonata da parte di un ignoto intervistatore ad Annamaria. Il tentativo di intervista resta in sospeso e tiene lo spettatore in uno stato di curiosità e attesa. Attraverso colpi di scena, rivelazioni, intrecci, quello che in apparenza è un semplice gioco di carte si rivela come la crepa decisiva di una storia piena di segreti e misfatti.
Reso attraverso il genere del mockumentary da Guglielmo Lipari e Giovanni Masturzo, il cortometraggio è da Skratch Fab, con Highlander Irish Pub di Pierpaolo Palescandolo, Vicerversa e Giorgia Valenti Beccaria.
Le riprese del cortometraggio sono state realizzate presso Cava de’ Tirreni dal 14 al 17 ottobre 2019.

Il cast

Interamente Made in Campania e diretto da Guglielmo Lipari, il cortometraggio ha visto la partecipazione di un rinomato cast di attori come Rosaria De Cicco, Antonella Stefanucci, Antonio Speranza e Fabio Massa, che hanno dato voce e corpo a personaggi pieni di luci e ombre. Inoltre vede l’amichevole partecipazione di Gaetano Stella e Peppe Bisogno.

Gli aneddoti

Il regista Guglielmo Lipari, racconta sulle riprese: “La mattina dell’ultimo giorno di riprese eravamo tutti un po’ in ansia per diversi ordini di motivi. Elio (il direttore della fotografia) doveva assentarsi per questioni personali per circa 3 ore nel mezzo della giornata, avevamo un transfer di location tra la mattina e il pomeriggio, a causa dei ritardi del giorno prima non avevamo finito di sistemare una delle scene più complicate (scenograficamente parlando) per il giorno che veniva e, non ultimo, tutti sapevamo che quello era il nostro ultimo giorno insieme. Partiamo ugualmente carichi per invertire la rotta e per velocizzare i tempi in vista della lunga pausa che ci aspettava e una prima parte della troupe si dirige già sulla location della mattina (esterna).

La macchina con gli attori parte insieme con un’altra auto (della scenografa Valeria) nella quale c’ero io che guidavo e Valeria, la quale doveva venire a sistemare gli ultimi dettagli per poi ritornare autonomamente al campo base per preparare il set del pomeriggio. Dopo appena cento metri, la macchina con gli attori supera il semaforo che si fa rosso al nostro arrivo. Attendiamo il prossimo turno di verde per passare l’incrocio. In quel momento succede una cosa che non mi era mai capitata nella vita. La macchina si ferma. Preoccupato perché non sapevo il da farsi, mi giro verso Valeria e lei (già cosciente del perché) si mette le mani in testa gridando “La benzina!”.

Inutile dire che ero tra la rabbia, il divertito e l’incredulo perché non potevamo permetterci quel ritardo e soprattutto perché eravamo in testa davanti ad un semaforo in un centro cittadino con un po’ di auto dietro e davanti ad un incrocio che dava sulla nazionale principale. Scatta il verde e due ambulanti (di cui uno che già conosco di vista) ci spingono la macchina per farla ripartire. Uno di loro poggia una borsa sopra l’auto per stare più comodo nello spingere; impegniamo l’incrocio, l’auto riparte, facciamo un po’ di metri e l’ambulante ci grida “Oh! La borsa!”. Ce ne eravamo completamente dimenticati, Fortunatamente la pompa di benzina, nostra meta, era a 30 metri da quel semaforo”.

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