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#NonCiFermaNessuno, parla Luca Abete

Parole di esortazione e di carica di Luca Abete, che abbiamo incontrato in occasione del Tour motivazionale #NonCiFermaNessuno 2018 organizzato per tappe e promosso dallo stesso Luca. 

Torna ospite per La Gazzetta dello Spettacolo e ci racconta del nuovo tour.

Bentornato Luca Abete. Per i pochi che non conoscono ancora il tour motivazionale #NonCiFermaNessuno , vuoi spiegare in che cosa consiste e a chi è rivolto?

Allora l’idea mira ad un obiettivo ben preciso, ovvero cercare di stimolare i ragazzi a credere in se stessi  e non fermarsi davanti alle difficoltà, far capire a tutti che si può essere artefici della propria fortuna, magari operando alcune buone regole da mettere in campo nella vita di tutti i giorni. E’ un tour che nel tempo è diventata una Campagna Sociale che coinvolge tantissime persone. E’ nato quasi per caso, quando io parlavo con i ragazzi mi rendevo conto che dal punto di vista didattico sapevano tantissimo, erano preparatissimi, quello che a loro mancava era un po’ di fiducia.

Parole di esortazione e di carica di Luca Abete, che abbiamo incontrato in occasione del Tour motivazionale #NonCiFermaNessuno 2018 organizzato per tappe e promosso dallo stesso Luca. 
Luca Abete in posa per il suo tour motivazionale NonCiFermaNessuno

Spesso mi chiedevano come ero arrivato a Striscia La Notizia, come avevo coronato il mio sogno, come avevo raggiunto un traguardo così ambizioso, e si rendevano conto fondamentalmente che non ero un extra-terreste ma semplicemente un ragazzo come loro che invece di scoraggiarsi o lasciarsi scoraggiare, invece che fermarsi davanti alle difficoltà, aveva urlato “Non ci ferma nessuno, provando ad essere più forte degli ostacoli che la vita gli poneva davanti.

Luca Abete è chiaro: “Nella vita non vince chi impara a correre più veloce, ma chi capisce che nella corsa verso il traguardo dalle cadute ci si può rialzare più forti e che pian piano, caduta dopo caduta, ci si trasforma in vincitori. Per questo la fortuna non è un fattore casuale ma piuttosto ciò che siamo capaci di costruire per noi stessi.”

Cerco di far capire ai ragazzi che la differenza tra chi raggiunge un sogno e chi non lo raggiunge non sta nel fatto di avere una marcia in più o di essere  magari un supereroe, la differenza sta nel fatto che magari c’è chi si ferma un metro prima del traguardo e quelli che invece continuano a correre perché vogliono comunque provare fino in fondo a raggiungere l’obiettivo. In questi incontri che io tengo presso le varie Università e che sono delle Conferenze Spettacolo, dove si ride, ci si emoziona, ci si commuove, ci si confronta, nasce un’atmosfera bellissima e quindi il Luca Abete di “Striscia La Notizia” scompare …  all’inizio mi danno del Lei perché mi vedono come quello della televisione, quello importante, quello che va in onda su Canale 5, invece alla fine mi danno del Tu, mi vengono vicino, mi dicono “Grazie” e mi abbracciano e questa è la dimostrazione importantissima che si è, probabilmente, un po’ miopi di fronte alle reali esigenze dei ragazzi.

Quindi è meglio un fallimento, piuttosto che non provarci proprio?

Io dico che tutto ha inizio proprio con il fallimento, perché non credo che Maradona abbia fatto subito dei goal meravigliosi, magari ne avrà sbagliato qualcuno sotto porta quando era piccolo, e il più grande pittore probabilmente avrà fatto un quadro bruttissimo all’inizio. Ci sono storie bellissime da Walt Disney a Harry Ford… di persone che hanno cambiato il mondo ma che sono partite con dei fallimenti. Io ai ragazzi con una provocazione che li lascia a volte anche un po’ perplessi, gli dico: “Ragazzi, io vi auguro 100 porte in faccia, di cadere 100 volte…” Loro mi guardano e mi chiedono “Ma perché? Cosa ti abbiamo fatto di male?” … Ma in realtà è il miglior augurio che si possa fare, perché la vita è una palestra, più si cade e più si è costretti più e più volte a rialzarsi, e più ci si rialza più si diventerà bravi a farlo, quando uno diventa bravo a rialzarsi dopo le cadute… veramente riuscirà ad arrivare dappertutto e nessuno potrà fermarlo.

L’Università di Parma ti ha conferito il titolo: Luca Abete Professore ad Honorem in linguaggio del giornalismo: cosa rappresenta per te questo riconoscimento?

E’ un riconoscimento bellissimo per una serie di motivi: punto primo, io non sono giornalista e mi viene riconosciuta la capacità di trasmettere con un linguaggio giornalistico originale, un valore e un significato particolare a dimostrazione che si può essere (anche senza titoli ufficiali) qualcosa e fare qualcosa di buono.

Riconosce la bontà di un progetto che è partito da uno che non è che ha studiato per diventare un comunicatore, per diventare uno speaker, per diventare un  motivatore… ma è partito da uno che semplicemente ha provato a donare una piccola parte (scavando anche in se stesso) che pensava potesse essere utile anche agli altri e quindi questo riconoscimento, più che a Luca Abete, va ad un modo di pensare che viene confermato a parole con il Progetto #NonCiFermaNessuno e con i fatti dai tanti riconoscimenti che abbiamo ricevuto… non dimentichiamo che il Progetto quest anno ha ricevuto anche la Medaglia del Presidente Della Repubblica  e il Patrocinio del Ministero del Lavoro e Delle Politiche Sociali.

Per un Progetto, voglio sottolinearlo, che era partito come una sperimentazione e che sostanzialmente era stato proposto alle Università ed era stato accolto dalle stesse con tanto scetticismo … “Cosa vuole Luca Abete? Cosa vuole dire ai ragazzi?…” , mentre adesso sono le Università che chiamano noi, e tutto ciò è un ennesimo riconoscimento ma non del successo mio personale ma di quanto sia valido questo tipo di approccio nei confronti dei ragazzi.

Community dell’Ottimismo, promotrice di diverse azioni benefiche: vuoi parlarcene?

E’ bellissimo riuscire a fare un qualcosa di così profondo, quando si riesce a scuotere le persone nella parte più sensibile, quando muovi queste corde così intime dei ragazzi è bello che si possano mettere in campo anche altre iniziative. Ho capito dopo, in un secondo momento, quanto fosse grande e attiva la Community che ruota intorno a questo format e mi sono detto: “Perché non facciamo in modo che la Community stessa possa diventare portatrice di cose concrete per chi ne ha bisogno?”

Nessuna raccolta fondi ma semplicemente una partnership con il Banco Alimentare, abbiamo così trovato un Food Donor, ovvero Penny Market Italia, che con la sua sensibilità ci ha messo a disposizione dei kit merenda per bambini in difficoltà ed abbiamo pensato di far scattare un numero progressivo di kit merende in base all’attività della Community. Sul sito c’è un “pulsantone” che può essere pigiato e per ogni click si possono donare 5 kit merenda che vanno al Banco Alimentare e che le distribuisce alle famiglie italiane povere, che sono tantissime e che faticano anche a mettere un piatto a tavola e non possono nemmeno garantire ai bambini una merenda sana ed equilibrata, fondamentale per la loro età. Siamo già oltre gli 8 mila kit merenda raccolti, la soddisfazione è enorme ma la sfida continua, andremo avanti da qui fino a Dicembre e speriamo di raccoglierne quanti più è possibile.

Giusto per dare “due numeri” è importante sottolineare che anni fa abbiamo raccolto 25 mila pacchi di pasta, lo scorso anno abbiamo raccolto e donato al Banco Alimentare 15 mila chili di riso sempre grazie a Penny Market, quindi una Community che rimette in gioco il concetto di donare e lo fa diventare ambivalente: donare un sorriso, donare disponibilità, donare un’opportunità a se stessi e donare anche qualcosa di concreto a chi purtroppo è in difficoltà.

Luca Abete intervistato dai microfoni di La Gazzetta dello Spettacolo
Luca Abete intervistato dai microfoni di La Gazzetta dello Spettacolo

Luca Abete ha mai  tangibilmente “toccato con mano”  gli effetti positivi sui partecipanti al tuo tour motivazionale?

Inizialmente i ragazzi ti vedono come una persona estranea, che non conoscono… ma basta un’ora e mezza di chiacchierata che facciamo in aula e dopo ti vengono vicino chiedendoti semplicemente un abbraccio. Quando torni nelle università, magari l’anno successivo, ritrovi alcuni ragazzi che erano stati anche l’anno precedente che ti raccontano con dei “feedback” gli effetti positivi e terapeutici di questi incontri. C’è una ragazza che ho incontrato a Varese che mi aspettava… pensa che quando sono arrivato, tutti mi dicevano: “Luca c’è una ragazza che ti aspetta da stamattina..” e lei quando mi ha visto mi ha detto: “Luca Abete ti aspettavo perché volevo dirti grazie, ero in un periodo brutto della mia vita, volevo lasciare l’università, sono venuta da te, ho parlato con te e ho riflettuto con te e dopo ho messo in campo delle azioni…ora ho ripreso a studiare, ho trovato un lavoretto part- time e sono di nuovo una persona che ama la vita, perché mi sono riappropriata del mio benessere.”

A Milano qualche giorno fa, una ragazza mi ha scritto una lettera bellissima, in cui mi raccontava come aveva cambiato il proprio approccio nei confronti delle cose che la circondavano, anche dal punto di vista degli affetti.

Alla fine è questo quello che ci fa essere felici. Faccio un lavoro bellissimo, dove ho la possibilità di guadagnare i soldi che mi servono per vivere, dove abbiamo milioni di telespettatori che ci guardano e picchi di audience che riempiono le pagine dei giornali, in più ho questi incontri che mi riempiono il cuore e che mi fanno sentire importante per loro.  I veri VIP, secondo me, sono coloro che riescono ad essere veramente importanti per qualcuno, ma non dal punto di vista della notorietà, ma dal punto di vista proprio dell’utilità che riescono a rappresentare per chi ci circonda.

Prima di salutarci ti chiedo un consiglio che Luca Abete rivolge ai giovani studenti e non solo, anche in virtù del recente tristissimo episodio di cronaca che ha visto coinvolta la giovane Giada, che si è tolta la vita proprio in una Università…

Quello che penso io è che siamo troppo distanti, paradossalmente in un’epoca dove le possibilità di raggiungersi  sono molto ravvicinate e questo dovrebbe farci riflettere.

L’episodio della ragazza ha scosso tutti e me per primo. Non è purtroppo il primo caso, ce ne sono tantissimi. Molto spesso io dico hai ragazzi che abbiamo una versione, un’idea sbagliata di successo.

Noi siamo esseri umani, abbiamo dei limiti e abbiamo dei vantaggi e non dobbiamo vergognarci delle nostre debolezze. Le debolezze ci rendono particolari e se qualcuno ci impone dei parametri per misurare il nostro successo, ebbene noi dobbiamo cercare il successo non in base a quello che gli altri vogliono da noi, ma dobbiamo inseguire quello che possa essere il NOSTRO successo.

Io non conoscevo la ragazza ma se l’avessi incontrata prima avrei fatto di tutto per farle capire che non è quello che ci chiedono il nostro obiettivo… ma il nostro obiettivo deve essere quello di raggiungere il successo vero che è la giusta via di mezzo da quello che siamo e quello che è giusto cercare in base alle nostre ambizioni, in base alle cose che mettiamo in campo. Probabilmente lei non ha avuto il coraggio di seguire i propri sogni, non ha avuto la forza, l’energia giusta per andare avanti, cadendo in quel tranello che ci vuole schiavi di un percorso che magari non ci appartiene. Allora io ai ragazzi dico sempre che facciamo bene a studiare, leggere tanti libri, nel corso della vita studiamo tanto… ma il nostro riscatto, la nostra fortuna parte dallo studio, dalla lettura di un libro che in pochi leggono veramente, il libro di quello che  siamo veramente!

Poche operazioni per affrontare non solo le difficoltà ma proprio l’approccio nei confronti della vita, studiarsi e analizzarsi, capire se le paure che abbiamo sono giustificate e superabili. Studiare il nostro talento, studiare il nostro talento vuol dire capire quali sono i nostri punti di forza e i nostri  punti di forza possono diventare la nostra opportunità di riscatto e di salto di qualità. Se noi cominciamo a studiare il nostro corpo, le nostre attitudini, il nostro talento e il nostro futuro come se fosse un libro, probabilmente ci ritroveremo fra le mani qualche certezza in più, qualche paura in meno e magari lavorando per bene, con un po’ di tempo possiamo trovare anche quella fortuna che pensiamo di meritare.

Grazie a Luca Abete per la preziosa chiacchierata e per la vicinanza ai ragazzi, anche se sarebbe bene che tutti, indipendentemente dall’età, facessero tesoro dei consigli e dei suggerimento di Luca, in quanto ognuno di noi ha bisogno di credere che sia sempre possibile un riscatto e ogni età riserva delle attitudini che non andrebbero mai trascurate, perché in ognuno di noi risiede un valore che potrebbe essere rivolto verso fini utili e positivi non solo per se stessi ma anche e soprattutto per gli altri.

Prossime tappe a partire dal 17 Aprile a Napoli presso l’Università  Federico II, Campobasso 8 maggio e Roma 22 maggio (Altri appuntamenti sono in via di definizione, le date e gli atenei potrebbero variare per motivi organizzativi).

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