Anna Novikova: il Marito Seriale, Napoli raccontata dalla scrittrice russa

E’ dalla felice contaminazione delle culture russa e partenopea, che è nata una piecé ironica e vivace al tempo stesso, magistralmente ambientata nella Napoli contemporanea, da Anna Novikova, talento letterario di provata esperienza, che per tratteggiare il protagonista di questa sua nuova sceneggiatura teatrale ricca di colpi di scena, ha voluto rifarsi alle reali vicende amorose e personali di un suo amico oltre che compaesano in terra di Russia: Vitaly.

Anna Novikova
Anna Novikova

E’ lui, il fotografo che “ama le Donne”, che ha finito per ispirare ad Anna (già laureata in lingue e con un dottorato in economia, giornalista internazionale che ha lavorato per Russia Today, autrice di numerose pubblicazioni sulle riviste e sui media outlet russi, cinesi e americani, nonché autrice di diversi racconti in russo e inglese ed ancora di un romanzo e di una sceneggiatura cinematografica in lingua inglese, intitolata The Lost Life e del volume “ Settore di petrolio e gas russo nel contesto della globalizzazione” pubblicato in Russia e Germania) questa sua commedia dedicata alla sua città di adozione e di fatto già pronta per essere data alle scene. Il protagonista, il napoletanissimo fotografo Vittorio Vatturello, interpreta i tratti umanamente grotteschi e comici del conquistatore incallito che però niente ha a che fare con i Casanova e Don Giovanni della tradizione lirica e teatrale. Vatturello, che innegabilmente è il Vitaly della realtà trasfigurato ma non trasformato ad uso teatrale, in realtà si avvicina molto di più alla figura paternalistica di uno spensierato e spesso leggero uomo – oramai di mezza età – che le “sue” donne (anzi le sue tante mogli) le ha tutte veramente amate con passione.

Il Marito Seriale (Graus Editore – Prefazione di Rocco Familiari) riproduce l’affresco di una Napoli ammiccante e ruffiana, dunque frivola ma al tempo stesso anche profondamente umana e carica di quei valori morali che l’autrice-scrittrice inserisce come tema di fondo, senza mai confermare la dichiarata curiosità per una serie di temi come quelli sessuali che affiorano dal testo e dalla narrazione. Ad un occhio attento, la distinzione fra i due livelli di comunicazione si evidenzia solo attraverso una analisi assai approfondita della trama. E ovviamente dalla decodificazione strutturale del linguaggio. Come accade nell’opera, ad esempio, di un grande regista come Stanley Kubrik che nei suoi film più famosi (da “2001 Odissea nello Spazio” ad “Arancia Meccanica”, “Barry Lindon”, ed ancora a “Eyes Wide Shut” passando per “Full Metal Jacket”) dove l’apparente esaltazione del sesso, della promiscuità amorosa, della violenza motivata dalla guerra o addirittura senza alcuna razionale motivazione, arriva a coprire il vero messaggio “morale” dell’autore. Al netto dei tentativi di decrittazione analitica, “Il Marito Seriale” è un testo brillante ed efficace dal punto di vista della resa scenica, assai piacevole ed intrigante. Con un amalgama ben costruito infine, nella varietà ed umanità dei suoi personaggi. Il libro della Novikova è un invito alla lettura per quanti amano ed apprezzano il teatro del “colpo di scena”.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo ad Anna Novikova. Partendo del tuo vissuto di scrittrice, nelle tue opere è evidente una contaminazione culturale che potremmo definire di tipo “russo-napoletana”. Cosa fai prevalere del tuo sentimento russo e cosa ti affascina invece della napoletanità?

La musicalità della lingua italiana mi attira molto. In gran parte perché il russo, che semplicemente ne è privo, ha invece una forma e un ritmo più robusti. È probabilmente una lingua più “profonda” e ti dà i mezzi per essere più creativo nell’inventare nuove tonalità e sfumature, anche se meno strutturata dell’inglese e del tedesco, che per me rimangono due lingue più adatte alla poesia. L’italiano possiede però un ritmo inconfondibile, speciale. Sono ormai passati 10 anni da quando sono venuta in Italia per la prima volta. Ricordo che non appena atterrata mi sentii subito stregata dall’interminabile canzone che era allora l’italiano per il mio orecchio, come da un incantesimo. Mi affascina la visibile leggerezza di Napoli e dei napoletani, ecco cosa ho cercato di riportare nella mia commedia. Volevo infonderle un sapore dolce di divertimento e imperturbabilità. Non avevo intenzione di scrivere una commedia “napoletana”, anche se ho sempre ammirato Luigi Pirandello, che considero uno dei miei maestri. Il Marito Seriale è ambientato a Napoli cosi come poteva essere ambientato a Mosca o a Yaroslavl, la mia citta natale e la sede del primo teatro russo. Volevo dare al lettore una prospettiva fresca e nuova. Volevo condividere la mia visione di Napoli, la visione di un viaggiatore curioso che è talmente attirato da una cultura che gli è nuova, che si ferma per immortalarla sulla carta nella speranza che anche gli altri se ne innamorino. Non cercavo di offrire una sistemazione che avesse il valore di una voce “enciclopedica” su come è nella realtà.

Il Marito Seriale segue certuni canoni classici della commedia napoletana del ‘700, con i suoi colpi di scena ed i personaggi che “sorprendono” ma alla fine, non più di tanto. La storia che rappresenti in epoca contemporanea, in qualche modo ti è stata ispirata da esperienze di vita diretta?

Dubito che ci sia una storia mai scritta che non fosse ispirata da esperienze di vita diretta. Tutto il vissuto, ogni persona che incontro e perfino gli episodi dell’infanzia vengono inconsciamente amalgamati per fare da fondazione alla scrittura. Anche il personaggio del Marito Seriale è ispirato ad una persona che conosco, un bravissimo fotografo russo di nome Vitaly Vakhrushev, con il quale ho avuto il piacere di lavorare insieme. Vitaly è una persona che stimo moltissimo, ha un gran cuore e uno sguardo originale sulle cose. Insieme abbiamo realizzato alcuni progetti, come “Faces of Russia”, dove raccontiamo delle persone straordinarie del Paese (tra i quali direttori di teatro, scrittori, ma anche semplici commesse ed ex professori che vendono sigarette sulle bancarelle – coloro che con la loro straordinaria umanità cambiano il futuro e sono i volti da conoscere veramente), ma anche un progetto dedicato alle famiglie con i bambini autistici che spesso si sentono abbandonati e privati della loro voce. Oltre a essere un fotografo con una visione davvero unica e di una intelligenza e cultura da invidiare, Vitaly è anche, come lo potrebbero definire in Italia, un Don Giovanni. Da quando lo conosco, nonostante i suoi cinquant’anni Vitaly non ha mai smesso di credere che ogni donna che incontra è quella della sua vita. Naturalmente, come vediamo nel Marito Seriale, il suo non è un interesse di carattere puramente sessuale, altrimenti gli basterebbe sedurle. Vitaly, come anche il protagonista della commedia, Vittorio, va ben oltre la seduzione e sposa ogni donna che gli fa venire le farfalle nello stomaco. Per quanto riguarda gli altri personaggi, nella mia professione da giornalista avevo incontrato e osservato tanti tipi di persone. Credo che tutti loro siano il frutto del mio vissuto. Esistono nel mondo reale e li conosciamo tutti perché sono descritti in modo universale. Non c’è nulla in questa commedia che possa essere considerato appartenente a una sola nazione. Essa è piena di personaggi dell’era moderna.

Anna Novikova

Fra i personaggi femminili che metti in scena, a quale ti senti maggiormente vicina da un punto di vista ideale ma anche concreto, e perchè?

Molto probabilmente a nessuna di loro. Come autrice mi vedo in ognuna di loro, ma vale anche per i personaggi maschili. Non mi identifico con un solo personaggio della mia scrittura. Sarebbe come scegliere il preferito tra i figli. Scherzi a parte, ammiro Donna Francesca per l’assenza di illusioni, il suo vigore e il coraggio nel dire sempre ciò che pensa, nel modo più schietto.

Amore, poliamore, sesso, bisessualità e intrigo. Ne “Il Marito Seriale” c’è un pò di tutto questo ed il filo della narrazione ne esce vivacizzato. Come autrice e pensatrice, ti affascina di più la esplorazione di un mondo interiore complesso accettandolo così come esso è, oppure percepisci di avere una visione più dogmatica e moralista nell’approccio a queste tematiche?

O come dicono i russi: sei piu’ Dostoevsky o Tolstoy? (ride) Dopo il finale di Anna Karenina, non ho più smesso di litigare dentro di me con Tolstoy – ecco la mia risposta. Credo che il compito dello scrittore sia indagare sull’esistenza cosi come lo faceva Dostoevsky, e non giudicare da un piedistallo pur se nel modo più raffinato e magniloquente che esista, come faceva Tolstoy. Ed è cosi che affronto temi come la bisessualità e il femminismo. Ne parlo perché questi temi vengono discussi spesso e mi circondano, ma non ho bisogno di scrivere per affermare la mia posizione su un argomento o un altro. Sarebbe davvero infantile.

Ci sarà un seguito al tuo “Marito Seriale” e nel caso fosse così, per quale motivo?

In questo momento direi che la riposta a questa domanda non può che essere negativa, ma preferisco sempre lasciare la porta aperta quando si tratta di scrittura. Non si sa mai cosa può e cosa non può accadere domani.

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