Alle corde: l’esordio letterario di Leandro Conti Celestini

Leandro Conti Celestini è un designer e artista italiano nato a Milano nel 1978 e, dopo una laurea in Storia dell’Arte, è volato a Los Angeles per lavorare nella moda e nel cinema.

Da sempre attratto dall’estetica glamour di Old Hollywood degli anni 40, dai film noir e le immagini in bianco e nero, lo stile che pervade ogni sua opera, dalla scrittura, alla pittura, alla fotografia, mostra un lato nostalgico e retrò, unito all’influenza dei grandi maestri italiani del cinema, dell’arte e della moda.

Alle corde - Leandro Conti Celestini

“Alle Corde” è il suo primo romanzo pubblicato con Eros Cultura Editore del Gruppo Editoriale Brè e rappresenta il debutto in un ambito, quello editoriale, che non pensava gli appartenesse.

Leandro Conti Celestini, come è nata l’idea di dar vita a questo libro?

Il libro è nato un po’ per gioco: un anno dopo aver lanciato il mio brand di underwear Tigerheat Productions sul mercato americano (uno degli stili è indossato dal protagonista sull’immagine di copertina), l’idea di una storia ambientata negli anni ‘70 nell’America più “rurale” con un giovane wrestler iniziò a farsi strada, vedevo un personaggio un po’ disperato che cercava di avanzare in un mondo senza regole. Parlando del mio progetto su Instagram, chiesi se qualcuno fosse stato interessato a leggere quello che avevo iniziato: l’interesse che arrivò dalla community fu enorme, mi incoraggiarono, mi spinsero ad andare avanti nei momenti di blocco e mostrarono sempre una positività che mi diede nuove spinte fino alla fine. Il successo di aver finito un libro lo devo anche i miei followers, che non hanno mai smesso di supportarmi.

La storia che racconti ci catapulta, appunto, indietro nel tempo, a fine anni ’70 e in un’America del Nord fatta di cieli sconfinati e lunghe strade circondate da solo deserto e montagne in lontananza… è un’America ancora attuale quella che descrivi oltre, naturalmente, ai paesaggi?

L’America è di sicuro un posto strano e affascinante: se al giorno d’oggi tutti comprano online, dalla spesa, a capi di vestiti che noi italiani non ci sogneremmo di prendere senza prima provare, dall’altra parte è un mondo che è rimasto un po’ indietro nel tempo.  Vedo spesso bellissimi edifici ancora anni ‘30, anni ‘50 o ‘70, elettrodomestici che noi usavamo vent’anni fa, o anche certi modi di fare antiquati e piacevoli. Resta sempre un paese immenso, con distanze sconfinate tra una città e l’altra e chilometri e chilometri di paesaggio quasi incontaminato nel mezzo; è ancora possibile (e molto divertente) capitare in una cittadina, magari nascosta tra foreste di sequoie, o nel deserto, o sulle montagne, dove c’è poco internet e le cose sono rimaste immobili. Ci sono evoluzione e contraddizioni, una mentalità ottimista proiettata nel futuro ma anche ancorata alle tradizioni.

Tristan, il protagonista, è un giovane uomo con un sogno: entrare nel circuito del Professional Wrestling. I suoi viaggi compiuti con la speranza di venire notato dalle federazioni ufficiali ed entrare nel grande giro di fatto sono anche profondi viaggi interiori. Potremmo definirlo un romanzo di formazione?

Io definirei questa storia un classicissimo romanzo di formazione: assistiamo alla sua faticosa scalata al successo e alla sua crescita interiore, con le scelte che intraprende, le loro conseguenze e gli sbagli che lo fanno maturare, mutare, accettare quello che è. Ma imparerà anche ad accettare la sua responsabilità… e chi lo sa cosa gli riserverà il futuro? La vita è un continuo viaggio, non si è mai arrivati e non smetteremo mai di cambiare.

Quanto di autobiografico troviamo in Tristan?

C’è un po’ di me in Tristan e in quello che ha attraversato. Lui di sicuro sarebbe un amico che avrei voluto avere al mio fianco, rappresenta forse come sarei voluto essere io “in meglio” da ragazzino: più libero, più intraprendente… e inoltre lui mostra rispetto, la caratteristica che ammiro di più negli altri. Al giorno d’oggi ci vuole coraggio nel dimostrarlo! Non esitiamo a ferire estranei o chi ci sta attorno per raggiungere i nostri obbiettivi e le città sono piene di competizione, bullismo e violenza amplificate dai social media, in cui appariamo perfetti, impegnati e richiesti. Anche a costo di apparire vecchio, rimpiango quando la vita era più facile senza la tecnologia di oggi e, forse per questo, ho ambientato la storia in un periodo lontano, dove il talento era più importante dei followers. Per quanto riguarda il wrestling, io non sono mai stato un professionista, anche se mi sarebbe piaciuto che le nostre scuole avessero questa disciplina come succede in US… forse perché ero già gay! Ma come tutti, anche io da ragazzino giocavo alla lotta con gli amici, e, anche se era solo divertimento, non c’è mai stato nessuno a cui non piacesse… gay o straight che fosse!

La copertina è molto esplicita e anche molto cruda, da una parte richiama l’eros e l’omosessualità e dall’altra mostra gli occhi sognanti di un giovane alla ricerca di sé e di affermazione. Sei d’accordo con questa mia affermazione?

Effettivamente la copertina è molto controversa, ho ricevuto commenti super positivi (molto hot) o davvero negativi (ridicola, troppo gay, etc.), nessuna via di mezzo… ma sono più che d’accordo: chiesi all’artista di realizzare il protagonista come un giovane San Sebastiano o un angelo di Botticelli; volevo che fosse bellissimo e che esprimesse la sofferenza di quei momenti difficoltà che più o meno tutti abbiamo vissuto almeno una volta; parlo di quando ci siamo sentiti “alle corde”, quando tutto sembra essere perduto, ma lo stesso non abbandoniamo la speranza e troviamo l’ultima goccia di energia per reagire. Il suo viso è il non arrendersi, il volersi affermare e combattere, anche quando tutto è contro.

Infine, abbiamo detto che l’idea nasce da un progetto di moda: come si coniuga la figura di scrittore a quella di stilista emergente?

Il mio lavoro nella moda mi dà molte ispirazioni, forse perché ne devo cercare costantemente per andare avanti e adoro il processo della ricerca, allora succede che idee in parallelo mi raggiungono senza pensarci troppo. Qui negli US ho diversi lavori (come tutti): in un’azienda di abbigliamento dove disegno la collezione, le stampe per i tessuti, mi occupo dei servizi fotografici e del marketing, siamo un po’ dei tutto fare… e insegno pittura all’università. Il lavorare da solo mi permette di dedicarmi a più cose indipendentemente, ma di fatto sono sempre stato abituato ad essere interdisciplinare da tutta la vita.

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