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Giulia Rupi, in scena la sua Elettra

A tu per tu con Giulia Rupi

L’attrice Giulia Rupi porta a teatro lo spettacolo Elettra. Una sfida importante per una giovane attrice e ragazza che si confronta così con un personaggio mitico che ha sempre affascinato. La Gazzetta dello Spettacolo incontra Giulia Rupi per una chiacchierata su Elettra, su i suoi progetti indipendenti e su quell’amore per il Teatro che è senza freni.

Benvenuta, Giulia Rupi. Sei in teatro con lo spettacolo Elettra. Presentamelo…

Ciao, grazie. Sì, Siamo in scena al Teatro Vittoria fino al 28 maggio. Lo spettacolo è “Elettra” di Hugo von Hofmmansthal, regia e rielaborazione drammaturgica di Giuliano Scarpinato. Lo spettacolo è nato due anni fa all’interno delle Dionisiache – Calatafimi Segesta Festival, poi l’anno scorso abbiamo partecipato al concorso “Salviamo i Talenti” per giovani compagnie organizzato dal Teatro Vittoria, vincendo il Premio Attilio Corsini che ci ha portato ad essere quest’anno in cartellone.

Lo spettacolo narra le vicende del mito degli Atridi. Elettra, figlia dell’eroe di guerra Agamennone, vive per vendicarne l’assassino ad opera della madre Clitemnestra e del suo amante Egisto. Il suo è un dolore muto e forsennato a cui nessuno riesce a strapparla, dolore che vive nella speranza dell’arrivo del fratello Oreste, destinato a compiere l’assassinio dei due traditori e a riprendersi il trono. La versione di Hofmansthal è poetica ed onirica ma al tempo stesso molto carnale. Si conclude tutto in un atto, con un ritmo molto scandito, quasi cinematografico.

Il tuo personaggio ti somiglia?

Elettra è un personaggio mitico e per questo sarà sempre lontano dalle nostre piccole esperienze quotidiane, però proprio questa sua universalità ce la fa in qualche modo apparire sempre vicina. Per quanto mi riguarda ci sono diversi aspetti che sento vicini come l’ostinazione, la forza che si impone di avere nonostante la tragedia, l’alto senso dell’onore, il forte legame con il mondo onirico, vivere tutto ciò che la attraversa, il dolore, l’amore, la passione, all’estremo. Tutte cose che la portano verso una sorta di follia che la fa bruciare fino alla morte. Io però mi fermo molto prima (per fortuna!)

Che esperienza rappresenta per te questa?

Un’esperienza importante, gli aspetti emotivi che ruotano intorno a questo progetto sono davvero tanti, tra le altre cose, la nascita della mia compagnia, Wanderlust Teatro, composta da compagni della Scuola del Teatro Stabile di Torino, progetto a cui pensavamo da tempo e che finalmente ha avuto l’occasione di prendere vita.

Quale speri sia il messaggio che gli spettatori colgano del tuo personaggio?

Spero che vengano coinvolti dalla storia, questa per me è la cosa più importante e spero di riuscire a trascinarli in questo con me, con noi.

E invece dello spettacolo?

Sono molto felice quando il pubblico viene toccato da quello che vede in scena, quando ha la possibilità di lasciarsi andare alla potenza del mito che ci porta sempre da un’altra parte rispetto alla realtà che lasciamo fuori dal teatro. “Elettra” vive di un progetto scenico molto raffinato e curato in tutti i suoi aspetti dalla regia di Giuliano Scarpinato, dalle luci di Danilo Facco e dalle musiche di Elio D’Alessandro. In questa nuova versione si è scelto inoltre di aggiungere le bellissime videoproiezioni create da Daniele Salaris, che arricchiscono la potenza evocativa dello spettacolo.

Quale è il ricordo più bello che ti lascerà questo progetto?

Troppi per sceglierne uno. Forse il debutto a Segesta, anche se ogni replica è una scoperta.

Presentati a noi, Giulia. Chi sei?

Sono un’attrice, ho origini toscane ma vivo a Roma ormai da diversi anni. Sono diplomata alla Scuola del Teatro Stabile di Torino e ho vissuto là per tre anni. Lavoro soprattutto in teatro e in cinema quando ce n’è l’occasione, soprattutto in progetti indipendenti che amo per l’urgenza e la volontà di essere realizzati che c’è nei loro ideatori. Amo quando si crea una squadra, quando i progetti diventano comuni e quando si riesce a non fermarsi davanti a tutti gli ostacoli burocratici e non, che si presentano sempre. Da un po’ di tempo seguo anche le attività del sindacato e spero in una ventata nuova che riporti più dignità alla cultura in generale e nello specifico, ai lavoratori dello spettacolo dal vivo.

C’è un ruolo che ti piacerebbe ottenere e che hai sempre desiderato?

Elena dello Zio Vanja di Cechov sicuramente ma moltissimi altri, da Giovanna D’arco di Shaw a Blanche Dubois di Williams. Un mio sogno nel cassetto è portare un giorno in scena “Rosa Vercesi” di Guido Ceronetti, un testo e un personaggio al quale sono fortemente legata. Parla di una donna che negli anni venti a Torino uccide la sua amante in un momento di delirio sessuale ed è tratto da una storia vera, un vero processo. Ma mi piacciono molto anche i personaggi più comici, che spero di esplorare di più.

Progetti futuri di cui vuoi parlarci?

Nella prossima stagione prenderò parte allo spettacolo inedito “Tutte a casa” con Paola Gasmman e Paola Tiziana Cruciani con la regia di Vanessa Gasbarri, con la quale ho debuttato di recente al Teatro della Cometa con “Risiko – quell’irrefrenabile voglia di potere” di Francesco Apolloni e ovviamente continuerò a lavorare ai progetti di Wanderlust Teatro.

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