Tony D’Alessio: la voce del Banco del Mutuo Soccorso

E’ entrato nel Banco del Mutuo Soccorso in punta di piedi ed ha subito colpito al cuore i tantissimi sostenitori della mitica prog rock band italiana, una delle pochissime formazioni del nostro paese ad aver raccolto consensi unanimi anche all’estero.

Tony D'Alessio. Foto di Roberto Scorta
Tony D’Alessio. Foto di Roberto Scorta

Nato a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, Tony non poteva essere sostituto migliore, e più appropriato, del frontman originario del Banco, il compianto Francesco Di Giacomo e con il suo talento e la sua sensibilità nell’interpretazione D’Alessio ha contribuito all’ottima riuscita di Transiberiana, il cd del Banco del Mutuo Soccorso uscito dopo 25 anni di “silenzio” e arrivato prontamente nella top 20 dei cd più venduti e al primo posto di quella dei vinili più venduti.

Una scommessa vinta sia da parte dello stesso Tony che da parte di Filippo Marcheggiani, ottimo chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, che ha individuato in lui le giuste qualità e lo ha voluto nella sua band heavy metal Scenario. Per non parlare di Vittorio Nocenzi, il leader storico del BMS, che lo ha inserito nel line-up della formazione.

D’altronde la biografia del cantante dai lunghi capelli riccioli parla per lui e le sue prime esperienze live risalgono al 1987, con gruppi musicali di metal estremo e rock progressive, anche in veste di produttore artistico ed esecutivo. Nel 2001 Tony ha vinto il Premio di Rai-Sat per il Rossellini Film Festival, ha collaborato con Stefania Cento, Luciano Varnadi e Andrea Roncato, ha fatto parte dei Guernica, del gruppo salernitano Il Pozzo di San Patrizio, ha militato negli Incest of Society e Lost Innocence, quindi ha fondato La Mela di Odessa e si è aggiudicato il secondo posto a X Factor 2013 con il gruppo Ape Escape. Il suo approdo nel Banco del Mutuo Soccorso accresce la storia personale ed artistica di Tony D’Alessio regalando al pubblico un interprete sempre più preparato e degno di stare al centro dell’attenzione.

Tony D’Alessio, qual è il pezzo di Transiberiana che ti piace di più cantare?

Tutti i brani del cd mi coinvolgono emotivamente comunque devo dire che mi piace molto cantare Oceano e Strade di Sale però L’Imprevisto è un brano che mi rappresenta un po’ di più dal punto di vista della vocalità, è una questione di empatia. Dipende anche dal momento. Inoltre mi piace cantare Campi di Fragole con Vittorio perché è una melodia molto bella. Ogni brano ha la sua particolarità.

Hai nominato L’Imprevisto e in effetti la tua carriera è stata costellata da parecchi imprevisti che poi si sono rivelati degli exploit…

Si’, la mia carriera è stata tutta piena di imprevisti che, come dice la canzone, io non ho mai preso come l’ultima sfida ma come la nuova sfida. Per me ogni volta che si presenta un imprevisto è uno stimolo al cambiamento e all’innovazione che oggi è fondamentale, soprattutto per chi lavora con l’arte. Sapersi adeguare e respirare quello che succede intorno, riuscire in qualche modo a sfruttare l’onda che ti sta investendo. Invece di opporsi all’onda cavalcarla e cercare la propria direzione nel momento in cui poi l’onda non si oppone più.

Questo è sicuramente il momento in cui stai cavalcando bene l’onda, visto che dopo l’uscita di Transiberiana le critiche sono state super positive per te. Agli inizi di sicuro avrai avuto un pizzico di ansia per doverti assumere questa grande responsabilità ma adesso le cose come vanno?

Di base io tendo sempre ad aspettarmi una reazione positiva perché sono una persona che cerca sempre di fare del suo meglio. Non avrei mai voluto sostituire Francesco. Io da fan avrei adorato stare ancora li’ sotto al palco ad ascoltarlo o magari sul palco ma insieme a lui, quella sarebbe stata la cosa più emozionante. Quindi questo “imprevisto” è stato l’occasione per salire sul palco con uno spirito differente. Io non ho scelto di sostituire Francesco, non lo avrei mai fatto se ci fosse stato lui. Questa è una spinta emotiva anche a portare avanti tutta la sua opera, quello che ha raccontato e detto nei suoi testi che ancora canto, le emozioni che le persone respirano rivivendo le canzoni e cantandole insieme. Il Banco è una famiglia composta dal pubblico e da chi è sul palco. Quelle sono cose impagabili, che ripagano qualunque ansia e qualunque carico di responsabilità. Queste sono le cose che facciamo rivivere. Poi ci sono quelle nuove e qui vorrei che le persone pensassero a Tony, perché Francesco non ha avuto mai l’occasione di lavorare su questi brani, non li ha mai sentiti perché li abbiamo composti dopo la perdita terribile che ci ha colpito. Ci fa piacere pensare che lui sorrida insieme a Rodolfo, guardandoci dall’alto e ci tenda il pollice verso l’alto.

Tu conosci e frequenti la band già da anni. Alla luce del nuovo lavoro, Transiberiana, in cosa pensi che il gruppo sia cambiato?

Il cambiamento o la metamorfosi, se vogliamo chiamarla così, è un processo naturale che in questo caso è stato accelerato dalle disgrazie e che ha portato Vittorio a raccontare qualcosa di nuovo su quello che era successo e raccontandolo con una metafora, con delle poesie, con delle note bellissime che richiamano il Banco soprattutto degli anni Settanta ma c’è di tutto. In Strade di Sale, che ho nominato prima, ad esempio, si risente molto il Banco degli anni Ottanta come solarità e come sensazioni. Quindi c’è stata la voglia di dire ancora qualcosa.

Parliamo invece del vecchio repertorio del gruppo che tu affronti molto bene. In quell’ambito qual è il brano che senti più tuo?

Parlando delle mie emozioni, sono tre i momenti che mi vengono in mente anche se ogni canzone ha qualcosa che mi coinvolge. Il primo momento è la seconda parte di RIP. Già RIP in generale e un bel brano rock progressive, ma il finale che si apre sulla spiritualità tocca delle corde dell’anima che vanno a riguardare dei sentimenti al confine tra la rabbia e il dolore, la voglia di essere umani perché si parla di guerra dei disastri che fa la guerra. Attraverso gli occhi di un guerriero che ormai è morto, che ha una lancia nella pancia e gli occhi volti al sole e il vento l’accarezza. In quel momento tu sei li a combattere. Se ci sono i guerrieri è perché ci sono le guerre quindi parte della responsabilità è la sua ma comunque era uno di noi, era un essere umano, era un figlio, era un padre e certe cose non dovrebbero succedere, non dovrebbero esistere. Poi Canto nomade per un prigioniero politico, che mi tocca dal punto di vista personale. E la mia bandiera da quando ho avuto consapevolezza politica dell’esistenza di pensieri filosofici che potessero agevolare ed aiutare la societa ad essere un posto migliore, metaforicamente parlando. Il terzo brano che mi emoziona tantissimo è la seconda parte del brano La Conquista della posizione eretta, ovvero la descrizione di un essere umano che si alza per la prima volta in piedi e vede più lontano di quello che poteva vedere e sente il vento sul viso e ha consapevolezza di qualcosa che sta cambiando, quindi l’evoluzione, la metamorfosi di cui parlavamo. E’ sempre qualcosa che mi fa piacere considerare, pensarmi come un essere in evoluzione non semplicemente come un essere che invecchia e che è destinato a finire.

In passato tu hai avuto anche varie esperienze con il metal estremo. Ancora canti questo tipo di musica?

Qualche collaborazione può capitare sempre perché mi diverto, in più da dieci anni sono conduttore di un programma radiofonico che trasmette l’hard rock il rock progressive fino al metal estremo. Si chiama Moshpit ed è su Radio Base, un’emittente che ha diverse frequente in Campania in Fm ed è presente anche in digitale. Abbiamo una totale apertura di genere e passiamo tutto quello che gli altri non passano in radio. Li’ sfogo le mie frustrazioni di essere underground, ciò che sono stato per tutta la mia vita. C’è una realtà che vorrebbe emergere in questo senso ma non c’è una struttura che l’agevola per motivi prettamente economici. Quello non è un genere che puoi fare per tutta la vita se hai una famiglia e devi guadagnaredei soldi.

Fare del metal estremo in Italia è molto complicato e se è possibile, è possibile per pochissime band. Mi piacerebbe continuare a fare queste collaborazioni ma quando canto con il Banco devo essere adeguato al Banco. Non posso fare scream e growl anche se la sperimentazione c’è, ma in un’altra dimensione dal punto di vista delle vocalità. Ho conosciuto Filippo grazie a questo, perché all’epoca cantavo in una band trash metal progressive con influenze medievali, i Lost Innocence ti lascio immaginare quanto underground potessimo essere. La prima band di quel genere italiana ad avere una produzione all’estero. Abbia fatto parecchi dischi ed è stata anche l’occasione per conoscere Filippo. Avvicinai Francesco nel 1996 ad un concerto per chiedergli di Demetrio Stratos, che in quel momento stavo studiando, oltre che naturalmente per complimentarmi con lui ed abbracciarlo. Ero un suo fan, sapevo che erano amici con Stratos e lui poteva raccontarmi delle cose che altri non potevano raccontarmi perché Francesco lo conosceva come uomo. Abbiamo parlato per più di mezz’ora durante il soundcheck e ad un certo puntosi si avvicinò Filippo che all’epoca aveva i capelli lunghi e barba. Eravamo più simili, io li avevo lunghi fino al sedere…

Mi disse che aveva un gruppo prog metal e che stava facendo i provini per un cantante. Mi chiese: vuoi partecipare? Mi diede un bigliettino da visita, ci contattammo e da li, anche grazie al parere positivo di Francesco, sono diventato il cantante della band di Filippo che erano gli Scenario. Quella è stata l’occasione per entrare di più nel mondo del Banco, di seguirli perché io quando ero a Roma o quando loro venivano già ero sempre ai loro concerti e quindi di fare tante chiacchierate con Francesco. Con lui nei momenti strumentali si filosofeggiava di tutto, dalla filosofia spicciola di un buon piatto di pasta agli estremi della fantasia umana. Grandi discorsi. Per me è stata una cosa bellissima e sono felice di avere avuto questa occasione, di averla potuta cogliere in vita mia. Così come sentire Rudy (Rodolfo Maltese, chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso scomparso nel 2015) che mi chiamava The Voice. Sono emozioni che se non avessi provato non avrei mai avuto immaginare: i tuoi miti che hanno questa considerazione di te. In quesi momenti capisci che stai andando nella direzione giusta e ti senti motivato a continuare ad andare in quella direzione e ad essere quello che sei. Grandi emozioni della vita, molto di più di qualunque cifra.

In quanto a band hai fatto tante esperienze musicali prima di entrare nel BMS…

Considera che per gran parte della mia vita ho militato in tre band insieme. Si è trattato di gruppi più piccoli ma anche di band, tipo Il pozzo di San Patrizio ed altri, che sono stati importanti, con dischi usciti in Italia e all’estero, che ci hanno la visibilità su testate specializzate del genere. Avere un disco in playlist come miglior disco del 2002 su diverse testate con gli Scenario, ad esempio, è stata una soddisfazione grandissima per un trentaduenne.

Quando ti esibirai dal vivo con il Banco del Mutuo Soccorso?

C’è già in programma una prima data l’1 settembre a Verona, poi il 6 in Sardegna. Ma ne seguiranno molte altre…

Per concludere, recentemente sei apparso come vocalist nel brano Dietro quella Porta di Vinnie Vin. Com è nata questa collaborazione?

Tutto nasce dall’amicizia con Vinnie, venuta fuori per caso quando lui è stato ospite nella mia trasmissione. In seguito abbiamo cominciato a frequentarci e siamo diventati amici. Quando mi disse che aveva scritto questo brano dedicato alla mamma scomparsa io non ho esitato a dirgli di sì, che avrei cantato nel pezzo. Devo dire la verità, non lo avevo nemmeno ascoltato il brano quando me lo aveva proposto, ho detto di sì a prescindere perché quando un pezzo nasce con una motivazione così profonda, sicuramente ha la sua ragione d’essere. Poi ognuno può avere i suoi gusti, ti può piacere oppure no ma ripeto, Dietro quella porta ha sua ragione d’essere.

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