Natalia Simonova: penso a cosa posso dare attraverso i personaggi che interpreto

Per l’intervista di oggi abbiamo incontrato Natalia Simonova. La nota attrice russa è reduce dai successi di una grande opera teatrale “Il gabbiano”, rivisitazione dell’originario dramma di Anton Čechov.

Si è raccontata a cuore aperto in questa conversazione. Di lei possiamo dire che è senza dubbio un’artista a tutto tondo, donna ispirata e di innato talento, di una bellezza che le parte da dentro e sul cui volto non manca mai il sorriso, che già predispone positivamente e sottolinea quel senso di apertura alla vita che le appartiene.

Nel corso dell’intervista ci ha parlato di sé, della sua carriera e di alcuni dei suoi prossimi progetti, regalandoci tante emozioni e qualche anticipazione.

Natalia Simonova – foto fornita dall’artista

Benvenuta Natalia Simonova . Tu sei Russa e quindi ti chiedo cosa ha significato per te interpretare un personaggio del grande drammaturgo Anton Čechov? Come dicevamo sei reduce dai successi dello spettacolo teatrale “Il Gabbiano”…

Provengo dalla Russia si, e credo, essendo anche parte della nostra storia e filosofia, in quello che è un percorso che il nostro animo sceglie di fare, come scegliesse una strada. Sono felice di aver scelto la strada dell’arte recitatoria ed in particolare quella del teatro. Anche quando ero piccola e danzavo ero già un’interprete. Non ero impostata verso una tecnica, non recitavo, piuttosto interpretavo. Trovo molto interessante che lo spettacolo appena concluso “Il gabbiano” di Čechov sia una sorta di “trait d’union” tra la cultura della mia terra di origine, la Russia e l’Italia, Paese che mi ha adottato e che amo. L’opera teatrale “Il Gabbiano” è un riadattamento dell’originario dramma in 4 atti scritto nel 1895, che il regista Giancarlo Moretti ha realizzato in modo perfetto. Un’esperienza meravigliosa. Non è stata però la prima volta che ho interpretato opere del drammaturgo Russo, ma è accaduto anche per un laboratorio teatrale con Mauro Avocado.  

Nel “il gabbiano” tu hai recitato nel ruolo di Irina, la madre attrice dello scrittore Trigorin, come è stata questa esperienza?

E’ stata una grande soddisfazione e non da meno che l’autore, Raffaele Aufiero, mi abbia voluto dedicare il monologo “Mosca Mosca Mosca” rivolto proprio alla moglie di Čechov, Olga Leonardovna Knipper, una Diva e attrice teatrale russa, nonché musa di Čechov . Quindi è stato molto affascinante poter realizzare questo percorso negli ultimi anni. Poi sai noi russi, soprattutto gli artisti, abbiamo in noi stessi come un po’ di malinconia, il cosiddetto fatalismo. Questo sentimento io lo metto anche nei miei personaggi e così ho fatto per Irina per renderlo al meglio, poi il cast de “Il gabbiano” è stato favoloso e tutti gli attori hanno dato il loro meglio.

Natalia devo dire che trasmetti in modo netto l’amore che hai per la tua arte ed hai una certa “luce” quando sei in scena, ma non solo in verità.

Sono una persona grata e cerco di esserlo sempre. Trovo che già poter fare questo “mestiere” sia un privilegio e nel mio piccolo provo a trasferire questo sentimento vibrante che mi proviene anche dalle mie radici russe, della mia terra, ma che con gioia realizzo qui in Italia. Tu parli di “luce” ma anche io devo dire che è bellissimo quando vedi gli occhi illuminati delle persone che avvertono questo sentimento d’amore che ho per l’arte e quindi si innesca quel senso di condivisione tra il pubblico e l’interprete creando un’atmosfera magica e carica di emozione. Anche fuori dalla scena in effetti mi ritendo soprattutto una persona che vuole dare, abbracciare e trasmettere quell’amore universale e quel senso di profondo equilibrio interiore.

Natalia Simonova – foto fornita dall’artista

Perché proprio Čechov e non altri?

Čechov in particolare è un autore che coniuga e riallaccia passato, presente e futuro. Molte delle cose che ha scritto le trovo attualissime anche oggi. Descrive perfettamente le debolezze umane, i fatti del destino, dell’amore e del “non amore”. Descrive anche le fatalità, che a volte fanno si che sia impossibile restare al fianco della persona amata. Da artista spesso penso a cosa posso dare agli altri attraverso i personaggi che interpreto, che messaggio potrei lasciare anche con i personaggi meno positivi. Magari attraverso il negativo provo a far vedere quello che non deve accadere.

Parlando di messaggi che cosa Natalia Simonova vuole dire in particolare ai giovani?

Credo molto nei giovani ed a loro desidero trasferire e dare, anche attraverso il mio piccolo contributo, un senso di speranza. Dir loro che gli ideali esistono eccome, che la bellezza e la condivisione ci sono ampiamente ed ancora. Sono felice in questo momento della mia vita e mi sento molto appagata ed amo dare questo messaggio anche attraverso ciò che faccio. Non è frase fatta quando si dice che con l’arte possiamo salvare l’umanità. E’ come un grande abbraccio simbolico, un qualcosa che trasmette tanto. Questo a mio parere è anche il compito degli artisti.

Hai detto che sei molto appagata ed in effetti per te questo è stato un anno inteso, è cosi?

Si in effetti un anno ricchissimo ed intenso sia nel lavoro che per le emozioni che ho provato. Anche in altri campi ed eventi al di fuori del teatro ad esempio festival cui ho partecipato. Lo faccio sempre per approfondire le qualità, come attrice ed artista. Questo mi consente anche di ampliare le possibilità artistiche e donare e trasferire ai personaggi di più ed in forma più completa, ciò che ho appreso.

Non solo teatro infatti, tu sei anche una bravissima attrice cinematografica e TV

Ho sempre voluto recitare nei film, ed ho fatto diverse cose anche per la TV. Mi viene in mente “Intelligence – Servizi & segreti” con Raoul Bova che racconta un emozionante thriller ambientato nel mondo dello spionaggio italiano ed internazionale. E’ stato interessante anche “Il peso dell’aria” con Massimo Bonetti, un dramma in cui due novelli sposi, con un lavoro precario, si trovano coinvolti nella tragica spirale dell’usura.

Quest’anno ho girato un cortometraggio “La vita concessa” realizzato dalla “WOT Pruducion” una giovane casa di produzione capitolina. Ne “La vita concessa”, di Sante Costantino regista e scrittore e Giada Pistonesi aiuto regia, ho interpretato un ruolo, se vuoi, molto lontano dalla mia immagine. E’ stato straordinario ed è proprio quello che amo di più come attrice, cioè rendere credibile e trasformarmi nel personaggio. Ero affiancata da una collega attrice lituana, ed entrambe rivestivamo il ruolo delle badanti che vivono con delle vecchiette e che non riescono mai ad uscire per dar sfogo al loro desiderio di vita, di amicizia, di condivisione e anche d’amore. Fino a che un giorno decidono di concedersi un’intera giornata insieme da passare come due amiche. E’ stato bellissimo, questa esperienza mi ha dato emozioni molto intense e grande soddisfazione.

Natalia Simonova – foto fornita dall’artista

Possiamo chiederti a cosa stai lavorando in questo momento o cosa ami di più?

Desidero e amo da tempo raccontare di grandi donne che hanno lasciato un importante segno nella storia. Ho dunque ideato, diretto e interpretato diverse donne nella mia opera teatrale “Lasciando un segno” un percorso nell’animo femminile. Ho raccontato di Marlene Dietrich, una donna di roccia che racchiuse in se perfettamente lo Yin e lo Yang, la forza del maschile, lo stile del femminile. Ho letto il libro di sua figli Maria Riva (Maria Elisabeth Sieber all’anagrafe) e sono rimasta affascinata e colpita dalla vita di questa grande donna e attrice, alla fine anche sola, in cui ho scorto un parallelismo tra queste due anime, dove in realtà la grande forza era la figlia. Nella performance musicale de“ Lasciando un segno”  ho raccontato anche di Ingrid Bergman ed Evita Perón e Maya. Esperienza molto affascinante.

Come attività future ti posso anticipare che sono stata scelta per un progetto internazionale “La performance dedicata ai mali del secolo” che si svolgerà a settembre a Barcellona con grandi artisti provenienti da tutto il mondo. Ogni artista avrà il suo ruolo, io un monologo e movimenti scenici. Una performance incentrata sul movimento fisico che proprio quest’anno ho studiato, approfondendo questa tecnica e sono così stata scelta dal regista Gabriele Napoleone Elbano e da Luca. Mi piace partecipare a progetti internazionali ed a questo in particolare in cui vi è anche una sorta di provocazione per sensibilizzare le persona su dove stiamo andando e dove invece direzionarci per “guarire” dai mali del secolo e sociali.

Natalia tu doni tantissimo al pubblico ma che dono può dare il pubblico a te?

La frase che mi ha accompagnato sin da bambina è quella di Maksim Gor’kij  “Nata per volare ma un po’ strisciare”. Sento in particolare questo senso del volo simbolico. Il dono più grande è quando “sento” gli occhi del pubblico provenire dalla cosiddetta quarta parete. Tanto è intenso quel sentire che quasi li vedo, sono gli occhi incantati dell’anima.

Sento come una scia di attenzione e quando finisce uno spettacolo senti quella “pausa” come un silenzio sospeso che riempie il tutto. Un privilegio, una gratitudine immensa perché so di aver trasmesso qualcosa e che il pubblico mi ricambia donandomi questa sensazione ed emozione. In quella pausa c’è l’incanto e molta più magia che nell’applauso. Avverti quella tensione e vivi questi momenti come il dono più grande che il pubblico possa fare, perché è come mi dessero le ali. Il volo appartiene non solo a noi artisti, ma a chiunque abbia la sensibilità di osservare e trasmette amore.

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