L'educazione delle farfalle, di Donato Carrisi

L’educazione delle farfalle, di Donato Carrisi

Per la nostra rubrica “Libri e Scrittori”, vi parliamo di Donato Carrisi e del suo nuovo “L’educazione delle farfalle” (Longanesi, pag. 432).

Disponibile dal 7 novembre, è uno dei più intriganti gialli dello scrittore, che si è guadagnato un posto d’onore nel cuore dei fan del giallo, e non solo. Il titolo è decisamente delicato. Nomina le farfalle: rappresentazione dell’effimero e dell’eterno, esse accendono un sussulto di stupore inaspettato anche nei momenti più pragmatici dell’esistenza di ognuno. Parla di educazione, quindi di futuro e società, l’unico posto dove poi spendere le fatiche legate all’apprendimento di un modus operandi.

Il contesto
È il tempo delle tenebre notturne, una casa di legno brucia lanciando le sue lingue verso il cielo tetro. La vallata fra le montagne appare a tratti rischiarata dalla luce del rogo. L’abitazione somiglia a un asteroide precipitato in un luogo geografico di difficile individuazione. Più che un posto della Terra è un posto della mente. La visione è accompagnata da un duetto musicale antitetico, il silenzio della neve e il ruggito del fuoco.

Come tutti i concerti, anche questo ha un inizio e un termine; così quando gli ultimi scricchiolii declamano il crollo della casa di legno, nell’aria tragica restano sospesi solo gli animosi allarmi di chi è riuscito a fuggire in tempo. Il teatro aperto e notturno è ora completamente silente. Gli spettatori, i lupi che osservavano a distanza lo spettacolo, si sono ritirati nelle loro tane o hanno continuato la caccia nel buio del bosco.

La protagonista
Il crollo di quella casa simboleggia la caduta, il ripensamento, il ridimensionamento che una donna opera su sé stessa. Si chiama Serena. Il vocabolo non corrisponde al suo carattere. Un nome del genere è di difficile abbinamento con l’alta finanza: una broker di successo ha bisogno di altra denominazione per galleggiare in quel mare periglioso. Per questo lei è conosciuta come lo «squalo biondo». Per questo lei ha deciso di contare solo su sé stessa per diventare padrona del suo destino. Nella sua vita nessuno è suo padrone.

Ma nel progetto invidiabile di quella persona qualcosa è discordante. I conti non tornano. Il destino bussa alla sua porta sotto forma dell’incendio allo chalet. La carriera stellare che si è costruita non è abbastanza fulgida da illuminare le sue solitudini; le sue rinunce biologiche e psicologiche. Tutto quello che riguarda la costellazione che va sotto il termine di ‘madre’, lo ha da sempre tenuto lontano; ma ora passa sotto il suo sguardo e nel suo cielo come uno di quei palloncini illuminati che si lanciano nel firmamento in estate. E, per quanto piccolo come punto luce, se confrontato con la brillantezza della sua professione, si rivela terribilmente e crudelmente più luminoso. Forse nel programma esistenziale di Serena qualche parte – una delle più importanti? – non è stata ben strutturata.

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