Chiara Rapaccini autrice di Mio amato Belzebu
Chiara Rapaccini autrice di Mio amato Belzebu

Chiara Rapaccini: orgogliosa di parlare di un mondo che non c’è più

Memorie di Chiara Rapaccini, una donna forte, grintosa e libera che ha amato tanto, vissuto una vita intensa ed è stata al fianco di un uomo di cultura come Mario Monicelli sapeva essere.

Per la nostra rubrica “Libri e Scrittori” parliamo di “Mio amato Belzebù“, ed entriamo in punta di piedi in un mondo ricco di particolari, di energia, di belle speranze…

Il libro è disponibile di seguito:

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Chiara Rapaccini. Parliamo del suo libro, “Mio amato Belzebù”, che racchiude in sé uno spaccato di vita importante, caratterizzato da incontri con i grandi dello spettacolo, dopo aver lasciato l’amata Firenze. Nel libro vi è anche l’amore profondo provato per Mario Monicelli e tanto altro. Cosa può dirci a riguardo?

Dopo alcuni anni dalla morte di Monicelli ho avvertito di essere in un momento giusto, di adeguata maturità, per poter analizzare quel periodo vissuto a Roma, durato ben trent’anni. Prima d’ora non avevo avuto modo di analizzare quella vita così rocambolesca, da ragazza di vent’anni che piomba, d’improvviso, dalla provincia di Firenze nel mondo del più alto cinema europeo, se vogliamo, anche mondiale. Un mondo a cui tenevo molto, ‘innamorata’ di tutti, ma anche schiacciata, al contempo, da tutti loro.

Quanto è stato ‘difficile’, se così possiamo definirlo, parlare dei grandi e, in particolar modo, della propria vita?

È stato facile, in realtà, perché amo poter parlare non solo di me, ma anche dei miei personaggi, di tutto ciò che è presente nei miei racconti. Confesso, inoltre, che in molti, negli anni, mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su questa mia avventura pazzesca ma non ho mai voluto. Questa, d’altronde, è la storia di una donna, di un’artista e pittrice, che è stata trascinata in un mondo abbastanza patriarcale e che, a suo modo, ha lottato affinché potesse tenere intatta questa mia natura senza dover ‘toccare’ mai il mondo del cinema.

Ha ricevuto delle critiche per la stesura de “Mio amato Belzebù”?

Confesso che il libro piace molto e lo dico con la massima modestia. Ho persone che mi scrivono con il libro di fianco ed un cappuccino tra le mani, inoltrandomi foto a testimonianza di ciò. Sono felice di questo. Una signora, invece, durante una recente presentazione, mi ha chiesto il motivo del mio frequentare questi ‘mostri” e le ho risposto dicendo che si può anche non amare del tutto alcune componenti, ma apprezzare comunque il tutto.

Cosa ricorda, in particolare, del mondo dei ‘grandi’ in cui si ritrovò così, quasi per caso, in giovane età?

Sono 320 pagine di ricordi che toccano la mia vita ed anche i ricordi legati a Firenze, non solo al cinema. Se di cinema parliamo, invece, parlo dell’incontro, durante una manifestazione femminista, con Mario che mi provocò, a suo modo, e che conoscevo già per aver preso parte alla sua pellicola, “Amici miei”. Nel libro vi sono anche ricordi legati a De Bernardi, Scarpelli, Benvenuti, persone di cui mi fidavo davvero, che non mi spaventavano, diversamente da Laura Betti e Moravia che adoravo ma, allo stesso tempo, mi terrorizzavano.

Di questo strano mondo di oggi, cosa porterebbe in scena, a suo avviso, Mario Monicelli?

Mario era davvero molto impegnato politicamente e, le dirò, ora di certo si occuperebbe del degrado sociale che viviamo, di quanto siamo diventati ipocriti, vili, diversamente da Mario e dai suoi amici di un tempo. Rappresenterebbe un mondo devastato dai social, dai salotti politici dove non vi è più una reale politica e vige una distanza glaciale tra gli intellettuali veri e la gente. Avrebbe messo in piedi una bellissima commedia basata su un mondo falso, diversamente da come erano loro, seriamente impegnati politicamente.

Che donna è Chiara Rapaccini oggi e quanto è orgogliosa del vissuto che ha trascorso?

Ora sono più ‘vecchia’ di tutti loro quando ho avuto modo di incontrarli. Sono una persona piena di contraddizioni, ma sono ancora in piedi per via del vissuto di quei trent’anni e dell’essere sempre stata fedele a me stessa. Sono orgogliosa, inoltre, della meravigliosa tempesta vissuta nella mia vita, anche delle umiliazioni, così come accenno all’inizio del mio libro. Orgogliosa del non sapere nulla del cinema di oggi, che ritengo essere individualista, legato ai riflettori, diversamente da ciò che accadeva un tempo. Sono, ad ogni modo, orgogliosa di poter parlare di un mondo che non esiste più perché nessuno di loro è più tra noi.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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