Aska
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Aska ci presenta “Milano Goodbye”

Aska scrive “Milano Goodbye” in un periodo difficile della sua vita, nel quale si sentiva solo, vuoto, dove cercava, grazie al raggiungimento di obbiettivi, l’appagamento emotivo che poi non arrivava, un periodo in cui pensava che le cose materiali potessero dargli sollievo e riempire quei vuoti.

Ma è veramente così? Possiamo stare meglio cercando la soluzione nelle cose e negli altri?
La canzone prende spunto da un avvenimento accaduto veramente, in cui Aska, a causa di alcuni
disguidi, si è trovato a dover percorrere a piedi con la nebbia una tangenziale per diversi chilometri.

Ciao Aska, benvenuto su “La Gazzetta dello Spettacolo”. Puoi raccontarci come mai un nome così particolare come nome d’arte?

Ciao e grazie dell’opportunità di potermi esprimere, il mio nome d’arte proviene dagli inizi della mia carriera, dove avendo iniziato come rapper, avevo l’idea che il nome dovesse venire dalla strada. Io non ho mai avuto un attitudine street molto spiccata, però ero un rapper e i miei amici quando eravamo insieme mi chiamavano con un abbreviativo del mio cognome, io mi chiamo Simone Scaccia e loro mi chiamavano sempre “o a’ sca” e da qui a forza di sentirlo milioni di volte, Aska è diventato il mio nome d’arte.

Parlaci di “Milano Goodbye” che cosa vuoi dirci con questa canzone?

Il messaggio della traccia è che anche se alle volte possiamo sentirci lontani da casa e abbandonati, c’è sempre una soluzione ai nostri problemi, solo che in quel momento non la vediamo, solo chi ha pazienza e determinazione potrà raggiungere il risultato.

News o sogni nel cassetto?

Abbiamo lavorato anni prima di far uscire la prima traccia, adesso abbiamo tantissimo materiale, sicuramente nel corso dei prossimi mesi ci sarà spazio anche per qualcos’altro, chissà… Un saluto da Aska!

Su Sara Morandi

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