Psicofarmaci e solitudine. Foto dal Web
Psicofarmaci e solitudine. Foto dal Web

Psicofarmaci: perché è importante ridurre lo stigma

La salute mentale sta a poco a poco diventando un argomento di cui si parla più apertamente, anche in seguito all’esperienza di disagio psicologico condivisa da molti durante la pandemia.

Sembra invece più difficile da dissipare lo stigma relativo nello specifico agli psicofarmaci, che sono ancora considerati con sospetto da molti. Si tratta di un’opzione di trattamento che, sotto controllo medico e in combinazione con la psicoterapia, spesso contribuisce a ritrovare il benessere psicologico.

Psicofarmaci tra stigma e vergogna

È un’esperienza comune tra coloro che fanno o hanno fatto uso di psicofarmaci sentirsi giudicati da amici o familiari, che magari offrono una soluzione alternativa come panacea di tutti i mali. Si sprecano consigli più o meno fantasiosi su come basterebbe un po’ di yoga, meditazione, esercizio, alimentazione sana, o addirittura soltanto forza di volontà per guarire dalla depressione. L’idea errata su cui si basano questo tipo di affermazioni è che assumere farmaci per la cura di una malattia mentale sia un segno di debolezza. A causa di questo diffuso modo di pensare, l’assunzione di psicofarmaci è vista da molti con sospetto e chi ne fa uso è indotto a vergognarsi della propria situazione. Di conseguenza, accade frequentemente che le persone a cui vengono prescritti psicofarmaci interrompano il trattamento troppo presto per ottenere miglioramenti duraturi. Uno studio del 2016, ad esempio, ha mostrato che tra il 10 e il 60% dei pazienti a cui erano stati prescritti farmaci antidepressivi non li assumeva con regolarità. Questo può precludere loro alcune possibilità di guarigione legate spesso alla tempistica di ritorno ad una vita normale e soddisfacente.

Psicofarmaci come parte della soluzione

Gli psicofarmaci, così come moltissimi altri medicinali prescritti comunemente, hanno effetti collaterali conosciuti e ben documentati. Un buon dottore non li prescrive quindi in qualsiasi situazione, ma solamente quando valuta che i benefici siano maggiori delle controindicazioni. In alcuni casi, l’intensità e la gravità dei sintomi di disagio psichico possono essere tali da impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane, con ripercussioni sulla vita lavorativa, lo studio e le relazioni interpersonali. Gli psicofarmaci vengono per questo prescritti in alcuni casi, per ritrovare un equilibrio mentale, e per indagare poi le cause del proprio malessere e le possibili soluzioni con un percorso di psicoterapia. È indispensabile anticipare l’eventuale assunzione di farmaci alla terapia con uno psicologo specializzato, anche attraverso sedute online disponibili su questo sito per discrezione e accessibilità maggiori. In molti casi, seguire un trattamento completo e integrato di psicoterapia e assunzione di farmaci può portare a una guarigione, dopo la quale è possibile interrompere le cure in tutta sicurezza.

Gli psicofarmaci aiutano sempre?

Come abbiamo visto, gli psicofarmaci possono essere di aiuto per la cura di condizioni psichiche gravi e difficili da affrontare con la sola terapia. Lo stigma dovrebbe quindi lasciare spazio all’accettazione dei farmaci psicoattivi come uno dei tanti strumenti a cui ricorrere limitatamente per ritrovare il benessere mentale. Ciò sottolinea che sia opportuno prescriverli con leggerezza al primo sintomo di disagio psicologico. Un articolo sulla rivista scientifica Lancet ha confermato che i farmaci antidepressivi funzionano, basandosi sui dati di oltre 500 studi. È importante però notare che le ricerche in questione prendevano in considerazione casi di depressione gravi. Alcuni studi effettuati in passato, invece, evidenziavano risultati meno soddisfacenti su coloro che avevano una depressione moderata o leggera. In questi casi, tenendo conto anche dei possibili effetti collaterali, potrebbe quindi essere più opportuno solo indirizzare i pazienti verso un percorso terapeutico senza l’utilizzo di farmaci. Sarà poi responsabilità del professionista che li ha in cura suggerire il trattamento adeguato, apportando eventuali modifiche in base ai bisogni del paziente.

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