Mamma e Papà, non fate i capricci! Mirna Zambelli per aiutare figli e genitori a crescere insieme

Mirna Zambelli è l’autrice del libro Mamma e Papà, non fate i capricci! (Brè Edizioni) con cui ha analizzato l’esperienza del capriccio in un’ottica diversa, attraverso un vero e proprio ribaltamento di prospettiva.

Mirna Zambelli con Mamma e Papà, non fate i capricci
Mirna Zambelli con Mamma e Papà, non fate i capricci

Benvenuta a Mirna Zambelli su La Gazzetta dello Spettacolo: i veri protagonisti del libro sono i genitori o i bambini?

Protagonisti assoluti del manuale sono le mamme e i papà, il loro amore sconfinato ma anche le loro fragilità, i loro bisogni e le loro aspettative, i loro sacrifici, le loro fatiche e, ovviamente… i loro capricci!

Abitualmente si utilizza il termine “capriccio” per definire quell’insieme di gesti, azioni e dinamiche espressivo-relazionali eccessive, imbarazzanti, incomprensibili, difficili da gestire o particolarmente snervanti attribuite comunemente all’età dell’infanzia. Questo titolo è un invito ai genitori a confrontare i comportamenti dei figli con i propri: essi stessi si accorgeranno di non essere molto diversi e di mettere troppo spesso in atto comportamenti impulsivi, eccessivi, irritanti, insopportabili… proprio come i loro bambini. Ma questo titolo rappresenta anche la prima consapevolezza, il punto di partenza per un viaggio che il lettore, attraverso i vari capitoli, intraprenderà all’interno di sé e del proprio rapporto con i figli.

Il capriccio spiazza tanto gli adulti, ma dal tuo libro capiamo che di fatto si tratta di un appello rivolto ai “grandi”. Come possiamo accoglierlo in modo costruttivo?

Il capriccio si struttura sempre su due livelli: uno dichiarato, spesso banale, in realtà pretestuoso, l’altro implicito, il più delle volte inconsapevole, che mostra il tipo di relazione in atto; per questo motivo assume diverse sembianze in base alle persone coinvolte.

Il genitore, come il bambino, prova emozioni contrastanti, bisogni e desideri che confluiscono nelle relazioni familiari e ne influenzano reazioni e comportamenti. Nei figli, a differenza degli adulti, è assente la capacità auto-regolativa ed è immaturo il sistema nervoso, giustificando un’impulsività e un’emotività a volte ritenute eccessive. Un genitore capace di accettare il figlio e le sue fragilità, ma anche di accettare se stesso e le proprie, è un genitore in grado di rispondere ai bisogni del figlio di cura, rassicurazione, riconoscimento, rispetto, appartenenza, valori, limiti e regole chiare e coerenti.

A fare da cornice alle tue parole troviamo le esperienze, i pensieri e gli sfoghi dei piccoli Leo e Tea, le testimonianze reali di tante mamme e papà e le belle quanto illuminanti illustrazioni che ritraggono la famiglia Speranza. Attraverso tutto questo hai ritratto una famiglia tipo?

In qualità di formatrice e consulente pedagogico organizzo spesso corsi e incontri durante i quali invito mamme e papà a condividere esperienze, riflessioni, dubbi o paure. In queste occasioni ho potuto cogliere la forza della condivisione, il valore del rispecchiamento nelle esperienze altrui, la bellezza del supporto reciproco, e ho voluto riproporre questa stessa atmosfera nel mio libro.

Ho voluto poi aggiungere Leo e Tea, due bimbi di 4 e 7 anni che, intercalandosi tra le mie parole e le testimonianze dirette degli adulti, accompagnano il lettore tra i vari capitoli e, con le loro esperienze, pensieri e sfoghi, offrono “l’altra prospettiva”, l’altro modo di stare nelle relazioni familiari: il modo tipico di ogni bambino, così ricco di emozioni contrastanti ma anche di capacità immature, di tanta confusa,  incontrollata spontaneità, di un mare di bisogni da soddisfare e una voglia matta di sperimentare e vivere.

Il ribaltamento di prospettiva che tu offri fa sì, quindi, che il capriccio diventi uno strumento utile per crescere insieme e non un qualcosa da subire da entrambe le parti?

Il capriccio è un fenomeno relazionale; in esso si convogliano bisogni e storie personali del bambino e dell’adulto: entrambi vi portano le proprie questioni irrisolte, fragilità e debolezze. I figli, attraverso i loro comportamenti, agiscono come una cartina al tornasole in grado di testimoniare con estremo e genuino acume il modo di sentire, le emozioni e i bisogni di mamma e papà. Li avvertono dell’esistenza di un malessere e li invitano a connettersi e occuparsi del loro mondo interiore, a essere migliori.

Prima di parlare di strategie di contenimento e gestione delle difficoltà e delle crisi dei figli, è indispensabile avere una chiara visione di sé; questo permette di ridimensionare gli aspetti individuali intrusivi e inquinanti la relazione educativa e di capire in profondità cosa accade durante un capriccio (ai bimbi certo, ma soprattutto ai genitori stessi), come accade, quando e soprattutto perché! Aumentare l’auto-consapevolezza, monitorare le situazioni che fanno saltare i nervi, praticare l’esercizio dello sguardo autentico su se stessi, dell’accettazione e della legittimazione dei propri bisogni ed emozioni andrà a favore di tutti e sarà una meravigliosa occasione per crescere insieme ai figli.