Fabio Mazzari
Fabio Mazzari

Fabio Mazzari: e pensare che avrei voluto fare il calciatore

Ritroviamo l’attore Fabio Mazzari, sempre disponibile e gentile, pronto a parlarci del nuovo spettacolo che lo vede protagonista, “Kafka”, diretto da Luca Guardabascio, dei suoi trascorsi, dei progetti futuri.

Ben ritrovato su La Gazzetta dello Spettacolo, Fabio Mazzari. Come stai?

Sto davvero bene, grazie! Ho superato momenti difficili nella mia vita, come la scomparsa di mia moglie, ma ora sto bene. Noi attori siamo sempre pronti a rinascere, è risaputo, ed oggi sento di essere più preparato, ‘forte’.

Attualmente possiamo applaudirti in teatro con “Kafka”, diretto da Luca Guardabascio. Cosa puoi anticiparci a riguardo?

“Kafka” ha già avuto il suo debutto non molto tempo fa ma ripeterlo è sempre bellissimo, specie per il fatto che presto voce e volto a tre personaggi. Nessuna fatica nel ripassare il testo perché a suo tempo, grazie a “Vivere”, ho avuto modo di allenare la memoria quotidianamente. Porterò in scena, in un primo monologo, una scimmia che si è trasformata, è diventata un uomo, e racconta proprio questo processo, questa evoluzione interiore. Nel secondo monologo, invece, interpreto un personaggio non definito, “Io”, un suddito, probabilmente. Nel terzo monologo, creato da Guardabascio, interpreto una nuova non identità, “Nessuno”, un morto, un racconto del suo al di là. Una novità dello spettacolo è il cambio di vestiario che avviene in scena, qualcosa che ha saputo stupire anche il pubblico.

Le tavole del palcoscenico regalano sempre emozioni forti, un diretto contatto con il pubblico. Quali consensi, ancora oggi, ricevi da parte del pubblico e quali sensazioni porti con te, di volta in volta?

Il palcoscenico regala un contatto viscerale, profondo, con il pubblico, cosa che non ti dà la televisione, il cinema. In questo periodo ho scritto un monologo, una seduta da uno psicologo del tutto inventata che durerà due giorni, si tratta di Anna Carenina che viene psicanalizzata da Freud. Mi piaceva molto l’idea che si incontrassero questi due miti, cosa che penso di ripetere, ed ho voluto che l’azione accadesse in mezzo al pubblico. Era importante poter sentire la loro partecipazione, le sensazioni vissute.

“Vivere”, anni addietro, ti ha regalato la possibilità di poter ottenere maggiore popolarità, entrando nelle case di molti italiani. Che ricordo porti con te da quella esperienza?

Un’esperienza meravigliosa perché la vita da set, il quotidiano, durato ben dieci anni, mi ha reso molto felice. L’idea di essere amato da sei milioni di spettatori, rispetto al ‘ristretto’ pubblico del teatro, ha regalato sensazioni davvero forti in tutti noi. Ricevevamo lettere quotidianamente, dimostrazioni di affetto, anche richieste di soldi, vista la ricchezza del mio personaggio. Consideravo una ‘vacanza’ la possibilità di andare in studio, dinanzi la macchina da presa, dire le mie battute e staccare, differentemente da ciò che accade in teatro, il continuo ripetersi delle prove.

Il “Grande Fratello“, in programmazione, vede Beatrice Luzzi tra i suoi protagonisti. Un tempo, proprio in “Vivere”, il tuo personaggio viveva una relazione clandestina con Eva Bonelli, il personaggio da lei interpretato. Successivamente anche Sara Ricci ha fatto il suo ingresso in casa, uscendo dopo poche settimane. Nella soap vestiva i panni di tua figlia, Adriana Gherardi. Cosa ne pensi delle dinamiche di ‘gioco’ che si sono create all’interno della casa e cosa puoi dirci di quello che un tempo fu il vostro rapporto lavorativo?

Devo premettere che in questo periodo non sono riuscito a seguire minimamente le vicende legate al Grande Fratello perché sono impegnato nelle repliche di uno spettacolo teatrale che ho scritto, diretto e interpretato assieme a Giuliana Meli. Sono felice che due delle donne più importanti della vita di Alfio Gherardi, l’amante Eva (Beatrice) e la figlia Adriana (Sara) siano state insieme nella casa. Mi è sembrato di assistere ad una reunion naturale dei personaggi di Vivere, una soap amatissima e un po’ maltrattata da Mediaset. Di Beatrice posso dire che è una donna forte, con un carattere schietto, reale, così come appare. Ho voluto mandarle un video augurale quando è entrata nella casa, cosa che ha apprezzato, e spero che questo suo percorso duri ancora a lungo.

E a te, Fabio Mazzari, piacerebbe poter prendere parte ad un reality?

Credo che i reality portino a dare il peggio di sé, in alcune situazioni. Inutile, però, negare che regalano una visibilità per cui non ho alcun interesse, sarò sincero, ma comunque aiuta.

Se potessi tornare indietro, cosa non ripeteresti, che si parli di carriera o privato?

Se potessi tornare indietro farei il calciatore. Non disdegnavo anche la possibilità di poter fare il regista ma alla fine sono diventato un attore. Rimpiango il non aver viaggiato, se non con mia moglie, il non essere mai stato in America e il non aver mai imparato a suonare uno strumento.

Cosa bolle in pentola per il futuro di Fabio Mazzari?

Il ‘mio’ Freud incontrerà un altro personaggio, a breve, Mary Poppins. Vi sarà, poi, un film al cinema, sempre per la regia di Luca Guardabascio, autoprodotto dal nostro gruppo, Cinema Sociale 99, creato ad Eboli, in cui per la prima volta farò il cattivo. Affronterò anche il remake de “Febbre da cavallo”, la famosa mandrakata. Non ultimo, il prossimo anno sarò al Piccolo Teatro di Battipaglia in un breve monologo su Ulisse.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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