Romolo Bianco. Foto di Martino Fiorentini.
Romolo Bianco. Foto di Martino Fiorentini.

Romolo Bianco, l’artista outsider

A volte il pregio artistico si ricerca nell’infanzia contagiata da uno stile di vita familiare, a volte è solo qualcosa che trova spazio in un soggetto. Romolo Bianco appartiene alla seconda categoria: è stato un bambino silenzioso, chiuso in sé e che si fa tante domande.

Il suo luogo di nascita, Casoria (NA), gli svela la Napoli di mezzo che non è quella di Gomorra e neanche quella della “Napoli brand”, ma quella autentica della periferia.

Cresce ascoltando la musica antica napoletana, quella di M. Abbate, G. Rondi, Franco Ricci… riconoscendo in essa la dimensione poetica della malinconia che sceglie come compagna di strada nella sua formazione artistica.

Per problemi familiari è costretto a lasciare gli studi umanistici alla Federico II e a partire. Sa suonare la chitarra e sa cantare e inizialmente lo fa per strada in Grecia, in Francia, in Spagna. Trasforma il suo viaggio in opportunità e nei dieci anni trascorsi in giro per il mondo scopre che la canzone classica napoletana è conosciuta e apprezzata e che la “malinconia partenopea” è patrimonio del mondo, dai monaci giapponesi fino al sud America, per Romolo un vero passepartout.

Ritorna nella sua città natale, deciso a vincere in casa sua. Oggi Romolo Bianco ha trentacinque anni ed ha all’attivo tante esperienze come cantante, attore e scrittore. Ha imparato che la malinconia può liberare energia ispiratrice che si traduce in fertile produzione artistica perché quando viene accolta dopo un po’ si esaurisce e lascia spazio alla creatività. Romolo, professore mancato, ha scritto 1200 racconti: è del 2016 “Io di più” Pironti Editore, romanzo ambientato nella periferia napoletana; nello stesso anno vince il “Premio Letizia Isaia” per il Prestigio Professionale. Attualmente porta in giro il suo spettacolo “Bohémien, Napoli in strada…” ascrivibile al genere Teatro Canzone, rivisto e reinterpretato. Al centro dello spettacolo c’è la canzone classica napoletana, da lui cantata e raccontata, fusa a sonorità mediterranee e alla narrativa contemporanea.

Romolo utilizza parole messe a fuoco per avvicinarsi il più possibile all’inesprimibile emozione che i sentimenti portano con sé. Da affascinante comunicatore che associa all’innata teatralità una voce saudente nei suoi incontri con il pubblico compie una magia trascinandolo in un ipnosi musicale dove lo spazio e il tempo sono relativi.

Per Romolo Bianco, Napoli è una portatrice sana di poesia inconsapevole, è una mamma carogna e generosa e poiché con essa vive una dimensione carnale non la lascerà mai più.

Lo vedremo protagonista della rassegna Napoli Teatro Festival 2018 con lo spettacolo “Sotto il Vesuvio Niente” di Peppe Lanzetta per la regia di Pasquale De Cristofaro.

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