Totò. Illustrazione di Aurora Cantone
Totò. Illustrazione di Aurora Cantone

Totò: il 15 aprile 1967 ci lasciava il principe della risata

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio brevemente ricordato come Antonio de Curtis alias l’amato ed insostituibile Totò, grande “Principe della risata”, nacque a Napoli, la sua amatissima Napoli, il 15 febbraio del 1858 e morì a Roma il 15 aprile del 1967.

Totò. Illustrazione di Aurora Cantone

“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però, per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire.” Queste sono solo alcune delle tantissime citazioni famose dell’immenso artista napoletano che oggi celebra 53 anni dalla sua scomparsa.

Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente da Anna Clemente e da Giuseppe de Curtis venne, poi, adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, ereditando il titolo di marchese di Tertiveri e un lungo elenco di altri titoli nobiliari.

Quasi cinquant’anni di carriera divisa tra teatro, cinema (con 97 pellicole) e televisione. Tanti gli artisti amici al suo fianco tra cui i grandissimi Peppino De Filippo, Nino Taranto, Vittorio De Sica, Macario, Aldo Fabrizi e Mario Castellani, Ugo D’alessio, Pietro De Vico ma non solo.

La sua mimica interpretativa, unica ed irripetibile, era messa a disposizione sia per ruoli brillanti e divertenti e sia per ruoli drammatici ai quali si dedicò soprattutto nell’ultimo periodo in condizioni di quasi totale cecità a causa di una grave forma di corioretinite, probabilmente aggravata dalla lunga esposizione ai fari di scena. 

La frase di apertura sopracitata era forse dovuta alle tante critiche dei cinematografici che lo rivalutarono post morte tanto da essere a distanza di anni uno degli artisti più amati e compianti di sempre.

Immenso attore, grande personaggio e grande uomo dal cuore sensibile sempre preddisposto ad aiutare i più bisognosi tra umani ed animali. Non tutti sono a conoscenza che Totò, nel 1965, fece costruire un canile a Roma chiamato “L’Ospizio dei Trovatelli”, un canile per il quale spese 45 milioni di lire, una cifra imponente soprattutto per l’epoca. Molte le testimonianze degli amici colleghi che lodavano la generosità del Principe, non ultima quella di Vittorio De Sica: “Era veramente un gran signore, generoso, anzi, generosissimo. Arrivava al punto di uscire di casa con un bel po’ di soldi in tasca per darli a chi ne aveva bisogno e, comunque, a chi glieli chiedeva”.

Tra i film più amati e famosi ne citiamo solo alcuni come: “Totò Peppino e la malafemmina”, “Miseria e Nobiltà”, “La banda degli onesti”, “Totò Fabrizi e i giovani d’oggi”, “Un turco Napoletano”, “Totò Truffa”, “L’oro di Napoli “ e tantissimi altri mai dimenticati.

Tra le sue massime più famose. “Signori si nasce ed io lo nacqui… modestamente…”, ” Tratta come ti trattano, chenon è mai sbagliato”, “Che cosa ho chiesto a San Giovanni? Un terno? una quaterna? una cinquina? Niente di tutto questo, ma una sciocchezzuola, una bazzecola, una quisquilia, una pinzellacchera: far cadere la lingua a mia moglie.”

Indimenticabile il suo talento di poeta grazie al quale compose dei veri e propri capolavori come ‘A Livella.

Immenso e inimitabile Totò dal cuore grande come grande è stata la sua arte che rimarra orgoglio eterno della sua straordinaria Napoli.

Autore: Silvana De Dominicis

Vice direttore di La Gazzetta dello Spettacolo, amante degli animali, la natura e la cucina veg. Umiltà e sensibilità sono nel contempo i miei pregi e difetti.

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