CoronaVirus: i settori italiani che chiedono aiuto per la crisi

Approvato il finanziamento delle Imprese, secondo quanto enunciato da Giuseppe Conte in questo periodo di CoronaVirus, ma la situazione resta alquanto difficile.

Purtroppo migliaia di aziende sono al tracollo economico e rischiano di non riaprire mai più, creando un circolo vizioso di “fine dei lavori” con le collaborazioni insieme ad artigiani e fornitori di servizi che lavorano dall’esterno.

A tal proposito, ci è sembrato giusto raccogliere i pareri da parte di alcuni esponenti che ci raccontano il loro punto di vista su questa crisi, soprattutto per il futuro delle proprie attività.

La prima persona che incontriamo è la Direttrice Didattica e Presidente dell’Associazione Infinity, Nunzia Lombardi Carmela:

La nostra Infinity è un’associazione No Profit accreditata dalla Regione Campania per i corsi di Estetica,per Acconciatori, di Make-up ed Onicotecnica. Il Decreto ha bloccato i corsi dal 26 febbraio 2020; da questa data non si hanno più notizie e noi ci sentiamo abbandonati dalle Istituzioni non rientrando in nessun beneficio di quelli comunicati! Gli studenti (giustamente) non frequentando più la scuola, non pagano le rette ma comunque i titolari continuano a pagare la struttura, le utenze, le forniture comprate in precedenza ed anche i soldi investiti nella pubblicità sia online che per strada“.

Fabio Luongo
Fabio Luongo

A queste dichiarazioni si aggiungono quelle di Fabio Luongo, Direttore Commerciale Mia Sposa e Coordinatore Campania ASSIMEC

Il settore wedding è stato completamente dimenticato dal decreto Cura Italia; un settore che vede ormai la stagione compromessa tra rimandi e disdette degli eventi. Inspiegabile la cecità verso una filiera che raccoglie circa 50 categorie merceologiche per oltre 85mila attività in Italia con un indotto di 15 miliardi di euro.
In questo momento gli imprenditori hanno bisogno di una iniezione di liquidità per poter sostenere la chiusura forzata che ad oggi non è chiaro per quanto ancora durerà. In tale contesto ASSIMEC – associazione imprenditori del matrimonio e della cerimonia – ha inoltrato una lettera accorata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, per richiedere provvedimenti incisivi nel prossimo decreto di Aprile
.”

Luciano Paulillo con Eleonora Daniele
Luciano Paulillo con Eleonora Daniele

A chiudere la raccolta di dichiarazioni, quella del Presidente Luciano Paulillo, di AIRB – Associazione Italiana Regalo e Bomboniera:

La situazione è estremamente difficile per il mondo del wedding, migliaia di aziende sono al tracollo economico e rischiano di non riaprire mai più e, per giunta, licenzieranno gli artigiani e i collaboratori che operano al loro interno. In Campania, ma anche nel resto d’Italia, questo comparto è costituito da piccole e piccolissime realtà imprenditoriali che non riusciranno a reggere all’impatto […] I numeri sono chiari, nel nostro settore lavorano circa 30.000 operatori dei maggiori distretti produttivi nazionali, dal Veneto al comparto lombardo, dalla Toscana al distretto del centro sud (Campania, Puglia, Sicilia), ma che evidenzia una presenza massiccia di aziende campane per quasi il 50% del totale. Dunque non è difficile capire il danno che subirà il made in Italy della produzione“.

I fratelli Salvo
I fratelli Salvo

Per la ristorazione, invece, parlano i pizzaioli Fratelli Salvo che si esprimono “fuori dal coro” sull’argomento delivery:

In Campania la situazione lavoro è molto complicata ma sappiamo anche che tante restrizioni (più che in altre regioni) qui sono state imposte perché il nostro sistema sanitario non può permettersi di collassare. Noi vogliamo riaprire, è ovvio, ma pensiamo che iniziare con il Delivery sia un palliativo che non ci permetterà di rimetterci in carreggiata, anzi. Da un lato, ben presto, ci sarà la voglia della gente di uscire, e dall’altro lato un’esasperazione della crisi che porterà molta gente fobica ad evitare almeno nei primi tempi contatti sociali, a cui si aggiungerà chi per ragioni economiche non potrà permettersi ciò che un tempo era normale […] Il delivery non lo riteniamo però efficace in questo momento: sarebbe più sensato puntare a riprendere a pieno le nostre attività nel più breve tempo possibile. Ora se il delivery può essere un passaggio intermedio che nel breve tempo ci porti alla normalità piena bene, altrimenti è inutile sia in termini di fatturato, sia come segnale di ripresa della normalità per le nostre aziende, per le collettività e per la nostra manodopera. Ma non è di certo la soluzione, anzi, forse porterebbe a riaprire in un momento ancora rischioso e di certo non diminuirebbe l’afflusso di persone in strada, anzi aumenterebbe quello dei nostri lavoratori, che sono il nostro pensiero principale ed è per questo che chiediamo aiuto concreti più che palliativi, in un sistema, ripetiamo, precario come quello campano in termini di sanità ma che finora ha retto più che bene, proprio per le restrizioni imposte probabilmente“.

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