Marina Confalone e Sergio Castellitto per Natale in casa Cupiello. Foto di Gianni Fiorito
Marina Confalone e Sergio Castellitto per Natale in casa Cupiello. Foto di Gianni Fiorito. Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E’ obbligatoria la menzione dell’autore- fotografo: Gianni Fiorito.

Natale in casa Cupiello: è la generazione che cambia

Successo televisivo per il “Natale in casa Cupiello” andato in onda il 22 Dicembre in prima serata su Rai 1 (con 5,6 milioni di spettatori per uno share del 23,9%), in questa versione nuova, diversa e come si legge chiaramente nei titoli di testa: “Un film tratto da un soggetto di Eduardo De Filippo“.

Il risultato di popolarità tanto desiderato sembra essere stato raggiunto in quanto i social network stanno parlando ancora oggi di questa opera televisiva (ovviamente tra critiche ed elogi come epoca vuole), con quell’incremento di “critica-da-tastiera” ormai sempre più desiderosa di dire la sua… ma proviamo a fare un’analisi più pratica e senza sentimenti o rancori nei confronti di questa messa in onda.

Il “Natale in casa Cupiello” comincia con un cammeo dello stesso regista Edoardo De Angelis, il che già vuole dare a livello filmico un chiaro segno della sua presenza nell’opera, per segnalare l’omaggio e non la “messa in competizione”. Il confronto con “un pezzo di storia” come Eduardo De Filippo, è sciocco già da pensare in quanto (suppongo) sia la regia, sia gli attori, non abbiano pensato nemmeno lontanamente di “confrontarsi” con i personaggi originali. Più che altro si è potuto osservare uno studio registico e di fotografia molto interessante, fatto di un eccezionale focus sulla scenografia e sugli oggetti di scena.

Ma passiamo al cast. Sergio Castellitto deve aver studiato molto, e in merito le sue capacità attoriali sono venute fuori in maniera eccellente (anche se il dubbio ancora rimane sul fatto che c’era qualche opzione napoletana da scegliere per interpretare il protagonista e che ha generato qualche critica). Intenso e molto sentito nella seconda parte (più drammatica) di questa trasposizione televisiva, poco emozionale nella parte iniziale, quella dove i tempi comici e l’ironia beffarda del volto di Eduardo la facevano da padrona.

Marina Confalone ha avuto l’arduo compito di prendere in mano il ruolo che fu dell’immensa Titina De Filippo nella prima edizione (interpretata poi da Pupella Maggio nella televisiva del 1977) e sembra aver portato in scena un ruolo realistico, non troppo forzato e di totale naturalezza. Proseguendo con il “nostro punto di vista” si può notare un Adriano Pantaleo che con una interpretazione diversa dal canonico “Tommasino”, mette in evidenza le caratteristiche ironiche del personaggio, che lo rendono più vicino allo spettatore e per questo, promosso a pieni voti.

Eccellente, rancoroso e collerico al punto giusto Tony Laudadio, molto in parte e buone le performance anche di Pina Turco aggressiva e malinconica nell’impersonare i sentimenti e convincenti anche i tratti di forte carisma espressivo per Antonio Milo. Da tenere d’occhio anche lo spunto recitativo di Alessio Lapice, che avrebbe potuto andare sopra tono con una grinta maggiore, per un personaggio che nella versione originale, mette a nudo il sentimentalismo dell’epoca, essendo molto più vicino allo spettatore.

Una nota a parte va fatta per le musiche di Enzo Avitabile: ben gestite, una vera garanzia narrativa che insieme con luci e fotografia, hanno ricreato l’atmosfera magica tipica dei prodotti filmici ai quali De Angelis ci ha abituati.

Per concludere, possiamo dire che seppur con una partenza lenta, il Natale in casa Cupiello di De Angelis è un crescendo, che alla fine penetra nell’anima dello spettatore riuscendo a non commettere quello che poteva essere “il sacrilegio televisivo”, volendosi porre come riproposizione e non come omaggio.

Non servono paragoni e non ci sono paragoni, ma semplicemente stiamo parlando di un prodotto di una nuova generazione, visto da una nuova generazione e fatto per una nuova generazione: è mancato l’aspetto comico che arriva dalla teatralità sacra… ma oggi la comicità di Eduardo De Filippo probabilmente ha bisogno di una ricerca molto più lunga per essere riproposta nell’epoca dei social network, dove tutto è “troppo facilmente criticabile perché non osservato con il cuore!“.

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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