Attilio Fontana in concerto: l’asino che vola

Quando la platea avvia applausi spontanei prima ancora che il brano sia terminato, si alza in piedi per il saluto finale, acquista l’album e resta fino alla fine per avere la firma e la stretta di mano dell’artista, tutto il resto potrebbe apparire superfluo raccontarlo. L’apprezzamento del pubblico racconta da solo la straordinarietà di Attilio Fontana.

Chissà quanti si erano immaginati il 20 Marzo scorso nell’andare all’asino che vola e di poter vivere una serata così emozionante. Di poter assistere ad un concerto così intrigante e affascinante. In pochi. Senza dubbio. È stata una serata davvero indimenticabile. Che si ami o no un artista come Attilio Fontana.

Un concerto bellissimo gremito in ogni ordine di posto. Attilio Fontana ha suscitato emozioni bellissime, per un pubblico letteralmente rapito, partecipe e protagonista dell’evento. Artisti e spettatori fusi in un momento di comunità, in cui proprio la musica, ha richiamato i valori della solidarietà, della fraternità  e dell’integrazione. Un locale divertente e divertito che ha saputo dare un tocco di musica, con grandi interpreti dalle straordinarie voci e non posso non citare il gruppo corale iSat & B diretto dalla grande e maestosa Maria Grazia Fontana.

Attilio propone nelle prime battute una scaletta piena di pezzi  noti e non, presenta le sue tante anime musicali a testa alta, valorizza le punte di diamante dei suoi album con tante chicche.

In Attilio ci si rispecchia per storia umana e professionale, soprattutto. E la sua musica viene apprezzata con entusiasmo nei suoi apici più pop, anche nelle sfumature vagamente elettroniche che danno sapore di modernità (una strada da non ignorare per il futuro, visto la direzione discografica attuale, soprattutto all’estero).

Luci e musiche sono state il connubio perfetto per venti, cento, mille scosse di adrenalina. Lui? Simpatico, alla mano, divertente e profondo al tempo stesso. E alcune volte di spalle. Quasi a contemplare lui stesso quello che è stato capace di creare. Quasi fosse lui stesso parte integrante del pubblico e assistesse, nella sua umiltà, a qualcosa di superlativo  e, a sua volta, ne sa ascoltare l’anima.

Dal vivo forse si perde un po’ la bellezza dei testi – capaci di riflettere la realtà con la precisione scanzonata di quelle rime che chiudono così spesso i suoi versi – ma le storie di Fontana sono quelle di chi lo segue dall’inizio della sua carriera. Gli stessi che decidono quasi subito di abbandonare le sedie della “platea” per radunarsi ai piedi del palco.

Sembrava che ogni cosa si fosse fermata ad ascoltare.  Impossibile trattenersi davanti ad un momento talmente perfetto. Non mi importava neanche di nascondere le mie emozioni, la mia mente era concentrata solo sulla musica e nient’altro.  In quell’istante ho capito cosa vuol dire armonia. E poi ho pensato  la musica, arte così immateriale, eppure arriva a coinvolgere nel profondo i nostri sensi. I suoni muovono fili invisibili e il tuo corpo rapito non può fare altro: il ritmo ti rimbomba nel petto, sfida le pulsazioni del cuore, allora cerchi di seguire la melodia battendo il piede per terra o muovendo dolcemente le dita della mano, chiudi gli occhi e riprendi a respirare solo quando il brano è finito, giusto in tempo per l’inizio di un’altro.

A fare la differenza sul palco è la band che lo accompagna da tanti anni, grazie a loro si respira quell’aria di energia e tranquillità, quasi di libertà, che si vede sempre meno nei grandi show.

I concerti sono tutti belli. Poi ci sono quelli speciali. Quelli in cui il posto non riesce a contenere tutti,quelli in cui quando parli non vola una mosca e quando parte una canzone non conosciutissima senti arrivare la gioia di sentirla. Quelli in cui anche se sei in acustico tutti arrivano sotto al palco a battere le mani. Quelli in cui vorresti non finisse mai. Venerdì scorso è stato così.

Posso finire l’articolo dicendo uno per tutti…tutti per uno. In certe ma uniche occasioni vengono in mente attimi di generosità, ove un essere umano offre tutto se stesso per emozionare. Occhi sgranati di fanciulli troppo impegnati a gioire, sorrisi strappati alla malinconia che la vita a volta accompagna. Lì sul palco per noi. Noi per lui. Questo è stato assistere ed essere parte integrante del concerto di Attilio Venerdì scorso.

E per chi non avesse avuto la possibilità di sentirlo dal vivo, datevi una seconda chance.

Autore: Anthony Moy

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