La Grazia Obliqua: intervista a Valerio Michetti

La Grazia Obliqua è una delle più interessanti realtà del panorama musicale indie della capitale.

La band, dopo essersi fatta conoscere dal pubblico della notte per le sue affascinanti e travolgenti performance live, adesso presenta l’atteso album che si intitola Canzoni per tramonti e albe- Al crepuscolo dell’Occidente registrato al Ghostrack Studio a Roma e mixato agli Artracks Recording Studios di Atene da George Priniotakis. Nata nel 2012 come collettivo musicale e artistico, La Grazia Obliqua ha pubblicato il suo primo Ep dal titolo omonimo nel 2017 riuscendo a riscuotere un certo interesse, anche da parte dei mass media, per l’originalità del sound e dello stile che propone e che si ispira a “classici” come i Velvet Underground, Nick Cave, Leonard Cohen e molti altri.

La grazia obliqua
La grazia obliqua. Foto da Ufficio Stampa

Con il nuovo cd il gruppo compie un passo avanti nella propria maturità artistica senza distaccarsi dalle influenze originarie ma approfondendole in chiave personalizzata. Ne abbiamo parlato con Valerio Michetti, il batterista della formazione che comprende anche Alessandro Bellotta, cantante e chitarra acustica, Massimo Bandiera, basso e programming, Gianluca Pinelli, chitarra e Alessandra “Trinity”, Bersiani cantante, percussioni, synth e flauto…

Canzoni Per Tramonti e Albe è il vostro primo album. Quali aspettative avete?

Ci aspettiamo di suonare dal vivo il più possibile e fare conoscere la nostra musica a un pubblico sempre più vasto, oltre che a crescere come musicisti grazie alla dimensione live.

In più di un episodio la batteria ha un ruolo determinante per creare il pathos, l’energia e la drammaticità del pezzo. Tu come hai contribuito alle composizioni?

Innanzitutto in fase di arrangiamento, in qualche caso anche nella stesura dei testi e ovviamente nella messa a punto di tutte le parti di batteria, affinché supportassero la natura delle canzoni nel miglior modo possibile.

In Genealogy c’è una chiara eco dei Sisters of Mercy, dei The Mission e Siouxsie and the Banshees. Quanto dovete a bands di questo genere e alle loro influenze oscure, decadenti e psichdeliche?

I miei ascolti sono molto vari, anche al di là dei nomi citati. Però sicuramente quelli che hai citato sono una grande influenza per me e per tutta La Grazia Obliqua come punti di riferimento e di ispirazione.

Tra i vostri estimatori c’è anche Fabio Moresco, il famoso batterista del Banco del Mutuo Soccorso. Cosa credi che lo abbia colpito maggiormente della vostra musica e in particolare del tuo modo di interpretarla alle drums?

A livello musicale credo che sia stato impressionato favorevolmente dall’originalità dei brani e dallo studio dietro la produzione di ogni brano, considerato che Fabio ha ascoltato il disco in anteprima. Del mio modo di suonare la batteria ha sicuramente apprezzato l’aspetto creativo non convenzionale, per via di un approccio meno tecnico e più “di cuore”.

Immediatamente dopo il vostro album d’esordio è arrivato l’EP Velvet 1994-2000 con ben 4 remix del brano originale che avete incluso nel CD d’esordio. Come mai questa scelta?

Ci piaceva l’idea di collaborare con un altro musicista, in questo caso Francesco Terrana, vero alchimista del suono, che destrutturasse il brano attraverso i suoi remix, dandogli una nuova veste e una nuova visione. Siamo sempre molto aperti alle collaborazioni.

Definiresti La Grazia Obliqua una band a tendenza futuristica o retro?

Lo definirei un gruppo che vive il presente proiettato in una dimensione futuristica, facendo tesoro del patrimonio musicale del passato.

Qual è il brano che preferisci all’interno del nuovo cd e perché?

Da ascoltatore mi piacciono tutti, senza esclusioni. In sede live, quando suono, quelli che preferisco sono ‘Genealogy’, ‘Friedrich’ e ‘Cantare Bellezza’. Ma principalmente -sia nella versione in studio che nella versione live- amo ‘Kaos/Sempre’, perché è il brano più potente del nostro repertorio, una chiamata alle armi che apre i nostri concerti con una “botta” che mette a tacere un po’ tutti.

La dimensione live sembra essere quella che fa più per voi, ma come è stato entrare tutti insieme in sala di registrazione?

In realtà è stato un processo molto analitico e non così immediato come quando suoniamo dal vivo, anche perché in studio abbiamo registrato separatamente traccia per traccia.

Goth, dark, darkwave e sperimentale. La Grazia Obliqua mette insieme tutti questi elementi e li filtra in una personale interpretazione. Quali saranno i vostri prossimi passi?

Andare avanti sulla nostra strada dando la priorità all’aspetto creativo e artistico della nostra produzione, mettendo a frutto il più possibile l’incrocio tra vari stili e generi.

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