Arriver, nuovo album dei Dolcetti

Incontriamo i Dolcetti che ci raccontano del nuovo album

Dietro il nome Dolcetti si celano due preparatissimi ed apprezzati musicisti italiani, Gianni Rojatti, chitarrista e Erik Tulissio, batterista. Insieme i due hanno deciso di dare sfogo al loro amore per la musica e con Dolcetti mescolano disinvoltamente svariati stili dal progressive rock, al reggae, al dubstep mostrando un evidente talento tecnico e un grande entusiasmo.

Dolcetti

Il duo, che ha aperto i concerti di artisti del calibro di Paul Gilbert, The Aristocrats, Andy Timmons, Kiko Loureiro, Elio e Le Storie Tese, Steve Vai, ha da poco pubblicato il suo secondo cd, dopo il buon debutto con Metallo Beat. Si tratta di Arriver, un album che trasuda virtuosismo e che vede Gianni ed Erik alle prese con vari strumenti elettronici in un mix di originalità e di innovazione che non è passato inosservato e che sta accrescendo il loro prestigio internazionale…

Quando avete deciso di formare il vostro duo e come vi siete conosciuti?

(Gianni) Io e Erik siamo amici da una vita e abbiamo sempre suonato insieme nei progetti più pazzeschi e disparati: dal jazz nei conservatori al punk nei centri sociali.
(Erik) Stavamo lavorando nell’ambito del popo rock nel 2007 e cominciavamo a sentirci nauseati da un ambiente che non ci piaceva. Decidemmo quindi di andare in studio di registrazione per dare sfogo a tutta la musica che amavamo davvero ma che difficilmente potevamo esprimere in ambito lavorativo. Fu allora che nacquero i Dolcetti.

Come è nato il vostro nuovo album Arriver e a cosa si riferisce il titolo?

(Gianni) Arriver è il nostro secondo album. Siamo stati in tour dal 2012 al 2014 per promuovere il primo disco in giro per l’Italia. Nel 2015 eravamo così pieni di idee, di buone ispirazioni, di storie da raccontare in musica e emozioni da condividere in note che fare confluire tutto questo in un disco è stata un’urgenza. Il titolo si riferisce al fatto di riuscire ad arrivare sempre a quello che si desidera, al posto che si anela. Anche se stremati, in ritardo, disperati.

(Erik) Le prime sessioni di registrazione si tennero a Cagliari, in uno studio meraviglioso con l’estate e incantevoli località di mare fuori dalla porta. Arriver non poteva nascere in un posto migliore.

La musica di Arriver spazia dal prog rock all’elettronica al jazz. Dove avete preso l’ispirazione per i vari pezzi?

(Gianni) Ci siamo ispirati a vicenda. Suonando insieme in sala prove tutta la musica che amavamo senza porci alcun limite o vincolo stilistico: le idee più variegate e pazze. Abbiamo ascolti e influenze differenti ma complementari. Abbiamo lasciato che si contaminassero l’uno con l’altro.
(Erik) Credo che questo sia l’aspetto più bello di Dolcetti: amare tantissima musica e non avere paura di osare nel mescolarla.

Quali sono le vostre principali ispirazioni musicali, i vostri artisti preferiti?

(Gianni) The Police, Clash, Sex Pistols e Steve Vai.
(Erik) David Bowie, The Smiths, Jaco Pastorius, Bob Marley e Paul Simon.

Avete aperto concerti per tanti acts famosi. Quali tra di loro vi hanno maggiormente entusiasmato?

(Gianni) Impossibile fare classifiche. Sono tutti artisti immensi, persone straordinarie con le quali ci siamo divertiti tantissimo e abbiamo imparato moltissimo. Quando dividi il palco con fenomeni come The Aristocrats, Steve Vai, Elio e Le Storie Tese, sei spronato a dare il meglio e riesci ad esprimerti in modo più ispirato.

Siete stati gli unici opener per il recente tour di Steve Vai. Cosa ne pensate di lui e del suo stile chitarristico? Eravate suoi ammiratori anche prima?

(Gianni) Steve Vai è uno degli artisti più influenti nella mia formazione. Lo considero un vero genio. E’ il mio chitarrista preferito. Il suo stile chitarristico è unico perchè unisce un virtuosismo alieno con un senso dell’umorismo e una ferocia visionaria.
(Erik) Anche io da batterista ho sempre trovato estremamente affascinante la complessità ritmica e la precisione esecutiva del fraseggio di Steve Vai insieme alla sua geniale follia musicale ereditata dalla sua esperienza al fianco di Frank Zappa.

Qual è il vostro legame con il rock progressive e quali i vostri gruppi preferiti di questo particolare stile musicale?

(Gianni) Devo essere sincero, non ho mai ascoltato molta musica progressive e mi sono avvicinato da relativamente poco. Elio e Le Storie Tese sono una delle mie band preferite e li ho ascoltati per anni. Molti li considerano progressive ma io non li avevo mai intesi così. Quando nelle prime recensioni ho visto che anche i Dolcetti venivano accostati a questo genere, allo stesso modo, sono rimasto piacevolmente stupito. Adoro i King Crimson del periodo di Three of a Perfect Pair e tra le band più attuali mi piace Steven Wilson, Godsticks, Animals As Leaders…
(Erik) Io invece ho sempre amato le progressive band della prima guardia: Genesis, King Crimson, Jethro Tull, Fleetwood Mac e Pink Floyd, tanto per citarne alcuni.

Avete in programma un otur mondiale per presentare il vostro Arriver al pubblico?

(Gianni) Cercheremo di portare la nostra musica ovunque. Dove forze, mezzi e possibilità ce lo consentiranno, noi andremo. Forse anche sulla luna!
(Erik) Sulla luna avremo poco pubblico però…

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