Greg Spawton dei Big Big Train: il successo di “Common Ground”

I Big Big Train hanno fatto di nuovo centro. Una delle band più acclamate del cosiddetto new prog rock, più di una volta protagonista ai prestigiosi Progressive Music Awards, sta riscuotendo grandissimi consensi di pubblico e critica con il nuovo cd, Common Ground (uscito lo scorso 20 luglio su label English Electric Recordings).

E se Grand Tour, il precedente album della formazione composta da Greg Spawton (basso), David Longdon (lead vocals, flauto), Nick D’Virgilio (batteria, vocals) e Rikard Sjöblom (chitarra, keyboards, vocals) aveva già di gran lunga attirato l’attenzione del pubblico europeo, Common Ground sta facendo ancora di meglio visto che dopo poche settimane dalla release era già entrato nella top 40 UK e nelle classifiche di vendita in Germania.

Greg Spawton e i Big Big Train
Greg Spawton e i Big Big Train

Forti dei consensi ottenuti i Big Big Train torneranno finalmente on stage nel 2022 con una serie di date in UK che culmineranno con il concerto a Londra il prossimo 23 marzo, molto atteso dai numerosissimi fans della formazione britannica. La band, inoltre, ha già assicurato che a breve annuncerà le date del tour nel Nord America e quindi quelle in Europa, Italia compresa. Abbiamo intervistato l’ottimo Greg Spawton, bassista, chitarrista, tastierista e backing vocalist del gruppo di cui è uno dei membri originari per parlare con lui del successo dell’album Common Ground e di tanto altro ancora… (Photo Credits: Sophocles Alexiou)

Greg Spawton, le track di Common Ground si riferiscono in parte alla pandemia e alle difficoltà che ne sono derivate. Diresti che i Big Big Train abbiano risentito negativamente di questa circostanza?

La nostra intenzione era quella di registrare l’album tutti insieme in studio in Inghilterra, ma ciò è diventato impossibiledal momento che in quel periodo eravamo in lockdown. In ogni caso il nostro batterista vive negli Stati Uniti e il nostro chitarrista in Svezia quindi avevamo già registrato in precedenza da remoto svariate volte e perciò eravamo abituati a saperci adattare velocemente magari prendendoci del tempo in più per lavorare negli studi di registrazione dei loro paesi. Uno dei problemi più grandi che ci troviamo ad affrontare in questo periodo quando si pubblica un album, è trovare il modo di farlo uscire in versione vinile. Le aziende sono tutte impegnatissime e non hanno abbastanza staff attivo, quindi al momento per avere un album stampato in vinile occorrono perlomeno sei mesi di attesa. Così le band sono costrette a prendersi del tempo in più tra il completamento dell’album tra mixing e mastering e l’uscita stessa del disco.

Qual è stato il tuo personale e maggior contributo a questo album e cosa ti rende più orgoglioso di questa nuova release?

Questa volta l’album dipende fortemente dal mio songwriting, anche dal momento che gli altri del gruppo recentemente hanno lavorato ai loro album solisti. Così c’era bisogno che io tirassi fuori del materiale e penso di aver composto delle buone canzoni. In particolare, sono orgoglioso del lavoro svolto per Dandelion Clock, Endnotes e Atlantic Cable. Più di ogni altra cosa, comunque, sono orgoglioso dell’unità del nostro gruppo. Tre membri della band se ne sono andati nel 2020, così è un bel po’ di tempo che noi quattro siamo insieme. Mettici anche che abbiamo cancellato due tour, così le cose sono state un po’ difficoltose. Comunque sono molto contento e orgoglioso di come siamo riusciti ad andare avanti riuscendo a realizzare davvero un buon album.

Dopo il grande successo del vostro precedente cd, Grand Tour, come ti sei avvicinato alla release del nuovo cd?

Normalmente si pubblica un album ogni anno o due, così è importante che ogni nuovo lavoro abbia un impatto più forte possibile. Naturalmente non siamo potuti andare in tour per promuovere il disco e i progetti per un concerto in streaming sono stati cancellati. Così ci siamo organizzati per filmare una performance unplugged di uno dei pezzi e abbiamo realizzato altri promo film, oltre che affidarci alle recensioni e alle interviste sui giornali e dei siti online per aiutarci a diffondere la notizia della nostra release. Abbiamo quindi iniziato ad ottenere una qualche attenzione da parte dei media mainstream, il che è stato davvero un ottimo aiuto.

Hai dichiarato che per i Big Big Train hai mescolato le tue influenze prog rock con quelle di act più pop come XTC, Elton John e Tears For Fears. Diresti in questo senso di aver iniziato un nuovo percorso musicale?

Noi abbiamo sempre amato la musica rock e pop, così avevamo incorporato già da tempo quel tipo di influenze ma questa volta siamo stati più schietti nel menzionarle. Il fatto è che il prog rock è un genere musicale di ampio respiro. Le band di prog rock possono scrivere pezzi quasi di qualsiasi genere musicale, brevi o lunghe, complicate o semplici e rimanere comunque fermamente dentro i confini del mondo del prog rock. Alcuni ascoltatori oggigiorno dimenticano che le migliori band degli anni ’70 contano molti brani accessibili insieme al loro materiale più epico.

La PFM, per esempio, ha avuto È festa, I Genesis I Know What I Like. E’ una cosa positiva riuscire a raggiungere un equilibrio in un album, tra un mix di stili differenti.

Avete pubblicato questo nuovo cd sulla tua etichetta English Electric Recordings e tu dirigi anche una casa editrice. Quanto è stimolante essere un artista ed anche un businessman?

E’ un lavoro che ti impegna per sette giorni alla settimana, questo è certo. Ma le due cose costanti nella mia vita sono sempre state la musica e i libri così è bello lavorare in entrambi i campi. La mia casa editrice di recente ha lavorato con il noto scrittore musicale Mario Giammetti alla traduzione in inglese dei suoi libri sui Genesis. Quando ero un ragazzino, i libri sui Genesis di Armando Gallo erano la lettura essenziale per i fans del prog rock. Mario è il successore naturale di Armando ed è stata una grande soddisfazione poter allargare il bacino dei lettori per questi suoi importanti libri.

Il prossimo anno comincerete il vostro tour. Come ti senti all’idea di tornare on the road dopo aver dovuto passare causa pandemia tanto tempo a casa?

Non vediamo l’ora! Al momento abbiamo programmato due tour, uno in UK e uno nel Nord America. E il nostro booking agent adesso sta lavorando a delle date in Europa così sembra proprio che per il prossimo autunno potremmo venire a suonare in Italia. Spero anzi di poter concludere il nostro tour proprio a Roma.

I Big Big Train contano tre nuovi membri per i concerti live, Carly Bryant, Dave Foster e Clare Lindley. Saranno in tour con voi il prossimo anno?

Si’, Carly, Dave e Clare saranno in tour con noi. Ognuno di loro porta tanto nella band, così insiene stiamo cercando fortemente di sviluppare uno show interessante.

Quali erano i tuoi eroi musicali quando eri un teeenager, specialmente per quanto riguarda la chitarra e il basso?

Io ho cominciato come chitarrista e Anthony Phillips è stato una delle mie maggiori ispirazioni. Lui ha sviluppato un suono della 12 corde a dir poco straordinario, insieme a Mike Rutherford. Ancora oggi io compongo spesso con la 12 corde e c’è qualcosa nel modo in cui Anthony mette insieme le corde in sequenza che è davvero parte del mio DNA. Un’altra delle mie ispirazioni per quanto riguarda il songwriting è stato Peter Hammill. Le sue liriche sono brillanti, lui ha scritto delle grandiose melodie anche quando il materiale dei Van Der Graaf Generator è stato piuttosto dark. Per quanto concerne invece il basso, penso che Mike Rutherford sia sempre stato un bassista davvero musicale, così lui è stato una delle mie maggiori ispirazioni nel modo di suonare questo strumento. Come Mike, io uso il Moog Taurus bass pedal per quei grandi momenti in cui hai bisogno di un sound di basso davvero potente.

I Big Big Train sono di sicuro una delle più acclamate band di new prog rock esistenti. Quali pensi siano i maggiori elementi che hanno fatto emergere te e gli altri membri della band tra tanti altri musicisti che fanno il vostro stesso genere?

Io credo che dipenda dalla nostra concentrazione nel comporre canzoni. Alle mie orecchie, alcune delle nuove band prog rock tendono ad essere maggiormente interessate a suonare un gran numero di assolo e a scrivere lunghi, farneticanti pezzi di musica soltanto per il gusto di farlo. E’ come se ognuno volesse essere na specie di parodia di ciò che il prog rock era negli anni ’70. A guardarsi indietro, per ogni Supper’s Ready o The Gates of Delirium c’erano brillanti brani più corti come A Day in the Life o Appena un Po’. Per me il prog rock, al suo meglio, era dove le band si focalizzavano sul songwriting, con la brillantezza musicale che era soltanto una parte di ciò che hanno realizzato piuttosto che l’intero proposito.

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