Claudia Vismara
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Claudia Vismara: fra i miei sogni, vincere l’Oscar

Claudia Vismara, attrice eclettica, dotata di una “grazia artistica” a tutto tondo. Ha lavorato – e tuttora – partecipa – a progetti di alto profilo professionale, da non dimenticare il ruolo di Veronica all’interno della fortunata serie tv “Un medico in famiglia” a fianco di Flavio Parenti.

Assolutamente da menzionare: “My father Jack”, “Acqua di Marzo”, la soap “Il paradiso delle signore” e “Rocco Schiavone” con Marco Giallini. Fra i suoi progetti, avere altri due bimbi, scrivere un film e magari vincere anche il Premio Oscar.

Benvenuta Claudia Vismara su La Gazzetta dello Spettacolo. Facciamo subito un passo indietro e “conosciamoti” prima di conoscere Claudia Vismara come attrice bella e talentuosa. Quando hai mosso i tuoi primi passi con la recitazione?

ll primo palco che ho calcato risale agli anni dell’asilo. Ho foto di me a 3-4 anni in prima fila a ballare un Can-can spudoratissimo! Ho continuato con le recite per tutte le elementari e le medie ma è solo durante gli anni del liceo che mi sono iscritta al mio primo corso di recitazione. Avevo 15 anni e, da lì, è cambiata la mia vita. Ho scoperto che quelle ore del lunedì sera erano quelle che attendevo per tutta la settimana; che camminare scalza in quello spazio vuoto faceva pulizia dentro di me e lasciava il posto ad una Claudia del tutto nuova, da esplorare, da manipolare, strizzare… da far esplodere. Mi sono resa conto che niente mi elettrizzava e mi faceva sentire la vita quanto recitare. Ed è così che ho deciso che quello sarebbe stato il mio lavoro e che avrei trasformato una passione in  una professione.

Nel 2014, ho avuto l’occasione di “conoscerti: nella nota serie tv: “Un medico in famiglia”, in cui interpretavi la parte di Veronica, ex moglie di Lorenzo Martini, interpretato da Flavio Parenti. Il 2016 e il 2017 sono stati anni – lavorativamente parlando – molto fortunati. Sei stata protagonista per le pellicole “My father Jack” e “Acqua di Marzo” e per i tuoi ingressi nei cast de “Il paradiso delle signore” e di “Rocco Schiavone”. Puoi associare, per ogni progetto che ti ho elencato, un’emozione o un ricordo?

Beh, “Un medico in famiglia” è stato sicuramente il mio primo lavoro davvero “grosso”. Ero felicissima di aver vinto quel ruolo, sapevo che stavano cercando da un po’ l’attrice che avrebbe interpretato Veronica e alla fine il mio provino lì aveva convinti – nonostante – fossi decisamente più giovane dell’età che loro stavano cercando: dovevo infatti interpretare una madre di un figlio di 17 anni, con un matrimonio fallito alle spalle … E avevo 27 anni! Non è stato semplice immedesimarmi in quel tipo di problematiche adolescenziali e relazionali perché erano ovviamente lontanissime da me, però proprio per questo è stato molto stimolante.

“My father Jack” è stato divertentissimo da girare! Giravamo in una villa pazzesca che dominava il lago d’Iseo ed ero in compagnia di tre folli: Tonino Zangardi, Francesco Pannofino e Matteo Branciamore, il che rendeva tutto davvero esilarante. Di quel film ricordo ancora come memorabili due momenti: il primo è un corsa con tacchi a spillo 10cm per sfuggire ad una sparatoria, che era valsa un grande applauso incredulo da parte di tutta la troupe.

Il secondo, (Acqua di Marzo), è il tuffo nelle gelide acque della piscina della villa che apre il film: l’acqua aveva 7 gradi e ho rischiato mi venisse un infarto, nel vero senso della parola! Quando sono riemersa avevo gli spilli in tutto il corpo e non riuscivo più a parlare ma stoicamente (e stupidamente) ho cercato di assumere una posa rilassata mentre pregavo che lo stop arrivasse a salvarmi la vita.

“Il Paradiso delle signore” è stato un set  che porto profondamente nel cuore perché il gruppo di lavoro che si era creato tra noi attori era magico. Eravamo più di 20, tra la prima e la seconda stagione, la maggior parte di noi tra i 25 e i 35 anni … ed era un continuo cazzeggio, perdonatemi il francesismo. Ricordo le pause pranzo in Videa dove ci ammazzavamo dalle risate, gli abiti anni ‘50 da provare in costumeria, i troppi caffè del mattino al trucco e parrucco dove all’alba iniziava il rito dei bigodini, delle righe di eye-liner, dei corpetti stretti stretti … Un set magico, sotto ogni punto di vista. Quando hai la fortuna di girare un film o una serie d’epoca sei più facilitato nel catapultarti in qualcosa di lontano da te, ti guardi allo specchio e non ti riconosci del tutto. Quando questo avviene, per un attore, è bellissimo. Elsa Tadini poi era un personaggio completamente diverso da Claudia: molto più intraprendente, più sfacciata, più ironica. L’ho amata profondamente e ammetto che mi manca.

“Rocco Schiavone”, é il mio progetto più importante e quello che sicuramente da spettatrice ho amato di più. Arrivati ormai alla quinta stagione è per me una famiglia, più che un set, anche se nelle ultime stagioni il personaggio di Caterina è stato poco presente. Recitare a fianco di Marco Giallini, e del resto del cast che è straordinario, è stato un onore per me e Caterina è il personaggio che ho avuto più modo di esplorare. Ho lavorato tantissimo per prepararmi alla seconda stagione della serie dove la Rispoli doveva confrontarsi con i suoi fantasmi, una violenza in famiglia e il tradimento dell’uomo che amava, ma è un personaggio che ancora mi stupisce di libro in libro e di questo devo ringraziare il nostro deus ex machina Antonio Manzini. 

Claudia Vismara e i sogni nel cassetto o progetti a breve termine…

Deve ancora uscire l’ultima stagione di Rocco Schiavone, la quinta appunto, e “Klem”, un film olandese di cui vado fierissima perché è l’ultimo capitolo di una serie che mi è piaciuta tanto, che spero possa arrivare anche in Italia. Nel film interpreto finalmente una villain (tipico personaggio malvagio presente in una storia inventata, come un’opera narrativa o cinematografica) e mi sono divertita come una matta a dar sfogo a tutta la parte più cattiva di me! Inoltre è stato molto stimolante perché ho dovuto recitare sia in inglese che in toscano-senese. Sogni nel cassetto ne ho tantissimi: fare altri due figli, prendere parte a una serie internazionale, scrivere il mio film, vincere un Oscar e trasferirmi in Africa. Ma mi devo impegnare ancora un po’ per realizzarli.

Autore: Sara Morandi

Insegnante per vocazione, giornalista per passione. Amo il teatro perché incarna le emozioni viventi delle nostre anime. Ho sempre scritto di spettacolo e questo mi ha reso felice e mi rende tuttora. Divoro libri e il mio sogno sarebbe quello di scrivere un romanzo.

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