Cristina Moglia: sogno un ruolo forte, intriso della mia vera essenza

Incontriamo oggi l’attrice Cristina Moglia, nota per molte fiction e film di successo che ha fatto della recitazione il suo lavoro.

Cristina Moglia. Foto De Blasio
Cristina Moglia. Foto De Blasio

Una donna dal carattere forte, una vera artista a tuttotondo, di cui vi presentiamo emozioni e pensieri.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo a Cristina Moglia. Come stai?

Sto bene, fortunatamente! Abbiamo alle spalle anni difficili, ma conta stare bene, appunto.

Attrice, per passione. Come ti sei avvicinata a questo ambito?

Sono figlia d’arte, da parte di nonno, direttore della fotografia ed anche da parte di zio, scenografo di importanti film, come quelli di Sergio Leone. Non ultimo, vi è mio padre, importante documentarista ed operatore-fotografo, inviato Rai in Vietnam. A suo modo, ognuno di loro, mi ha regalato ricordi belli, legati al vivere il cinema, quelle magiche atmosfere, seppure sia l’unica attrice della famiglia. Ad accompagnarmi, prima ancora della passione per la recitazione, vi è stata la voglia di fotografare, di racchiudere il mondo in uno scatto. Tutto ciò, negli anni, mi ha aiutata a combattere la mia timidezza, la mia forte introversione.

Un Posto al Sole ha rappresentato la tua prima esperienza televisiva, nel lontano 1996. Che ricordi hai di quel periodo?

Si, Un Posto al Sole rappresentò la mia prima chance in televisione. Ero appena tornata dall’America, presa da tanti lavori, da tante situazioni e dallo studio della recitazione. Presi parte a questo provino, legato ad un progetto di Daniele Carnacina, nella bellissima Napoli. Fui scelta e, questa notizia, rappresentò una grande gioia. Anni diversi, intensi, davvero bellissimi! Napoli, per un periodo, divenne la mia casa, il mio piccolo mondo. A dirigerci, ricordo, registi del calibro di Gabriele Muccino. Ricordo tutto ciò con immenso piacere!

Successivamente, hai avuto modo di prestare il volto a Valeria Ruggero, in Distretto di Polizia, per poi approdare al film Ferrari e, non ultima, La stagione dei Delitti. Ruoli importanti, che ti hanno reso popolare..

Distretto di Polizia mi ha regalato una grande popolarità. Il provino, ricordo, ha decretato il mio ingresso in una grande e forte famiglia. Un ruolo, quello di Valeria Ruggero, difficile, ma che porto tutt’oggi con me. Vi è stato poi Ferrari, in cui interpretavo la moglie del protagonista, interpretato da Sergio Castellitto, scelta ancora una volta da Carlo Carlei, che ho poi ritrovato ne La Fuggitiva. La stagione dei Delitti, realizzata successivamente a Torino, mi riporta a dei momenti piacevoli, indimenticabili, per cui devo grazie a Claudio Bonivento per avermi scelta, per poi essere diretta, nella seconda serie, da Donatella Maiorca e Daniele Costantini.

Abbiamo avuto il piacere di vederti ne “La fuggitiva”, su Raiuno, recentemente. Un ruolo sofferente e, al contempo, molto deciso, forte. Hai saputo rendere dignità al dolore insito nel personaggio a cui hai prestato voce e volto. Come si costruisce un tale lavoro?

Ho tratto ispirazione dal mio vissuto, dalle mie esperienze. La comprensione di questo personaggio mi ha portata ad ispirarmi a mia madre, al suo dolore, alla malattia che l’ha segnata e portata via tempo fa. Il mio sguardo mi riporta a lei, al suo garbo, all’eleganza che la caratterizzava. La forza, invece, penso sia la mia, ed ho voluto portarla in televisione, così com’è. Un ruolo di cui, anche a distanza di anni, parlerò con grande amore, custodendone un ricordo bellissimo. Ringrazierò sempre Carlo Carlei per avermelo proposto, inaspettatamente.

Sappiamo che hai un progetto importante in sospeso, un documentario..

Tre anni fa, insieme a dei colleghi, abbiamo realizzato un documentario, in Argentina. Un lavoro interrotto, purtroppo, dall’arrivo della pandemia. Un progetto, vi dirò, che vorrei sottoporre all’attenzione di Save The Children, sperando possa fornirci un valido supporto. Il documentario pone l’obiettivo sulla popolazione, sugli aiuti inespressi, sulla povertà in cui vivono, anche a livello di istruzione. Ci auguriamo di poter tornare presto in quei luoghi e di poter quindi terminare questo importante, ma complesso, lavoro.

Nel tuo vissuto, non vi è soltanto la recitazione. Sei anche una bravissima coach..

Insegno inglese e, al contempo, mi occupo di preparare ragazzi ed attori professionisti quando hanno bisogno di prendere parte ad un provino o quando hanno necessità di interpretare un determinato ruolo. Impartisco loro lezioni di recitazione e di self-tape. Lavoriamo su testi, che siano in inglese o in italiano, attraverso un metodo che, nel corso degli anni, ho cercato di strutturare al meglio, rendendolo del tutto mio.

Cristina Moglia. Foto Andrea Ciccale
Cristina Moglia. Foto Andrea Ciccale

Vi è un ruolo che non hai ancora avuto modo di impersonare, nell’arco della tua lunga carriera?

Adoro gli anni ’70, tutto ciò che era insito in quel periodo: dal rock, alle lotte, ai diritti umani. Mi piacerebbe anche interpretare una spia, una persona capace di poter dare supporto in situazioni complicate, legate a delle difficoltà o, semplicemente, poter affrontare un ruolo forte, intriso della mia vera essenza, della mia umanità. Sarei felice di poter portare in scena qualcosa del mio vissuto e che risiede nella mia anima. Stesso discorso per gli anni ’90, la nostra generazione X. Abbiamo vissuto un periodo libero, legato ad un modo di pensare sano, radicato. Mi piace l’idea di poter raccontare, alla mia età e con i miei occhi, un tipo di amore e di forza che oggi è quasi del tutto scomparso.

Chi è Cristina nella vita di tutti i giorni, quando non è impegnata sul set?

Sono una persona semplice. Mi piace dedicarmi alla pittura, ad una stretta cerchia di amici, quelli più cari. In questo periodo sto lavorando, tra l’altro, alla mia prima mostra personale di pittura. Un lavoro impegnativo e bello, allo stesso tempo.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Tra i progetti futuri vi è un lavoro legato al coaching e la mia mostra, che spero di realizzare prima di Natale. Inoltre, vi è il documentario da terminare e ho altri due documentari da realizzare, di cui magari vi parlerò in futuro.

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