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Stefania Spampinato, incontriamo Carina di Grey’s Anatomy

Il sorriso e la verità di Stefania Spampinato

L’hanno definita un’italiana ad Hollywood. Ed è vero. La giovane attrice Stefania Spampinato è la new entry della nuova stagione della famosa Grey’s Anatomy. Interpreta l’affascinante e intelligente Carina che porta, sin da subito, scompiglio nell’ospedale più amato del mondo.

Un vero e proprio sogno americano per una ragazza siciliana. Ma, quando conosco Stefania, conosco una donna che è molto più che un’italiana all’estero. Stefania è un’attrice che ha osato e che osa continuamente. Una donna che si spoglia dei formali e sempre uguali cliché sulle italiane e dimostra una consapevolezza regale e una verità disarmante. La recitazione è l’arma migliore che possiede per esprimere la sua libertà.

La Gazzetta dello Spettacolo incontra in esclusiva Stefania Spampinato.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Stefania Spampinato. Sei nella nuova stagione di Grey’s Anatomy. Come descriveresti il tuo personaggio?

Carina è decisamente un personaggio forte. Nel bene e nel male, è una persona che dice quello che pensa.  In un ambiente lavorativo serio, non la intimidisce il fatto di parlare di sesso. Carina è una donna che combatte per i diritti delle donne. Uno di questi diritti è quello di parlare liberamente e cercare di migliorare la nostra sessualità senza sentirci in colpa. Lo fanno gli uomini, perchè non dobbiamo farlo anche noi?

Questo personaggio mi è piaciuto davvero tanto sin da subito perché è una donna che supporta le donne e che vuole lavorare e fare ricerche in maniera tale da abilitare le donne ad essere più consapevoli delle capacità che abbiamo, delle nostre abilità e dei poteri che abbiamo. E’un personaggio tranquillo, senza troppi drammi, quasi sempre di buon umore. E sai cosa mi piace? Il fatto che Carina non sia scritta con il classico cliché della donna italiana!

Cosa vi siete scambiate a vicenda tu e Carina?

Carina mi ha fatto il dono di poter recitare, in America, in lingua inglese ma con il mio accento italiano senza dover essere una caricatura. Questo credo sia il dono più grande: poter recitare e interpretare il ruolo di una dottoressa, una donna intelligente con il mio accento senza sembrare una macchietta.

Io, invece, credo di averle donato il sorriso e di fare tutte le cose con il sorriso. Ci ho pensato spesso. Specialmente, durante le scene in cui Carina flirta. Potevo fare delle scene serie, ma ho deciso di fare delle scene con il sorriso e ho avuto il sostegno del regista.

Cosa rappresenta per te a livello umano e a livello professionale una serie TV come Grey’s Anatomy?

A livello umano, sono molto fiera di aver avuto questo ruolo in un periodo così particolare. Durante questa America di Donald Trump, è davvero bello far parte di una serie televisiva che accetta ed include tutti personaggi diversi, di tutte le varie etnie e gusti sessuali. E’ davvero un onore per me far parte di questo progetto. A livello professionale, mi è cambiata la vita nel giro di ventiquattro ore. Questa è stata davvero una sorpresa che non mi sarei mai aspettata. Sarò eternamente grata a Grey’s Anatomy per questa esperienza.

Quale messaggio speri che colga il pubblico, quando ti guarderà in TV, in questo ruolo?

Bella domanda. Da italiana, ho fatto una grande fatica ad arrivare fin qui in America. Ho ricevuto tante porte in faccia, mi sono sentita dire tanti ”no”, ho studiato veramente tanto l’inglese perchè in Italia non lo studiamo così tanto. Spero che il pubblico capisca che comunque, tutti noi possiamo fare le cose che vogliamo. Ognuno di noi può fare tutto. Ci prefissiamo un obiettivo e lavoriamo duro per raggiungerlo. Se la fortuna e il talento naturale ci accompagnano, possiamo arrivare in qualsiasi posto. Possiamo arrivare da qualsiasi parte nell’arte, nella ricerca, nella scienza, in qualsiasi settore…

Sei stata accolta subito con calore sul set della serie TV, mi racconti il primo giorno sul set?

La prima scena che ho girato è stata quella del litigio con Andrea, dove mi sorprendeva con Arizona. Il primo giorno è stato davvero surreale! Però, la cosa bella del set è che lavoriamo con tantissime donne e mi sono sentita subito a mio agio e rilassata. Sono stata contenta di fare ciò che amo.

Ma chi è Stefania? Come ti descriveresti?

Mi voglio descrivere con tre personaggi immaginari. Ho trovato tre personaggi che sono perfetti per me! Il primo è Pluto perchè sono un po’ buffa e goffa. La seconda è Maria Elena in Vicky Barcelona, quindi sono un po’ pazza, esaurita e drammatica. La terza è Indiana Jones, perchè sono avventurosa, mi piace viaggiare con lo zaino in spalla. Pensa, sono andata in India sei volte!

Quando hai capito che recitare poteva essere la tua strada?

Se devo essere onesta, quando vivevo in Italia non mi ispirava più di tanto diventare attrice. Perché tutti gli attori che conoscevo, si prendevano molto seriamente. Questa cosa mi dava fastidio da morire. Quindi mi sono detta: basta, io l’attrice non la voglio fare, faccio la ballerina.

Ero molto contenta di fare danza. Ogni tanto mi dicevano che avevo talento e che potevo tentare la strada della recitazione. Ma io rispondevo: No, grazie.

Quando poi sono arrivata in America e ho iniziato le lezioni di recitazioni, mi sono trovata tutte persone intorno che recitavano ma che erano tranquille, non si prendevano sul serio, vedevano la recitazione come un gioco. Ho cominciato a divertirmi un sacco e mi sono detta: è proprio questo quello che voglio fare.

Cosa rappresenta per te la recitazione?

Significa mettersi lì, diventare un’altra persona senza porsi limiti, paranoie, senza dirsi frasi come ”non posso farcela”. Non sembra facile, ma la recitazione è questo. La recitazione è un gioco, un modo di esprimere dei sentimenti che normalmente non esprimeresti. Recitare ti dà la libertà di diventare tutti questi personaggi buoni, cattivi, subdoli piuttosto che maliziosi, che magari nella vita reale eviti di essere. Questo è un modo per esprimere te stessa con libertà, e per scoprire cose di te stessa come persona.

Parliamo tanto di donne e della fatica che facciamo a raggiungere l’indipendenza. Come possiamo trovarla noi giovani donne?

Tutto parte dal pregiudizio e dal modo in cui siamo stati educati. La repressione delle donne non è arrivata oggi, è il frutto della nostra storia. Io da siciliana e da ragazza del sud, l’ho sentita molto sulla mia pelle. Ho appena finito di leggere i libri di Elena Ferrante ed è come se avessi letto l’infanzia di mia madre. Noi donne siamo il frutto del nostro percorso. Dobbiamo cominciare a chiederci: perchè ci è successo questo? Come possiamo cambiare questo nostro stato?  Secondo me è importante chiederci: perchè io donna non posso fare quello che voglio senza sentirmi giudicata e additata?

Ti hanno mai ferita?

Alcune persone mi hanno scritto: Ah chissà con chi è stata per ottenere questo ruolo. Ed io ho risposto: fidatevi, non c’erano uomini ai casting.

Mi ha ferito di più leggere questi commenti da parte delle donne. E mi chiedo: Perché, da donne, ci dobbiamo sminuire così tanto da dare così tanto potere ad un uomo?

Dobbiamo iniziare a porci determinate domande, e a sostenerci l’una con l’altra. C’è bisogno sempre di più solidarietà femminile. Nel profondo della nostra coscienza, c’è la nostra educazione e c’è sempre quella vocina che ci fa giudicare l’una con l’altra, dobbiamo essere consapevoli di questa vocina e la dobbiamo affrontare. Dobbiamo dirci: siamo delle belle donne e basta!

Un augurio alla Stefania che sarai…

Il mio augurio è quello di trovare la pizza più buona di Los Angeles! Scherzo! Sai, non so. Io vivo alla giornata. In generale, quando mi prefisso degli obiettivi troppo lontani, non si realizzano mai. L’augurio più importante è quello di continuare a divertirmi giornalmente, avere la fortuna di avere come lavoro ciò che amo fare, e spero di essere fortunata abbastanza da continuare così.

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