Valerio Di Benedetto. Foto di Maria Vernetti
Valerio Di Benedetto. Foto di Maria Vernetti

Valerio Di Benedetto: un’esperienza incredibile ne “Il Nostro Generale”

Incontriamo l’attore Valerio Di Benedetto che vedremo, a brevissimo, nei panni di Patrizio Peci ne, “Il Nostro Generale”, realizzato per omaggiare la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Valerio Di Benedetto ama il suo lavoro, così come ama la possibilità di poter sperimentare sempre più ruoli possibili. Lo incontriamo per parlare di questo nuovo progetto, del suo futuro artistico e delle emozioni che gli regala il palcoscenico.

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Valerio Di Benedetto. A breve potremo vederti nella fiction “Il Nostro Generale”, nel ruolo di Patrizio Peci, brigatista pentito. Cosa puoi dirci a riguardo?

Ho vissuto un’esperienza incredibile, a partire dai casting, fino al lavoro vissuto fianco a fianco con il regista per poter costruire il personaggio. Un periodo, quello sul set, caratterizzato da molta professionalità ed umanità che ha reso il tutto più facile. Ho studiato in maniera ottimale la biografia di Peci, incontrando le persone che lo hanno conosciuto. In parole povere, un vero e proprio viaggio in un ruolo che mai avrei immaginato di poter “conoscere” in maniera così dettagliata.

Un lavoro importante, dunque, capitanato da Castellitto nei panni proprio del generale Dalla Chiesa. Che ricordo porterai con te di questo set, dei colleghi, del vissuto racchiuso in quel progetto?

Porterò con me un bellissimo ricordo e per via dell’ambiente, come dicevo precedentemente, e per via dei colleghi incontrati. Ricorderò con affetto Andrea De Maria e Flavio Furno, compagni anche di trasferte, così come Reggiani, il terzo di questo divertente quartetto. Ho creato dei bei legami anche con altre persone e mi sono reso conto di aver portato a casa un lavoro davvero ben strutturato, con un fine giornata di qualità, felice del girato appena concluso.

Chi è Valerio Di Benedetto nel quotidiano e quando ha avuto inizio la tua passione per la recitazione?

Non saprei dirti chi è Valerio, oggi. Cerco di scoprirlo poco a poco, lasciandomi sorprendere da ciò che mi circonda, scegliendo con coerenza ciò che davvero voglio fare nella vita. Questo lavoro ha avuto inizio per gioco, distaccandomene durante il liceo, e riprendendo il tutto durante il periodo universitario. Da lì in poi non mi sono più fermato!

Tra i lavori a cui hai avuto modo di prendere parte quale ti resterà maggiormente nel cuore?

Sicuramente questo, “Il Nostro Generale”. Come diceva Castellitto in conferenza stampa, “ne ho già nostalgia” quindi è un buon segno. Ricordo con piacere anche il primo film, quello con Ciro De Caro, “Spaghetti story” ed alcuni spettacoli teatrali come l’ultimo, ancora in scena, ad opera di Sandro Bonvissuto, “La bicicletta”.

Attualmente, appunto, sei impegnato nello spettacolo teatrale “La bicicletta”, monologo tratto dal romanzo di Sandro Bonvissuto, “Dentro”. Quali sensazioni sono legate a questo spettacolo e alle tavole del palcoscenico?

Cerco di portare un aspetto sempre diverso di me in scena, spaziando dal genere commedia a testi più impegnati. Ciò mi permette di esplorare e, se vogliamo, di tornare alla precedente domanda, ossia “chi è Valerio”. Mi chiedo spesso cosa proverei a trovarmi in situazioni del genere, le stesse situazioni che vivono i personaggi che porto in scena.

Per quale ruolo senti di essere pronto, oggi?

Bella domanda! Sicuramente credo di essere pronto per un film in costume che, da sempre, esercitano grande fascino su di me. Potrei dirti lo stesso per quanto riguarda un genere fantasy.

Puoi anticiparci qualcosa sui prossimi progetti di Valerio Di Benedetto?

Riprenderò a breve, in teatro, con una commedia per poi realizzare anche spettacoli per bambini e non con la mia compagnia, insieme a Gabriele Mazzucco. Vi è poi in cantiere un altro lavoro legato ad un testo di Bonvissuto e non mancano le sperimentazioni di cui saprò dirvi di più in futuro.

Autore: Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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