After the end, al Sannazzaro la storia del claustrofobico amore

In scena al Teatro Sannazzaro di Napoli, un interessante lavoro su After the end di Dennis Kelly, interpretato da Denise Capezza ed Eduardo Scarpetta.

L’esasperazione del possesso, la tendenza a desiderare ciò che non si può, il raziocinio alternato alla follia umana, l’essenzialità e lo snodarsi degli eventi, il tutto racchiuso da una botola.

E’ questa la storia che contraddistingue il testo del drammaturgo inglese Dennis Kelly, che vede nell’espressione di Denise Capezza ed Eduardo Scarpetta, una rappresentazione veloce e intensa, il pathos e l’ironia. Una scenografia semplice, fatta di pochi oggetti, ma ricca allo stesso tempo di contenuti che vengono fuori dalla bravura degli attori di mettere a nudo la parte “più aggressiva” dei personaggi.

After The End con Denise Capezza ed Eduardo Scarpetta
After The End con Denise Capezza ed Eduardo Scarpetta

Mark e Louise, volontariamente rinchiusi per la scelta incosciente di lui, ossessionato dal desiderio di “possedere” la giovane amica che all’esterno del bunker l’ha sempre rifiutato, porta così alla tragedia psicologica che cambia la vita della giovane ragazza che si vede razionare il cibo e subire la violenza sessuale vittima di un unico coltello che per parte dello spettacolo diventa completo protagonista e fulcro dell’attenzione dello spettatore.

Denise Capezza con una gestualità di grande tensione emotiva, riesce ad esprimere essenzialità di stati emotivi ed una vena di drammatico umorismo, che riescono a trasmettere allo spettatore tutto quello che sta provando il personaggio interpretato. Il tremore controllato, le alterazioni vocali e l’espressione dei grandi occhi dell’attrice, diventano nel teatro una sorta di contenitore di emozioni.

D’altro canto Eduardo Scarpetta risulta essere un compagno di scena ideale perché riesce a scandire il tempo dello spettacolo aiutando con maestria di copione lo scambio di ruoli tra i due protagonisti. Intensi i suoi momenti di monologo, l’impeccabilità del recitare ogni singolo passaggio e ripeterlo con tonalità e sfumature diverse ogni volta, a volte divertendo e a volte facendo concentrare lo spettatore.

Un connubio tra i due che dimostra quanto lo studio e la conoscenza della propria arte possa trasmettere senso a parole. Un teatro che punta molto sulla fisicità e soprattutto sui rapidi cambiamenti fisici, non ostacolati da ingombranti oggetti di scena, ma che permette così di tenere la massima attenzione sugli attori che non perdono l’occasione l’uno durante le “immotivate” smanie di coinvolgere la reclusa e l’altra alla “fine dei giochi”, quando torna liberà in una società dove non si sentirà mai più a suo agio.

In conclusione è possibile valutare ottima la prova interpretativa, la gestione dei ritmi mozzafiato, la mimica e la gestualità espressiva dei due attori che rendono i circa 75 minuti di After the end, un’esperienza rapida ma intensa.

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