L'amore per le cose assenti
L'amore per le cose assenti

“L’amore per le cose assenti” al Teatro Nuovo

L’amore come non avete mai voluto vederlo in questo lavoro teatrale di Luciano Melchionna al Teatro Nuovo.

Debutta al Teatro Nuovo di Napoli il 27 novembre questa pièce scritta e diretta da Luciano Melchionna che si è ispirato a Sant’Agostino per il titolo ma alla storia degli uomini per i contenuti. Lo abbiamo intervistato durante le prove generali dello spettacolo, momento magico e irripetibile, perché a teatro nulla può essere lasciato al caso.

Da quale esigenza scaturisce la volontà di scrivere questo testo incentrato sul rapporto di coppia?

Scaturisce da un percorso personale che parte da me, innanzitutto; nel senso che non ci si può sempre accontentare di ciò che si incontra, bisogna avere il coraggio di cercare senza arrendersi ciò che è veramente giusto per noi, in barba alla paura della solitudine, che è anch’esso un tema sviscerato nello spettacolo. E poi si basa sull’umanità che mi circonda, sulle storie che riesco a percepire, anche in maniera assolutamente empatica, guardando le persone negli occhi, ascoltandole, accogliendole con il loro carico di umanità.

Perché cimentarsi nell’esame autoptico dei sentimenti?

Perché ho avvertito forte l’urgenza di trattare tale tematica, anche se essa non manca di certo anche in “Dignità autonome di prostituzione” (che tornerà al Teatro Bellini dal 17 dicembre 2015, ndr).

Il personaggio del marito, interpretato in maniera intensa e a tratti commovente da Giandomenico Cupaiuolo, vuole regalare a Giulia (una Autilia Ranieri che dà voce in maniera mirabile alla forte fragilità delle donne, ma anche alle loro meschinità) un dono prezioso per i suoi quarantasei anni: la libertà. Alla luce di ciò che i media rimandano ogni giorno nelle nostre case, che cos’è la libertà per Luciano Melchionna?

La libertà non può esistere senza la verità, e quella deve essere con se stesso prima che con gli altri; in questo testo molti spettatori (come viene ripetuto nel prologo e nell’epilogo da Her, io narrante, filo conduttore, angelo dei buoni sentimenti, figura simbolica e mai retorica, ndr)  finiranno per identificarsi in una scena, in un dialogo piuttosto che in un altro momento dello svolgimento della vicenda. L’amore non può esistere senza la verità, e la sua compagna di viaggio non può che essere la responsabilità.

Luciano Melchionna è sempre “ciò che non ti aspetti”, anche in questa sua più recente fatica teatrale; quando scrive, quando recita, quando comunica sui diversi piani a disposizione di ogni essere umano tende sempre a ribaltare gli schemi, a spiazzare a ridere e sogghignare di te; infine, ti costringe a riflettere su quello che hai dentro, sulla parte di te che forse nemmeno conosci.

Uno spettacolo da gustare preferibilmente in coppia. Per un finale aperto, sulle tavole come nella Vita.

ph: Luigi Maffettone

 

Autore: Redazione

Redazione Giornalistica

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