Alessandro Preziosi in Don Giovanni

Don Giovanni al teatro Diana di Napoli

Alessandro Preziosi in Don Giovanni

Alessandro Preziosi, regista e protagonista del Don Giovanni e Nando Paone come Sganarello approdano a Napoli presso Teatro Diana con l’obiettivo di accendere nella fantasia degli spettatori il piacere dei sensi e la curiosità dell’intelletto. Applausi a scena aperta, risate spesso soffocate, hanno dato al pubblico partenopeo la possibilità di vedere un testo antico, ma sempre attuale nel gioco della conquista uomo/donna.
Il dramma è giocoso, laddove il comico e drammatico si intersecano, dando vita a un personaggio, incona del trasformismo, elegante donnaiolo, spesso annoiato con il solito, disperato timore di fallimento. Don Giovanni è ipocrita, cinico, ma ben inserto nella società dell`epoca dove l`apparire era senza dubbio più importante dell`essere. Datato 1665, il Don Giovanni o il convitato di pietra molièriano, la cui fortuna letteraria trovò un iniziatore nel 1630 in Tirso de Molina e non ebbe più fine (si contano oltre 4000 opere ispirate al personaggio).
«La messa in scena – scrive a questo proposito Alessandro Preziosi nelle sue note di regia – riunisce sotto la sua egida il piano realistico della commedia e quello tragico e fantastico/simbolico del soprannaturale, che racchiude la morale finale tipica del canovaccio di Tirso, tendendo ad esaltarne l’estremo vitalismo anche quando l’invito al godimento dei sensi sembra solo prendere origine dal tedium vitae e dal vuoto interiore. Don Giovanni, con la sua frenesia, il suo essere oltre, il suo slancio vitale e il suo destino di morte, attira tutti gli altri personaggi, sia uomini che donne; anche quando lo odiano o lo negano, non fanno che pensare a lui, parlare di lui, agire per lui. Il protagonista è un personaggio seducente, figura ricca di controluce, sempre in scena, autentico funambolo del trasformismo, come se ad ogni conquista cambiasse pelle, che incarna nel suo continuo muoversi nello spazio intermedio tra vero e falso, la quintessenza di un vizio sempre tristemente di moda, dall’ipocrisia. Il vero peccato di Don Giovanni però non sta nel suo comportamento irrispettoso, bensì nel pensare impunemente di doversi confrontare solo con la giustizia terrena, dove forte dei suoi privilegi riesce sempre ad avere la meglio divenendo l’emblema, dell’intelligenza strategica messa al servizio degli inganni e del disprezzo verso il mistero della vita».

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