Maurizio Capone: streming, un sistema che danneggia la musica

Il musicista Maurizio Capone, della band Capone & BungtBangt, ha esposto alcune dichiarazioni in un editoriale che abbiamo piacere di condividere, per avere non solo un confronto sul suo pensiero ma anche per tentare di trovare eventuali soluzioni alternative in tutela di un settore molto compromesso dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria.

Maurizio Capone. Foto di Giancarlo Cantone
Maurizio Capone. Foto di Giancarlo Cantone

Di seguito riportiamo l’Editoriale di Maurizio Capone tratto dal quotidiano il “Domani”.

“Il crollo dell’economia del settore dipende dai nuovi sistemi di fruizione. Permettere l’utilizzo della musica a costi irrisori da parte delle piattaforme rende invivibile il mestiere di musicista.

Questo sistema andrebbe cambiato e contrastato da tutti noi artisti e discografici che lavoriamo e creiamo i prodotti con cui si arricchiscono altri.

Non c’è un tempo in cui la musica non abbia avuto un ruolo centrale nella vita dell’umanità, in particolare nell’era moderna è diventata la voce delle nuove generazioni, cosa che ha contribuito a dare valore e risonanza alle esigenze dei giovani. Nella mia vita artistica ho avuto la fortuna di essere spesso interprete dei fermenti, quelli più sotterranei, non commerciali e, sopratutto, generati da bisogni profondi.

Ancora oggi sento sulla pelle le contraddizioni della società attuale e provo a raccontarle con linguaggio moderno. Questo per dire che mi sento dentro al mio tempo cosi come mi sentivo dentro agli anni ’70 nei quali mi sono formato artisticamente per poi esordire professionalmente molto giovane dal 1980 in poi.

La musica ha sempre la sua dignità e qualità in tutte le epoche.

Le trasformazioni sono state e saranno enormi, ho visto morire la tecnologia analogica sopraffatta dal digitale, ho usato strumenti acustici, campionatori, computers ed oggi mischio tutto questo utilizzando strumenti riciclati al posto di quelli canonici.

Dalla mia bocca non sentirete mai uscire frasi tipo “Ai miei tempi” perchè i miei tempi sono questi, siamo arrivati qui giorno dopo giorno ed io ho l’ho vissuto pienamente e ne ho osservato i passaggi. C’è un prezzo da pagare nell’evoluzione, nella semplificazione, nella diffusione di massa. Ad esempio negli anni ’80 per registrare un disco ci volevano un sacco di soldi e tutti noi dell’underground siamo stati sicuramente limitati enormemente nella nostra capacità produttiva, chi sa quanti dischi avremmo fatto se ci fosse stato permesso dalla tecnologia.

Oggi produrre un disco è molto semplice e se si è capaci e creativi si può fare tutto da casa. Questo a discapito dell’economia degli studi di registrazione, cosa che mi dispiace molto, a favore però della creatività. Chiunque può dire la sua e questo è un bene anche se ovviamente tante cose sono brutte, ma tante sono molto belle e forse non sarebbero mai venute alla luce trenta anni fa.

A me piace la trap e mi piacciono queste contaminazioni tra cantautori e beat maker che sono esplose ultimamente. Un grande contributo alla musica d’autore che si è arricchita di ritmo e di modernità, cosa che per me era il grande limite del cantautorato storico e che ora ha dato nuovo impulso al genere.

Di contro mi dispiace vedere messa da parte la musica fatta con  strumenti veri. Amo questi oggetti che regalano grandi emozioni a chi li suona ed a chi li ascolta e che hanno bisogno di grande impegno e studio. Ma secondo me anche questo verrà recuperato, non fosse altro perché i suoni campionati sono pur sempre presi da strumenti, che a loro volta devono però sapersi rinnovare nel modo di essere suonati. Forse per questo sono stati un po congelati.

Le soluzioni si trovano, ognuno prova a farlo a modo proprio, io per esempio ho sostituito gli strumenti con oggetti riciclati per cercare suoni nuovi, dei “campionamenti” generati in tempo reale da materia concreta. Mi ero stancato dei soliti suoni ed ho provato a percorrere una strada alternativa cercando nella spazzatura, negli oggetti di tutti i giorni le sonorità di cui ho bisogno.

Non credo che chi vive di arte possa mai sentirsi appagato, soddisfatto al punto da fermare la propria curiosità, il proprio stupore verso le novità. I miei maestri oggi sono i ragazzi che sperimentano linguaggi, incomprensibili a volte alle generazioni che li hanno preceduti. No questo modo di accogliere il nuovo non mi appartiene. La musica è viva, la musica è futuro.

Il vero problema di cui si dovrebbe discutere è del crollo dell’economia e del fatto che lo streaming, che è l’unico modo in cui oggi si fruisce della musica, sia sottopagato. Permettere lo sfruttamento a costi irrisori da parte delle piattaforme, rende invivibile il mestiere di musicista. Queste sono le cose che andrebbero cambiate e contrastate da tutti noi artisti e discografiche che lavoriamo e creiamo i prodotti con cui si arricchiscono altri. La musica si, quella va bene, la musica è per sempre.

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