L’educazione sentimentale di un ragazzo, di Leandro Conti Celestini

Vi raccontiamo il secondo libro del designer e artista italiano Leandro Conti Celestini, dal titolo L’educazione sentimentale di un ragazzo.

Leandro Conti Celestini - L'educazione sentimentale di un ragazzo

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Leandro Conti Celestini, partiamo dal titolo: come è stato scelto?

Grazie a voi per l’ospitalità. Il titolo è un personale omaggio a uno dei miei romanzi preferiti, L’educazione sentimentale di Gustav Flaubert. Ho voluto riproporre la stessa struttura in chiave quasi contemporanea con una storia che fosse più personalizzata e legata alle mie esperienze di vita. Non siamo nella Parigi di metà 1800 ma nella Los Angeles degli anni 90, nel mondo sfavillante di Hollywood con anche il suo lato oscuro.

Andreas, il protagonista, lo trovo molto vicino a Frederic Moreau di Flaubert, che considero un antieroe dolcissimo e indimenticabile. Come lo scrittore francese, ho inserito avvenimenti contemporanei per contestualizzarlo (ovviamente riletti nella mia ottica), ho aggiunto una dimensione onirica che fa quasi da romanzo nel romanzo (uno dei temi a me più cari) e ho ampliato la vicenda aggiungendo altre voci che contribuiscono alla narrazione sotto un altro punto di vista.

Lo stile che pervade ogni tua opera, dalla scrittura, alla pittura, alla fotografia, mostra sempre un lato nostalgico e retrò, unito all’influenza dei grandi maestri italiani del cinema e dell’arte. Anche in questo secondo libro è rimasto il tuo tratto distintivo?

Senza dubbio il lato retrò è ugualmente presente: in “Alle corde” eravamo alla fine dei ’70, qui siamo a metà dei ’90, un periodo che ho vissuto intensamente e che ha formato la mia cultura. Nella storia ci sono abbondanti riferimenti al mondo della moda, ai film, alla musica e a modi di comportarsi di un periodo che non è troppo lontano ma anni luce distante dalla vita di oggi. In quel periodo internet non c’era ancora, non esistevano i cellulari, le amicizie e gli amori succedevano in modo diverso rispetto a una dating app.

È rimasta anche la narrazione in seconda persona, una specie di flusso di coscienza che i lettori del primo romanzo hanno davvero apprezzato; io stesso sono ancora sorpreso che nessuno prima avesse mai sperimentato questo genere e sono davvero orgoglioso di essere il primo.

 Insomma è un romanzo un po’ nostalgico che farà sorridere chi ha vissuto quel periodo e magari farà invogliare chi non lo conosce a scoprirlo di più.

Tornano Los Angeles, Milano, New York, Las Vegas… sono luoghi a te particolarmente cari tanto da renderli quasi “coprotagonisti” delle tue storie?

Los Angeles è la città in cui vivo da più di dieci anni ormai, per me rappresenta l’ultimo avamposto ai confini del mondo, dove tutti arrivano con una valigia di sogni, com’è successo ad Andreas e come ho fatto io stesso. È una città giungla, dove davvero devi guardarti le spalle a ogni angolo, ma anche dove tutto è a portata di mano e se lo capisci te lo prendi e basta, almeno così è stato per me. Devo tutto a questa città che mi ha dato tanto: ho sviluppato la mia personalità al di fuori dei miei confini, ho esplorato discipline a me estranee e mi ha dato idee per sempre nuovi e fiorenti business. Al di là del mio brand di underwear Tigerheat Productions, ormai una realtà consolidata nel panorama della moda maschile e delle vendite, collaboro con gallerie d’arte e adesso posso dire di essere anche un autore al mio secondo libro.

Las Vegas invece è una città quasi da sogno e da incubo, un paradiso artificiale ancora più disperato nel nulla del deserto, dove non può essere solo che l’inizio di una sfavillante ascesa o la fine di una discesa a precipizio. Una scommessa può davvero portarti alle stelle o distruggerti.

Milano infine è la mia città, la mia impronta culturale, il mio stile e la mia estetica in cui sono orgoglioso di essermi formato! L’atmosfera della Milano da bere anni 80 e 90 è un classico ormai perduto ma chi ha avuto la fortuna di viverlo non lo dimenticherà molto facilmente.

Ritroviamo anche l’ambiente del combattimento, il ring, l’omosessualità, il mondo della moda: credi che siano più le analogie o le differenze dal primo romanzo Alle corde?

Considero i due romanzi molto simili per il percorso di formazione dei due protagonisti, il loro avventurarsi nel mondo, il cadere, rialzarsi, reagire e non perdere la speranza. Chi lo ha letto invece ha notato differenze, soprattutto nei due personaggi, a cui non avevo pensato: se uno è più maturo e completamente solo in un ambiente di predatori, l’altro è più ragazzino sognante accompagnato da una guida infallibile. Una storia ha una dimensione agonistica e rispetto sportivo molto forte, l’altra ha un lato più sporco, underground, di vizi ed eccessi.

Nella chiusura hai affrontato tematiche di attualità e di cronaca, anche scottanti. Perché? 

Ho deciso di affrontare un elemento attuale come una specie di protesta al periodo del politically correct e cancel culture in cui viviamo oggi. Tutti devono mostrare quanto sono virtuosi e quanto bene fanno al mondo (solo sui social ovviamente, non in pratica) scegliendo “la cosa giusta da fare”, senza rendersi conto che sono proprio loro che diventano razzisti quando non sei d’accordo con il loro pensiero, negando la forte “apertura mentale” che si vantano di avere.

Sono molto pessimista su come le cose stanno andando perché vedo un peggioramento costante: chi ha un’opinione fuori dagli schemi diventa automaticamente omofobo, razzista, maschilista, e via dicendo… ma è davvero così?

Io sono sempre stato un lupo solitario e se questo mi ha salvato dalle varie discussioni e litigi che imperversano ovunque, ho comunque un’opinione che ho espresso chiaramente nel mio libro. Credo che il dialogo sia sempre la cosa più importante e a quello sono sempre aperto anche con chi la pensa diversamente, almeno ci provo… nessuno è perfetto purtroppo, ma proviamo a sorriderci sopra.

Infine, quale personaggio ti è più vicino in questi due romanzi di formazione: Tristan che ci ha appassionato nel primo libro o chi ci tiene compagnia nel secondo?

Considero Tristan e Andreas due personaggi molto simili, ma i lettori mi hanno fatto notare alcune diversità di carattere e comportamento. Sono entrambi due ragazzi solo in un mondo selvaggio, che senza sapere quello che li circonda, procedono per la loro strada, a volte incoscientemente a volte con coraggio. Se Tristan forse non aveva ancora realizzato a cosa stesse andando incontro (è anche più giovane nel romanzo), Andreas ha uno scopo preciso e proprio per questo verrà usato da gente senza scrupoli riuscendo nonostante tutto a uscirne vincitore.

È comunque stato bello sentire i commenti dei lettori che hanno già espresso preferenze per l’uno o per l’altro, ma con sempre note estremamente positive per entrambi; apprezzo Tristan perché la prima volta non si scorda mai, apprezzo Andreas per non avermi deluso con la seconda.

Leandro Conti Celestini

Nato a Milano nel 1978, dopo una laurea in Storia dell’Arte l’autore si è trasferito a Los Angeles e lavora oggi nella moda e nel cinema, da sempre attratto dall’estetica glamour Old Hollywood degli anni 40, dai film noir e le immagini in bianco e nero.

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