Ruggero Cappuccio e nel riquadro Marco Perillo
Ruggero Cappuccio e nel riquadro Marco Perillo

Marco Perillo racconta: “Il Sogno Reale”

Il Sogno Reale, un progetto di Ruggero Cappuccio per il Campania Teatro Festival

Marco Perillo, giornalista de Il Mattino e scrittori di libri di successo, tra cui: “Napùl”, “Le incredibili curiosità di Napoli” e “Misteri e segreti dei quartieri di Napoli” racconta ai lettori de La Gazzetta dello Spettacolo l’iniziativa: “Il Sogno Reale”.

Ruggero Cappuccio e nel riquadro Marco Perillo
Ruggero Cappuccio e nel riquadro Marco Perillo

Un progetto di Ruggero Cappuccio, ideato per il Campania Teatro Festival e dedicato alle meraviglie dell’epoca borbonica. Un focus, curato dal giornalista partenopeo, che spiega un periodo storico senza precedenti, i cui fasti e i cui primati, a Napoli come nel resto del Sud Italia, attraggono, incantano e accendono riflessioni ancor oggi.

Un focus reale e immaginario sul secolo del Regno è completato dalla condivisione di iniziative e di progetti speciali da parte dei 14 siti che hanno aderito al progetto con esposizione di elementi materiali e immateriali pertinenti e riconducibili all’Epoca.

Un progetto che prevede, inoltre, la redazione e pubblicazione di una guida stampata dei siti borbonici in Campania commissionati e realizzati dai Reali e destinati alle diverse attività: residenze, riserve di caccia e pesca, attività agricole, industriali, scientifiche e innovative, collezioni d’arte e musica.

La guida, edita da EDITORI PAPARO, sarà distribuita gratuitamente al pubblico che seguirà gli spettacoli in programma al Festival.

Marco Perillo: “Gli echi di quei tempi hanno effetti ancora oggi!”

Napoli, le sue storie, la sua cultura, la sua bellezza sono l’epicentro dei tuoi interessi letterari, non a caso, anche questa volta proponi al pubblico un’iniziativa che valorizza la tua città. Com’è nata questa idea di raccontare questo determinato periodo storico partenopeo?

L’idea è del direttore del Campania Teatro Festival Ruggero Cappuccio che ha deciso di affidarla a me proprio in quanto profondo conoscitore appassionato della storia partenopea. Si partiva da una considerazione non di natura politica, sociologica o di revisionismo storico, ma semplicemente dal fatto che i grandi monumenti visitati dai turisti in Campania sono un lascito dei Borbone: le regge di Capodimonte e di Caserta, il Palazzo Reale di Napoli, il Teatro San Carlo, Piazza del Plebiscito, gli stessi scavi di Pompei, Ercolano, Paestum. Tutto è dovuto a una dinastia che in maniera indiscussa ha dato lustro e vanto a una città, all’epoca capitale di un florido regno, e all’intero Meridione. Gli echi di quei tempi non a caso hanno effetti ancor oggi, accendendo discussioni ma soprattutto riempiendoci gli occhi di meraviglie.

Un’iniziativa assolutamente innovativa, che spazia dal tangibile all’immaginario e che coinvolge altri tuoi colleghi e non solo. Dopo quasi due anni di chiusura forzata, questo è il momento giusto per ripartire attraverso cultura e promozione del patrimonio storico-artistico partenopeo?

Il senso di questo progetto, voluto da Cappuccio, e dell’intero Campania Teatro Festival è proprio questo. È una kermesse che anche quest’anno, come quello scorso, riapre i battenti della cultura e offre una speranza. Cappuccio sostiene che in quest’ultimo anno e mezzo ci siamo preoccupati di curare solo i corpi, trascurando la psiche, l’anima, le emozioni che sono linfa vitale per un essere umano. Questo festival vuol rappresentare proprio questo rimedio e nel contempo far ripartire il comparto culturale della Campania. Non è un caso che nel progetto “Il Sogno Reale” abbiamo voluto coinvolgere – e lo abbiamo fatto durante il lockdown – quattordici siti borbonici campani per creare autonome sinergie che potessero in qualche modo rappresentare un fil rouge sulla tematica e dare un senso di ripartenza collettiva, basandoci sullo straordinario patrimonio che, spesso grazie ai Borbone, il mondo ci invidia. Ci saranno eventi collaterali all’Osservatorio di Capodimonte, a Carditello, a San Leucio, nei palazzi reali e nelle ville e negli scavi vesuviani, nonché l’apertura straordinaria della casina borbonica di caccia di Persano, nel Salernitano. Da non perdere.

Condividere questo percorso con un maestro come Ruggero Cappuccio: intellettuale attivo sia in campo letterario che teatrale quanto ha aperto i tuoi orizzonti? Ti piacerebbe scrivere anche per il palcoscenico? Se si, che storia racconteresti?

Considero Ruggero Cappuccio uno dei grandi della cultura del nostro tempo. Per me, da tempo, è un esempio d’arte e di vita. È un punto di riferimento per chiunque ami la letteratura, il teatro, la musica; è un artista a tutto tondo ed è certamente la persona migliore per dirigere una kermesse importante come il Campania Teatro Festival. In realtà per me il teatro ha rappresentato il primo amore: l’ho praticato prima ancora di scrivere romanzi e racconti e mi ha formato negli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza. È una passione che non ho mai abbandonato ed è per questo che nel cassetto giacciono due miei testi teatrali, il primo è un noir ambientato ai tempi del terremoto del 1980, la storia di uno straniero che si ritrova in una Napoli disastrata e che abiterà in un palazzo nel quale vengono compiuti efferati crimini. Il secondo è la storia di un giovane dei nostri tempi che per sbarcare il lunario interpreta la figura di Pulcinella in piazza: i suoi sogni saranno presto distrutti dalle necessità della vita di famiglia e da altre due prove davanti alle quale la realtà ci mette di fronte. Non è facile mettere in scena un testo teatrale; occorre trovare un regista e un produttore che ci credano. Spero possa accadere, prima o poi.

Autore: Anthony Moy

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