Premio Alberoandronico: intervista a Pino Acquafredda

Incontro con Pino Acquafredda che ci parla del successo della dodicesima edizione del prestigioso Premio Alberoandronico e lancia il bando per la tredicesima

E’ già da qualche giorno in rete, sul sito ufficiale dell’Associazione Alberoandronico il bando della tredicesima edizione del Premio Alberoandronico.

Pino Acquafredda per il Premio Alberoandronico. Foto di Zhanna Stankovych
Pino Acquafredda per il Premio Alberoandronico. Foto di Zhanna Stankovych

Un traguardo davvero lusinghiero se si considera che il concorso, che premia narrativa, poesia, testo di una canzone, cortometraggi, fotografia e dalla scorsa edizione anche pittura, dai quartieri Balduina e Monte Mario di Roma è riuscito a conquistare il mondo e a distinguersi come uno degli avvenimenti artistici e culturali più prestigiosi e apprezzati della capitale. A parlare per questo premio ci sono le importanti personalità, sia tra i concorrenti premiati che tra i membri della Giuria, che negli anni lo hanno arricchito facendolo arrivare ai livelli ai quali è adesso e l’enorme interesse suscitato tra i mass media.

Ne abbiamo parlato con Pino Acquafredda, mente organizzatrice dell’evento, la cui dodicesima edizione ha avuto il suo culmine lo corso 15 marzo alla Sala Protomoteca del Campidoglio di Roma, Presidente e Fondatore dell’Associazione Alberoandronico…

Il bilancio della dodicesima edizione del Premio nazionale Alberoandronico può dirsi decisamente positivo. Che ci racconta Pino Acquafredda?

Sono felice poter dire che è proprio così, molto positivo. Il nostro concorso, anche quest’anno, ha ottenuto un notevole successo in termini di numero di partecipanti e, soprattutto, di qualità delle opere presentate. Concorrenti di ogni età, provenienti da tutto il mondo. Ulteriore testimonianza della forza acquisita dall’Associazione Alberoandronico che, dai Quartieri della Balduina e di Monte Mario, nel Municipio XIV di Roma Capitale, è arrivato molto, molto lontano. E questo è bellissimo.

Quest’anno c’è stata una sezione nuova riservata alla pittura. Come è andata?

Molto bene. Alle tradizionali sezioni, ovvero poesia, narrativa, fotografia e cortometraggi, quest’anno abbiamo aggiunto la pittura che, anche se all’esordio, ha visto una grandissima adesione. Sintomatico il fatto che il primo premio sia andato ad un’autrice francese, Anna Coccia di Hayange che, con molto entusiasmo, è venuta a Roma da selezionata e ha avuto la sorpresa di salire sul gradino più alto del podio.

Tu che ogni anno sei alla testa dell’organizzazione del Premio e quindi hai modo di tastare il polso della situazione, trovi cresciuta la qualità delle opere che vengono proposte?

Posso rappresentare quello che la nostra fantastica Giuria ha riferito: elevato livello di moltissimi dei lavori valutati. Poche, ma ci sono, le opere lontane dalla sufficienza, come è normale, considerando la vastità della platea. Posso dirti che quest’anno, per qualità, ha spiccato la sezione degli editi di narrativa

Questa classifica è stata vinta da Felice Jacques Victor Bucalo, autore di “Nero d’Assenzio”.

Insomma, soddisfatti certamente con l’orgoglio di aver scovato, anche quest’anno, veri e propri talenti che, auspichiamo, possano trovare editori illuminati che tengano conto della qualità e non seguano altre logiche.

Una parola anche per la sezione “Cortometraggi”: quelli selezionati e premiati in Campidoglio hanno avuto altissimi punteggi. Ci puoi dare un tuo parere al riguardo?

Ovviamente un parere tecnico professionale lo dovrebbero dare i nostri giurati. A questo proposito noi possiamo vantare una Giuria specializzata per ogni singola sezione. Per i corti posso parlarti da semplice spettatore. Ho potuto ammirare opere straordinarie. A cominciare dalla prima classificata. E’ di un Autore che confermatosi campione di Alberoandronico, avendo vinto anche una delle edizioni precedenti. Si tratta di “Perfection” del regista sanremese Riccardo Di Gerlando. Tema legato alla disabilità, che riesce a rappresentare in maniera emozionante in meno di due minuti. Un riconoscimento anche a “Lettere a mia figlia” del regista Giuseppe Alessio Nuzzo, interpretato da Leo Gullotta che si è agigudicato il Premio Alberoandronico °Miglior Attore°. La sua, una grande interpretazione nei panni di un anziano padre che scrive alla figlia, nel tentativo di spiegare la sua malattia: l’Alzheimer.

Non possiamo che essere contenti di queste incredibili performances come anche degli altri film brevi in classifica nelle posizioni immediatamente successive. Come la terza classificata nadia Kibout per Ali velate e poi Maria Laura Moraci (Eyes), Elenora Ivone (Apri le labbra), Adelmo Togliani (La macchina umana) e altri bravissimi tra cui i giovanissimi autori dei cortometraggi Feu e Capsulae-Heri.

La dodicesima edizione del Premio Alberoandronico ha visto la partecipazione di personaggi particolarmente importanti e interessanti. Vuoi parlarcene?

Tutti i concorrenti sono per noi importanti. Certo quest’anno, avere avuto in concorso un candidato al Nobel per la Pace, che si è messo in gioco alla pari degli altri, con Alberoandronico, non può che inorgoglirci. Parlo di Hafez Haidar, scrittore, poeta, accademico emerito, presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica e Direttore generale internazionale della Camerata dei Poeri di Firenze e tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran. Come non parlare poi del giornalista Paolo Borrometi, al quale abbiamo attribuito il Premio giornalismo d’inchiesta. Il suo, un esempio di coerenza e lealtà verso il racconto dei fatti, di giornalismo etico che guarda oltre la versione ufficiale dei fatti, custode libero, nell’interesse generale della democrazia e dei cittadini, di un giornalismo che abbiamo definito “a testa-ta alta”.

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