“M’innamorai”, tra passato e futuro

Diego Sanchez scrive e dirige un musical di buona fattura che oltrepassa i confini del doveroso tributo ad una delle band più longeve e creative del panorama italiano, quel Giardino dei Semplici che ha iniziato nel 1974 e che, pur rimaneggiando la formazione, ha saputo attraversare quattro decenni di musica italiana.

Andato in scena al Teatro Trosi il 12 novembre c.a., (si replica fino a domenica 15 novembre) il debutto ha visto una platea di fedelissimi accorsi a leggere la loro storia nel repertorio del gruppo ma, soprattutto, nella storia di Alessandro e Giulia, che si incontrano in Versilia nel 1965; tra estati spensierate e un paese in pieno boom economico, il pubblico segue la vicenda attraverso le canzoni più note dell’epoca, Cantagiri e allegri twist firmati Rita Pavone. E fin da subito si comprende appieno quale lavoro ci sia dietro la presenza -continua e impeccabile, considerato che era la sera del debutto- del corpo di ballo in scena e soprattutto della coreografa Tonia Impegno.

Al sacerdote che celebra l’anniversario di nozze dei due ragazzi si affida il compito -peraltro riuscito- di ironizzare su un presente decisamente troppo telematico e di condurre gli spettatori nei flashbacks necessari allo svolgimento della vicenda. Non c’è traccia di autocelebrazione, i GDS fanno sporadiche apparizioni sul palco fino al secondo tempo, quando, all’interno del tanto atteso concerto del ’75, si presentano a rappresentare loro stessi, senza pretese talequalistiche e l’emozione è grande: il tempo non è passato, il loro sorriso, il loro talento sembrano inalterati e il pubblico lo avverte. Savio Arato (che sostituisce dal 2012 Gianfranco Caliendo) esegue correttamente la partitura, ma nei vibrati sa mettere qualcosa di personale, mentre, dopo l’esecuzione di una pregevole “Te ne vai”, con un testo che era già avanti per l’epoca, la band omaggia i Blues Brothers, la canzone napoletana, il cantautorato italiano e Pino Daniele.

Alessandro e Giulia (adulti) festeggeranno il loro anniversario ad un concerto dei GDS in cui, accanto alle imperdibili “Miele” e “M’innamorai”, la band ripropone i brani più famosi di “Argento vivo” (2013) e finalmente, quando la capsula del tempo ci riporta al 2015,  la tensione si scioglie. Buona la prova attoriale della band (non alla prima esperienza, peraltro), composti e compiti nel ruolo assegnatogli da Sanchez, sorridono soddisfatti al pubblico dopo un concerto che celebra innanzitutto la loro musica (dal vivo) e la loro storia.

 

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