Hans

Non siamo fatti per essere originali, ma per essere tutti uguali

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Quando ci alziamo la mattina, la prima cosa che facciamo dopo un abbondante colazione, è aprire l’armadio ed iniziare a scegliere cosa indossare per affrontare la giornata che ci attende. Non sappiamo, però, che là fuori, nel mondo, c’è gente che starà scegliendo gli stessi nostri indumenti. Come può essere? Viene da chiederci, ma la risposta è semplicissima. Nella società dell’apparenza, l’omologazione nel vestirci, purtroppo, non è ancora fuori moda. Crediamo di selezionare accuratamente gli abiti secondo il gusto personale, il nostro stile e l’occasione giornaliera che ci si presenta davanti; ma non ci rendiamo conto che la scelta che crediamo si avvicini al nostro sentire e che, secondo noi, ci farà sentire bene e in pace con noi stessi, in realtà non è altro che un comune sentire con migliaia di altre persone che vivono sparse nel mondo. Queste non sono mie elucubrazioni evanescenti o deliri post traumatici, ma semplicemente considerazioni valide che prendono spunto da un originale studio fatto da un fotografo negli anni. Hans Eijkelboom, fotografo olandese nato nel 1949, non è il solito professionista che immortala volti o paesaggi naturali, ma è uno specialista raro nel suo genere perchè svolge un lavoro molto più accurato: immortalare persone incrociate per strada vestite, nello stesso tempo e nello stesso luogo, con abiti uguali. Ne esce un lavoro sorprendente: un archivio con oltre 6  mila scatti che, ora, è diventato un libro “People of the Twenty-First Century”. Da Amsterdam a New York, da Tokyo a Venezia, gente comune che esce e cammina per strada e non ha in realtà nulla di speciale o di così originale da voler rimarcare uno stile personale perchè se guardasse queste foto si renderebbe conto di quanto sia schiava delle abitudini comuni e di una società che ci vuole sempre tutti uguali. Hans, praticamente, si appostava in zone di passaggio (cioè quelle più frequentate) e scattava le sue foto con la macchina fotografica che aveva a tracolla comandata da un interruttore nascosto nella giacca. In seguito, salvava le immagini in griglie tematiche chiamate “Photo Notes”. Le sue considerazioni alla fine di questo viaggio dentro gli usi e costumi della popolazione mondiale sono state molto semplici e realistiche perchè lui ha affermato che questo lavoro non è tanto una critica verso le abitudini della gente che cerca, per piacersi, di vestirsi come meglio le aggrada, ma viene messo in evidenza il fatto che quando ci vestiamo non diamo profondamente ascolto a ciò che sentiamo (pur di apparire anche stravaganti) ma utilizziamo i diktat che la moda ci impone per essere più sicuri di noi stessi ed aumentare la nostra autostima. Questo è deleterio perchè proprio la moda dovrebbe insegnare questo: mettere in risalto la nostra personalità superando barriere all’insegna di noi stessi.

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