Ugo Gangheri e il racconto di Urca!

Siamo in compagnia di Ugo Gangheri, bravissimo musicista, che insieme ad alcuni colleghi artisti partenopei, uniti dalla passione del vivere e fare musica a Napoli, hanno realizzato Urca!

Ugo Gangheri. Foto di Giancarlo Cantone
Ugo Gangheri. Foto di Giancarlo Cantone

Benvenuto Ugo , parlaci di questo bellissimo progetto musicale. Cosa si intende per URCA e come nasce?

URCA come “Wow”, come “Che bello” … come una sorta di ammirazione piena di entusiasmo, come un acronimo che suonerebbe più o meno così: Unione Resilienti Cantautrici e Cantautori!

Una compilation di canzoni realizzata da dodici maturi cantautori donne e uomini, portatori di esperienze importanti nel mondo della musica (e non). Come spesso accade quando si ritrovano, attorno ad una tavola accogliente, amici-colleghi ci si scambiano poche parole ma giuste… quelle che hanno da sempre il sapore dolce dei sogni e dei progetti, quelle che bastano per capire che forse “questa volta” veramente si può scrivere un pezzetto di storia comune.

URCA nasce così in una sera qualunque, una bella sera pre-covid. Alle spalle di questi dodici musicisti si possono leggere infinite storie di canzoni scritte e suonate sui palchi della nostra città, quelli in giro per l’Italia ed anche oltre, pluripremiati sul territorio nazionale ma, soprattutto, resistenti ad una linea, ad un privilegio fatto di cuore, di consapevolezza e di quel coraggio che tiene sempre vivo il “crederci” nel momento esatto in cui si scrive una canzone.

Un disco che rappresenta dodici mondi musicali diversi tra loro ma allo stesso tempo accumunati da quel viaggio solitario che ognuno fa quando scrive un testo, una musica, una melodia. Un viaggio personale che si crea arricchendosi di una gamma infinita di fattori che si imprimono su fogli bianchi e chitarre, e dettati della sensibilità che appartiene nel leggere il mondo esteriore (nel quale si vive) e quello interiore (nel quale ci si raccoglie) e tutto questo si conclude trasformandosi in una visione acustica fatta di quattro minuti circa. In breve? Un gran bel progetto musicale nato con l’intento sincero di abbandonarsi ad una piccola testimonianza da lasciare ad una città… la nostra Napoli, invidiata da sempre per la sua capacità di “sfornare” voci, cuori e mani votate alla musica. Una manciata di cantautrici e cantautori figli di una generazione di “credenti” che forse, per non sentirsi vittime sacrificali di ciò che in parte produce l’attuale cultura, hanno deciso di unirsi per ricordare ad alcuni e far conoscere ad altri una fotografia in musica di chi ha un’ identità fatta di vocazione che per infiniti motivi è troppo spesso lasciata a se stessa.

Presentaci i tuoi colleghi ed amici che hanno partecipato alla realizzazione di URCA !

Eccoli:

  • Andreasbanda una punta di diamante della attività musicale partenopea degli anni ’80 e ’90, un professore che sa bene insegnare il mood di quegli anni.
  • Gabriella Pascale fronte del palco, con la sua voce, di uno dei gruppi di maggiore spicco di quella stagione fantastica della Vesuwave, i Valhalla. Ieri come oggi il suo timbro è restato intatto.
  • Michele Contegno un artista prematuramente scomparso, il classico cantautore che racchiude in sé tutta la nobiltà della parola.
  • Giovanna Panza già vincitrice di un premio Recanati, ha vissuto l’arte da sempre, non solo perché figlia e nipote di poeti e pittori. I punti di vista sono il suo sale.
  • Gabriella Rinaldi fondatrice degli Zooming on the Zoo, altro gruppo che le cronache segnalano come riferimento indiscusso musicale della Vesuwave. E’ ideatrice, curatrice e direttore artistico di progetti assieme al suo compagno Max Carola.
  • Massimo Mollo il più significativo esponente del folk militante napoletano con i suoi Rua Port’Alba ,una roccia fatta di coerenza ed amore per il prossimo.
  • Peppesmith alias Ciro Mattei musicista filosofo del “trash novel”, una anima che ama esprimersi con il suo acume tra il serio, il sarcasmo e la finezza della verità.
  • Antonella Monet, per il suo pubblico Dolores Melodia, cantattrice votata al teatro anche se non è difficile vederla per strada con la sua fisarmonica intenta a ricordarci, in maniera magistrale, Viviani.
  • Antonio Del Gaudio pluristrumentista con il vizio della scrittura già segnalatosi al Premio Gaber, rappresenta l’essenza di una genialità colta, fatta di umorismo e di chi non sa di essere a tratti borderline.
  • Myriam Lattanzio la presenza di una voce potente. Vincitrice di un Premio Recanati, come lei poche sanno cantare di rose, di rabbia e di sangue. Politicamente corretta e tifosa ad oltranza.
  • Marco Francini vincitore di un Premio Recanati, ha fatto della sua vita una costante ricerca sulla voce e sul canto fino ad esserne un maestro. Importante è significativo l’incontro con il mondo di D.Modugno di cui è diventato nel tempo interprete e testimone appassionato.

E poi ci sono io: Ugo Gangheri .

Qual è lo scopo della nascita di questa bellissima compilation?

Quando abbiamo ragionato su questo progetto eravamo in tre, ma poi ci siamo detti: “Perché non possiamo essere di più? Facciamolo diventare una testimonianza di più voci!” … quelle voci che rappresentano gli anni in cui il fermento culturale non era solo un pensiero ma una vera rivoluzione. Rappresentiamoci come se fossimo in missione per conto di Dio (cit) con canzoni scritte apposta, facciamone una specie di “documento storico” da lasciare ai colleghi giovani, come dire: “Così siamo perché veniamo da quel punto laggiù lontano dietro ognuno di noi, quello spaziotempo che ci ha permesso di costruire le nostre sensibilità e le nostre personalità artisticamente parlando. Praticamente guardarsi indietro per guardare avanti e per far guardare avanti. Ecco lo scopo! Lasciare una testimonianza ai più giovani, la sua mission è proprio questa… ovviamente con la speranza che tutto ciò non venga frainteso con una presunzione che non ci appartiene assolutamente.

Il settore dello spettacolo è tra le attività professionali maggiormente colpite dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria. In quanto rappresentante di questo settore, come stai vivendo questo periodo?

Diciamo che dopo tanti mesi che ti mancano il lavoro, le abitudini, gli amici, gli affetti, gli hobby, il cinema, il teatro, l’andare giusto per il gusto di andare, una passeggiata in montagna quando tutti stanno al mare, un tuffo da uno scoglio lontano, un viaggio , un pantalone nuovo perché sei ingrassato, gli abbracci, i baci, un appuntamento da stabilire ed uno da evitare con una scusa, quando ti mancano per mesi infiniti … hai poche possibilità per resistere alla noia e così mangi, bevi, fumi e, a seconda della casa che abiti, puoi occuparti di progettare e fare quello che vuoi come nel mio caso. Avendo lo studio di registrazione in casa, ed uno spazio adeguato con giardino, in questi mesi ho semplicemente scritto 18 brani strumentali e 11 canzoni, con la complicità di tre gatti ossessionati dalla necessità di starmi addosso… e per questo sono stato, e resto, un uomo fortunato e privilegiato tanto da vergognarmene spesso in questi mesi di angosce collettive … ma attenzione non mi sento felice di tutta questa produzione, mi mancano troppe cose che riempiono la vita di un uomo normale, e soprattutto sapere che, mentre parlo, scrivo e accarezzo i miei gatti, da qualche parte c’è chi soffre il quotidiano e questo rende malinconico qualsiasi passo che faccio, qualsiasi pensiero che svolgo e non trovo nemmeno giusto raccontarsi che “Questa è la vita”.

Immagina di trovarti davanti al nostro Presidente del Consiglio Conte , cosa vorresti chiedere a proposito della crisi che sta investendo i lavoratori dello spettacolo?

Sicuramente gli direi che a fronte di tutto quello che sta cercando di fare per aiutare, in termini economici, la maggior parte di chi lavora nel mondo dello spettacolo, diventati ormai soldati di un silenzioso esercito allo stremo, credo che debba pensare all’alba di un rientro alla normalità, ad una serie di leggi e di emendamenti che riguardino in maniera approfondita all’intero comparto che vive di teatro, musica, cinema, danza, audiovisivi in genere … insomma il mondo di chi crea emozioni. Approfittare di questo assurdo fermo nazionale, nonchè mondiale, per formulare un reset dove si ricominci dall’abc. L’abc di una dignità da far rinascere e che appartiene a chi è creativo, a quel mondo fatto di maestranze e particolarmente a quella voce che rischia l’estinzione: la CULTURA.

Egregio Presidente Conte, quando si riaccenderanno “le luci sulla ribalta”, faccia in modo che non ci si ricordi solo dei teatri e degli organizzatori potenti ma è fondamentale far vivere, e rivivere, le piccole realtà culturali che fanno spettacolo e che promuovono dimensioni artistiche minori ma non per questo devono essere lasciate in un angolo a soffrire. Anche i ribelli, i piccoli, gli audaci, gli anticonformisti, gli intellettuali, gli artisti strada e tanti altri …sono il sale della terra, di una terra che può e deve produrre frutti. Signor Presidente, forse, in questo momento che ci ha veramente stremati, potrebbe aiutarci a cancellare un po’ di quella hojarasca, per dirla alla G.G.Marquez, che quotidianamente, da anni oramai, ci invadono in tv, attraverso la radio, sui giornali. Tornare alla vita ognuno di noi con la possibilità di potersi rappresentare non deve essere più una speranza.

In conclusione ti invito di elencare tre motivi per i quali assolutamente bisogna ascoltare URCA! Cantautrici e Cantautori.

Bisogna assolutamente ascoltare URCA perché non è un disco qualunque, d’altronde non potrebbe mai esserlo. Ci troverete 12 mondi interiori, 12 vocalità completamente lontane tra loro, 12 modi di raccontare, 12 sensibilità che si esprimono, 12 occhi chiusi votati ad un sogno.

Bisogna assolutamente ascoltare URCA perchè senza se e senza ma, ci sono emozioni vere che lo hanno guidato .

Bisogna assolutamente ascoltare URCA perché poi bisogna andare in giro a dire Che bello ! Che brutto ! Che pazzi ! Che tedio! Che forza! Che follia! Che luce ! Che buio ! Che bravo tizio ! Che rottura … insomma che se ne parli!

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