Rosa di Natale. Foto dal Web
Rosa di Natale. Foto dal Web

A Natale… fai! (Riflessioni sciolte)

Ogni anno sembra opportuno riproporre l’usanza del jingle “A Natale puoi”, come direbbe il principe della risata Totò: “Ognuno l’addà fà chesta creanza!”.

Più di un mese prima della fatidica data, la tivù con immagini suggestive che creano la tipica atmosfera delle feste, quella nota canzoncina si insinua nelle case di ogni italiano, entra di soppiatto e a piccoli passi si introduce nelle orecchie, tanto che nessuno riesce a farne a meno dal canticchiarla, per poi parafrasarla rendendola quasi ironica e strafottente. Da qualche giorno il Natale 2022 ha espletato il suo canonico rituale, eppure a me questa festa porta con sè memorie della mia infanzia, un periodo “sano e pulito” come pochi ragazzini oggi possono dire di poter rammentare.

Chi è nato e cresciuto al Sud, anche se poi si trovasse in Lapponia, non dimenticherà i profumi e i sapori di arance, cannella, anice stellato e chiodi di garofano. Quell’intenso profumo di legno scoppiettante nel camino che sapeva di bucce di limoni e clementine, gettate per sprigionare i loro aromi naturali e far assaporare il Natale in ogni suo angolo di casa, mentre la nonna insieme alla mamma preparavano le crespelle, alcune con le alici e altre con l’uva passa ammollata nel passito e ben strizzata. L’intenso e gradevole odore di quel fritto che sapeva di casa e che inondava le viuzze intorno, dove tutto era gioia, che seppur durasse poco non era affatto effimera come oggi.

Per non dimenticare i sapori del sugo di pesce, delle insalate di arance e finocchi, perché la Vigilia si mangia di “magro”, nell’attesa di quelle lasagne al forno col ragù che dal giorno prima sobbolliva e prometteva gusto e prelibatezze genuine. Ecco nei miei ricordi, di prettamente “consumistico” c’erano le tradizioni culinarie e i regali messi tra l’albero e l’immancabile Presepe, uno dai nonni e uno dai genitori e di qualche altro parente. Non erano regali di precedenti richieste, bensì cose che i familiari sapevano che potevano servire o che ti avrebbero fatto piacere, come le costruzioni, le bambole o i soldi da mettere da parte. Ma la felicità più grande era quella di avere accanto la Famiglia, l’amore di ognuno di loro che costituiva il più importante e irripetibile dono. Tutto questo è ben stampato nella mia memoria, come i volti di chi è passato nella mia vita dandomi gli insegnamenti che spero di aver ben appreso e facendomi diventare la persona che sono (nel bene e nel male) con pregi e difetti che rendono unicità.

Oggi più si ha e più si vive nel niente, nessuno è veramente gioioso e le parole che si dicono molto spesso non coincidono con ciò che si pensa. Si ha tutto, si chiede e si pretende il tutto per non avere niente, per sentir crescere quell’ansia del nulla e di una irraggiungibile felicità che, seppur fugace, non si ottiene neppure per convertirla in serenità. Così vedi e ascolti persone che non vedono l’ora di “sbarazzarsi” di questa festa, raduno di parenti, spesso poco desiderosi di vederli, di cibi, pranzi e cenoni che si dissolvono nel niente tra auguri fittizi e parole tritate da tempo e rispolverate per la ricorrenza ed ecco “A te e famiglia” ripetersi senza sosta, così per modo di dire e non di sentire. Tutto è noia, ma il noto refrain ti ricorda che: “A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai: riprendere a sognare… A Natale puoi dire quello che non riesci a dire mai… é Natale e a Natale si può fare di più, a Natale puoi… Puoi fidarti di più” Per quanto mi riguarda non penso che solo a Natale puoi fare tutto ciò, perché è Natale, la bontà non ha scadenza e neppure un periodo in cui esercitarla per convenevoli comodità.

Stranamente a come oggi tanti vengono cresciuti, io sono stata educata a fare del bene a prescindere e senza desiderare il contraccambio, ad essere buona per principio e non buonista per il “politicamente corretto” e soprattutto a continuare ad esserlo nonostante la moneta con cui si viene ripagati è l’esatto opposto, ma nel mio caso senza prostrarmi a 90 gradi per ottenere consensi o favori, porgo si l’altra guancia, biblicamente parlando, però con schiettezza parlo con chi esercita “atteggiamenti di chi ti ignora” per il fatto che non gli interessa il male che potrebbe fare. Però: “A Natale puoi… prendere in giro chiunque vuoi… niente amici e niente feste, non esistono i sentimenti (veri) bensì chiacchiere a grandi ceste”.

In definitiva e per concludere, ritengo e penso fermamente che, nulla intorno a noi possa farci sentire pienamente in pace con noi e sereni con il nostro essere (quindi in certa misura, anche felici), se tutto quello che può esserci di buono non parte dal nostro io interiore. Non si possono vivere sentimenti pieni come l’amicizia( a cui personalmente attribuisco un valore Fondamentale) se non hai bontà e sincerità Autentiche. Di parole vacue e di auguri vuoti, questa umanità alla continua e dispersa ricerca di valori, non è ha bisogno. Magari la Bontà non pagherà in tempo e giustamente essa è notoriamente lenta, ma quando paga lo fa con moneta sonante e che non arrugginisce. A Proposito, Auguro a tutti un Buon 2023 che parta da dentro e senza convenevoli parole, perché: Tutto l’anno puoi, migliorare gli aspetti tuoi… e a Natale Fai!

Autore: Angela Pensabene

Angela dopo studi di canto e musicali in Conservatorio, si forma come artista di Teatro Lirico esibendosi dapprima come corista in Opere liriche e poi come solista, principalmente nel repertorio Verdiano. Nel contempo inizia l'insegnamento nelle Scuole sia Primarie che Secondarie.

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