notte della tammorra
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La notte della tammorra: XV edizione

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Una notte lunga quindici anni, storia e tradizione che si fondono, fede e culto che la ispirano, cultura che attraversa un Sud martoriato e trascurato.

Tutto questo si dipana in velocità sul palco allestito nell’isola pedonale di Via Galiani a Mergellina attraverso i numerosissimi ospiti invitati dall’associazione “Il canto di Virgilio” in occasione dei festeggiamenti per la Madonna di Piedigrotta; anfitrione della serata Carlo Faiello, che ha saputo ricoprire il ruolo di presentatore, di musico d’alto rango quale è duettando, suonando, accompagnando i colleghi artisti senza un attimo di respiro.

Questa festa, che quest’anno ha allietato -con la sua energia e i colori delle sue donne- una piazza che ha perfettamente recepito il senso della manifestazione ( apertura prolungata per mettere in vendita non solo gelati, coviglie e caffè ma anche macedonia di frutta, vino e panini), forse un pò orfana di un Carmine “proibito” per motivazioni neppure troppo chiare, ha inteso mischiare sacro e profano riproponendo l’antica sovrapposizione tra i culti pagani e quel Cristianesimo che si affacciava, neonato, al mondo occidentale. La rivalsa dei Gentili che videro costruire i nuovi templi del Nazareno davanti agli antri che  sempre ospitarono i loro culti (come è poi realmente successo con la chiesa della Madonna di Piedigrotta, ndr), eppure non c’è rivincita poichè il sacrilego si fonde, si sostituisce e, in alcuni casi, si sovrappone al sacro, alla sua liturgia, divenendo esso stesso mezzo liturgico per elevarsi al Divino, per ricevere la Grazia come accade nel ballo delle tarantolate di San Paolo.

Ma il popolo della Tammorra non si può fermare a riflettere, vuole ballare e arriva armato di castagnette e ampie gonne di femmine mediterranee che si gonfiano al ritmo di strumenti solo in apparenza desueti, dal sapore antico e con testi dalle parole misconosciute a molti napoletani; senza troppe chiacchiere, fa il suo ingresso sul palco Enzo Stentardo in compagnia di una bellissima ballerina. Prima di loro la Paranza della Madonna Avvocata e quella dei Monti Lattari, il TrioTarantae e la Compagnia Daltrocanto e, a seguire, Patrizia Spinosi e Antonella Morea (lavannare -e non solo- della Gatta cenerentola da cui molte cose ebbero inizio) e last but not least i pregevoli interventi scenici di Gianni Lamagna, che regala ai presenti una chicca, in compagnia di Carlo Faiello: un brano scritto a quattro mani più di venti anni fa e mai inciso. In questa isola pedonale caduta in una sorta di loop spazio – temporale, divenuto luogo  non luogo, si alternano al microfono Paola Salurso, Anna Spagnuolo, Paola Tozzi, Marilù Poledro, Francesco Di Vicino, Pasquale Nocerino (violino), Enzo Pinelli (batteria), Roberto Giangrande (bass version) ma, soprattutto, la Scuola di Musica e Tradizione Popolare istituita da Riccardo Esposito Abate detto Zi’ Riccardo, alla cui memoria è stata dedicata questa “notte” speciale.

Senza nostalgia ma con la voglia di muovere sempre i piedi a ritmo di tammorra, ancora e ancora, verso il futuro, come lui si auspicava.

Gianni Lamagna
Gianni Lamagna
Carlo Faiello
Carlo Faiello

Autore: Monica Lucignano

Redattore

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