Davide De Marinis: canto quanto mi sono rotto i… del Covid19!

Più che un brano è un inno liberatorio che tutti noi possiamo fare nostro e che riguarda la pandemia da Covid19 che ha rivoluzionato le nostre vite. Si intitola Mi Sono Rotto, il nuovo singolo del talentuoso Davide De Marinis che stavolta ha deciso di collaborare con un team di tutto rispetto composto dagli amici Andrea Agresti, molto conosciuto tra l’altro come inviato de Le Iene e Claudio Lauretta, voce di Radio Deejay (e non soltanto).

Davide De Marinis - Mi sono rotto. Foto di Stefano Rizzi
Davide De Marinis – Mi sono rotto. Foto di Stefano Rizzi

Con questo brano Davide, forte di una carriera costruita grazie alla hit Troppo Bella, alle partecipazioni a Sanremo, al Festivalbar e più recentemente al Tale e Quale Show, da un seguito a Andrà tutto Bene, pezzo scritto nel corso del primo lockdown i cui proventi sono andati in beneficienza all’Ospedale Dono Svizzero di Formia (LT). Con Mi Sono Rotto Davide, con l’aiuto di Agresti e Lauretta, si prefigge di tirare un po’ su il morale di tutto il pubblico, aiutandolo, con un sorriso, a superare questo periodo di particolare angoscia ed incertezza… (Photo Credits: Stefano Rizzi)

Davide De Marinis, con Mi Sono Rotto avete dimostrato che senza essere negazionisti e con il rispetto e i dovuti ringraziamenti per i sanitari che curano i malati di Covid19, si può “sfidare” il virus con un po’ di senso dell’umorismo. Come hanno reagito le prime persone alle quali avete fatto ascoltare Mi Sono Rotto?

Come potrai immaginare hanno reagito bene altrimenti il progetto non sarebbe nemmeno partito. Dovevo avere il benestare e l’apprezzamento prima di tutto da parte delle persone con cui lavoro anche perchè io credo molto alla squadra. Il pezzo nasce come valvola di sfogo, in modo goliardico e penso che questo si colga a pieno. La definisco una canzone agrodolce e devo dire che io, Agresti e Lauretta siamo state proprio le prime persone alle quali è piaciuta. Mentre il progetto piano piano ha preso forma e visto che ci piaceva abbiamo pensato: “ma si’, proviamo a lanciarla, facciamola sentire al mondo e facciamo in modo che diventi un inno per questo periodo”. Una valvola di sfogo, lo ripeto, sana e soprattutto non violenta. Perchè tutti sappiamo dire, e pure ad alta voce, mi sono rotto “i gioielli di famiglia” ma dobbbiamo continuare comunque a seguire le regole, a mettere la mascherina, lavarsi le mani, usare i sanificatori e evitare gli assembramenti, insomma, le varie norme che è sano e giusto rispettare.

Tu sei l’autore del brano ma chi ha avuto l’idea per Mi sono Rotto?

E’ stato Agresti che mi ha telefonato e mi ha detto: tu devi scrivere il seguito di Andrà Tutto Bene, il brano che ho composto durante il primo lockdown e grazie al quale abbiamo raccolto un bel po’ di soldini dati all’Ospedale Dono Svizzero di Formia (LT). Siamo riusciti a donare non uno come pensavamo, ma ben due respiratori per i bambini. Agresti e Lauretta facevano parte del gruppo di 70 artisti che ha preso parte al progetto di Andrà Tutto Bene. Ma mica è andata tanto bene, però. Per questo mi hanno detto: “dovresti scrivere il seguito, Mi sono Rotto i…bip!”. Appena me l’hanno proposto io ho accettato, tanto sono un cantautore di clausura, che devo fare chiuso a casa?

Tu, Agresti e Lauretta già vi conoscevate prima di collaborare insieme a questo progetto?

Certo. Lauretta lo conosco da tanto tempo, tra l’altro abbiamo fatto un bel po’ di serate insieme. Lui lavora a Radio Deejay, sta facendo Voice Anatomy in questo periodo, è uno molto forte. Anche su Andrea Agresti c’è soltanto del bene da dire, lui è un inviato storico de Le Iene ma fa anche tante altre cose. Con Andrea ci conosciamo da meno tempo ma è nata subito la simpatia. Lui ha partecipato a Tale e Quale Show ed anche io l’ho fatto nel 2019 ma mica ci siamo conosciuti in televisione. Ci siamo conosciuti al supermercato sotto casa mia, abitiamo nello stesso quartiere e non lo sapevamo. Mi sono sentito chiamare: “De Marinis, ma tu hai fatto Tale e Quale, io ti ho visto!”. Così abbiamo iniziato a parlare e ci siamo scambiati il numero di telefono. Prima di tutto è una brava persona e poi è di una simpatia travolgente.

Purtroppo data l’attuale situazione della pandemia e le regole restrittive non potrete presentare Mi sono Rotto in giro dal vivo…

E’ vero purtroppo ma io ho intenzione di farlo prima possibile. Anzi, vorrei programmare proprio un Mi Sono Rotto Tour con tante tappe perchè la gente ha bisogno di sfogarsi e cantare con noi. Me lo auguro.

Istruzioni per l’uso di Mi Sono Rotto. Consigli di ascoltare il pezzo la mattina per darsi la giusta carica o la sera prima di andare a dormire per ritrovare un po’ di serenità?

Questa è una bella domanda, non ci ho mai pensato. Come si fa con le prescrizioni mediche io direi di ascoltarla al momento opportuno, senza dare un’orario, al bisogno come si dice. Cosa importante però è che occorre ascoltarla più volte al giorno.

Per comporre il brano ti sei per caso ispirato ai tanti post ironici che girano in rete e che cercano di farci sorridere anche in una situazione così drammatica?

No, in realtà nella scrittura del pezzo mi sono un po’ ispirato al un alla musica teatro, quella di Cochi e Renato per intenderci. Il richiamo a Renato Pozzetto c’è anche con Lauretta che canta alla Pozzetto. Con le dovute distanze, nel brano ci sono volutamente delle sonorità che ricordano il grande Enzo Iannacci, quel mondo lì. Questo è un pezzo difficile da attaccare, non è politico o di protesta o altro, non può dar fastidio. E’ una fotografia di due minuti di quello che stiamo vivendo da un anno a questa parte.

Al di la di Mi sono Rotto, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Intanto scrivo tanto. Durante il lockdown ho scritto una canzone per la Little Tony Family, per la figlia Cristiana. A livello di scrittura sono molto produttivo, da cantautore di clausura quale sono. In prospettiva direi che ci sono delle cose belle che potrebbero venire fuori per l’estate ma non mi sento di sbilanciarmi o fare titoli anche perchè io sono uno che può cambiare anche all’ultimo momento. Comunque stiamo programmando qualcosa di interessante ma per il momento sono impegnato a promuovere Mi sono Rotto. Spesso lo faccio anche con interviste in collegamento perchè non si può andare tutti e tre in uno studio, ci sono situazioni da considerare e regole da rispettare per poter lavorare in piena sicurezza. Abbiamo ancora qualche mese di difficoltà a livello di vita ma per la prossima primavera estate spero di ripartire alla grande. Mi impegnerò tanto per far sentire questa canzone a più gente possibile. Sarà bello se potrò portare in giro qualche sorriso e un po’ di allegria.

Ed ecco che arriva la fatidica domanda sul prossimo Festival di Sanremo. Cosa ne pensa un cantautore di razza come te?

Se ne sta parlando tanto, si stanno facendo tante polemiche. Io personalmente sono a favore, per me la musica, come pure il teatro e l’arte in generale, prima riparte e meglio è. Ma è ovvio che deve ripartire in sicurezza. Io non sono esperto di queste cose, dell’ organizzazione degli spazi e simili, ma immagino che ci siano persone esperte a gestire il Festival. Il mio pensiero è che Sanremo non è soltanto il discorso del pubblico controllato, selezionato e via dicendo. Intorno al Festival c’è tutto un mondo di spettacoli, tanta gente che gira intorno a questo, strade che brulicano di persone, non passi per i marciapiedi, ti fai largo con le spalle, chiedi scusa, spingi… Altro che aggregazione e lo stesso vale anche per gli eventi al chiuso.

C’è il rischio che il Festival di Sanremo possa diventare un luogo di contagi…

Questa è la paura mia. Guarda, io il Festival lo farei, però lo farei come stanno facendo i programmi televisivi. Lo so che può risultare antipatico ma magari non lo farei neanche a Sanremo perchè Sanremo nei giorni del Festival potrebbe catalizzare troppa attenzione. Questo è il mio parere, se posso osare un suggerimento ma so che non sarà ascoltato. Comunque c’è Amadeus come persona di riferimento e dietro a lui ci sono organizzatori e spero che tutto si faccia nel modo migliore. Io sono un po’ combattuto, come ho detto non tanto sul discorso del pubblico al teatro Ariston ma piuttosto sul discorso dell’affluenza in città. Ci vorrebbe l’esercito per non far entrare troppa gente a Sanremo. Sanremo adesso è una città tranquilla, dove ci passa poca gente, qualche proprietario di seconda casa ma niente di più…Tra un mese o poco più si trasformerà in una fiera e la fiera è pericolosa. Ma io posso soltanto dirlo, non ho potere in questo senso, sono soltanto un cantautore e questo è tutto ciò che faccio: io scrivo canzoni.

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