Irene Fornaciari racconta il suo mondo

Irene Fornaciari, uno sguardo intenso e una voce soul potente ed inconfondibile. Una bambina introversa, nata d’inverno, che sogna di fare la veterinaria. Una voce e un talento che cambiano i suoi piani.

All’inizio, la musica è solo un gioco da farsi con la sorella maggiore, Alice. Poi un mezzo per dialogare con gli altri, per superare la timidezza. Un provino fatto, con l’incoscienza di chi non crede di essere la persona giusta, da lì un Musical, i “Dieci Comandamenti” che le aprono la strada ai Festival di Sanremo, collaborazioni importanti e una vita dedicata alla musica. Irene è un’artista riservata, che si muove e lavora senza clamori. Una bella persona, che sa prendersi il tempo che ci vuole per lavorare con serietà ai suoi progetti. Ascoltarla, quando si racconta, è un vero piacere.

Irene Fornaciari. Foto di Marco Piraccini
Irene Fornaciari. Foto di Marco Piraccini

“…E aprirà un nuovo cielo
d’azzurro
piove dal cielo
da questo immenso
che non ha nuvole
e piove sul cuore
e da terre lontane
ti sento come un sole dentro…”
(“Un Sole dentro”, Produzione di Max Marcolini, testi e musica Elisabetta Pietrelli, Irene Fornaciari e Max Marcolini)

Irene Fornaciari, benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo. Nelle tue canzoni canti il sole, le nuvole, la pioggia, la natura tutta. Cosa rappresenta per te?

Ho passato l’infanzia andando a scuola in città e trascorrendo il fine settimana in campagna. Alice, mia sorella avendo quattro anni di più ed un carattere molto diverso dal mio, non rappresentava allora una vera compagnia. Oggi siamo molto legate; lei è una bravissima artigiana e viviamo vicine, ma allora ero una bambina introversa e passavo molto tempo sola. Il contatto con la natura, era il mio “gioco”; un modo di relazionarmi con me stessa e con il mondo. Sdraiata su un prato, seguire il vagare delle nuvole mi faceva – e mi fa – sentire viva. Appoggiata alla terra, con lo sguardo al cielo, trovo la mia armonia.

Come concili oggi il tuo lavoro, con questo tuo modo di essere?

Non rinuncio alla gioia delle piccole cose. Una passeggiata, un momento in solitudine ascoltando il canto del vento, o del mare. Ovunque mi trovi, mi ritaglio uno “scampolo” di quella che per me è la felicità. Fa parte di me e costituisce la mia essenza più profonda, il terreno dove trovo ispirazione. Non importa se sono per lavoro, in una città che non conosco: esco e cammino.

Com’è la giornata tipo di Irene Fornaciari?

La mia giornata, nonostante il mio lavoro semplice non sia, è all’insegna della semplicità. Non rinuncerei per nessuna ragione, al mio giardino, il mio secret garden. Mi piace vedere crescere e sbocciare i miei fiori. Per fare musica ho bisogno di essere me stessa. La mia musica ha le sue radici in questo.

Irene Fornaciari. Foto di Marco Piraccini
Irene Fornaciari. Foto di Marco Piraccini

Cosa vorresti chiedere ad Irene Fornaciari?

Chiederei a Irene di raccontarsi. Raramente questo è possibile, probabilmente perché ad interessare è più il gossip, che non fa per me. Questa chiacchierata, mi piace perché parlo, mostrandomi per quello che sono, senza maschere. Succede la stessa cosa sul palco. Nei Live, non ci sono filtri, il pubblico è lì, molto vicino. Mi rilasso, supero la timidezza, troppo spesso scambiata per snobismo; dialogo attraverso la musica ed è gioia pura.

Irene, come ti relazioni con il mondo esterno, con gli altri?

Il mio nome ha origine greca e significa pace. Forse è vero, quel che dicono i latini, che nel nome è racchiuso il destino di un uomo. Io desidero essere in armonia con tutti. La stessa armonia che, prima di tutto, cerco dentro di me. Ognuno di noi ha sfumature molteplici, che ci rendono unici ed irripetibili. Io essendo per natura malinconica, ho bisogno di stare con gli altri. Quando sono con gli amici, voglio essere “leggera” e cerco di regalare energia positiva; pensa – dicono di me – che sono goliardica!

A cosa stai lavorando?

Sono nella fase embrionale di scrittura. Mi circondo di musicisti con cui ascolto tanta musica e mi confronto.
Inoltre sono molto impegnata in un Live. Uno spettacolo dove canto i pezzi a cui sono legata, quelli con cui ho partecipato a Sanremo, ma anche brani che mi hanno regalato grandi collaborazioni: “Però non è” musica di Damien Rice, “Palla di neve”, musica di John Legend e testo di Ron. Inoltre le mie grandi passioni “Superstition” di Stevie Wonder, “Baby I love you”di Aretha Franklin fino a Geghegè di Rita Pavone e “Sono bugiarda” di Caterina Caselli. Canto con fierezza “Baila”, “Bacco per Bacco”, “Diavolo in me” e “Diamante” di un altro Fornaciari, il mio babbo. Due ore, un “viaggio” dove non serve null’altro che sentirsi liberi di emozionarsi. Questo è l’augurio che voglio fare al mio pubblico. A condividere il palco con me ci sono: Vincenzo Bramanti alla chitarra, Guido Carli alla batteria, Giuseppe Zito alle tastiere e Andrea Cozzani al basso.

Grazie Irene, per averci permesso di entrare nel tuo “secret garden”; lascia la porta socchiusa così che tutta quella bellezza sia visibile agli occhi oltre che al cuore.

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